Francia e Turchia divise sul conflitto del Nagorno-Karabach

Pubblicato il 1 ottobre 2020 alle 12:11 in Francia Turchia

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Francia e Turchia, entrambi membri della NATO, si sono scagliate l’una contro l’altra sulla questione degli scontri tra l’Azerbaigian e le forze armene della regione di Nagorno-Karabach, un conflitto che potrebbe assumere connotati sempre più internazionali. Nel quarto giorno di combattimenti, l’esercito dell’Azerbaigian e quello dell’enclave etnica armena si sono accusati a vicenda dei bombardamenti lanciati lungo la linea di contatto che divide i due territori del Caucaso meridionale.

Da domenica 27 settembre, sono state segnalate decine di morti e centinaia di feriti. Gli scontri si sono diffusi ben oltre i confini dell’enclave e rischiano di sfociare in una guerra a tutto campo tra le ex repubbliche sovietiche di Azerbaigian e Armenia.

La ripresa di uno dei “conflitti congelati” risalenti al crollo dell’Unione Sovietica, nel 1991, ha sollevato numerose preoccupazioni sulla stabilità del Caucaso meridionale, un corridoio fondamentale per gli oleodotti che trasportano gas e petrolio verso i mercati mondiali. In più, lo scoppio del conflitto inizia a far temere la comunità internazionale che potenze regionali come la Russia e la Turchia potrebbero farsi coinvolgere negli scontri.

Il portavoce del Ministero della Difesa armeno, Shushan Stepanyan, ha twittato un video che mostra enormi esplosioni, provocate da fuoco di artiglieria, accompagnate da una musica martellante drammatica e sottotitolate “Assunzione di una posizione dell’Azerbaigian”. D’altro canto, il governo di Baku ha pubblicato filmati che mostrano le sue forze sparare raffiche di razzi contro postazioni nemiche mentre vengono colpite dalle truppe azere.

Alcuni alleati NATO della Turchia sono sempre più allarmati dalla posizione di Ankara sulla questione del Nagorno-Karabakh, una regione separatista all’interno dell’Azerbaigian gestita da armeni ma non riconosciuta da nessun Paese come repubblica indipendente. Il governo turco è da anni fedele sostenitore di Baku. Facendo eco alle osservazioni del presidente Recep Tayyip Erdogan, il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, ha dichiarato, mercoledì 30 settembre, che la Turchia “farà tutto ciò che è necessario se l’Azerbaigian dovesse chiedere supporto militare alla Turchia”. Il presidente azero, Ilham Aliyev, ha ringraziato la Turchia per il suo sostegno, ma ha sottolineato che il Paese non ha bisogno di nessuna assistenza militare. I combattimenti, ha affermato Aliyev, cesseranno solo se le forze armene “lasceranno immediatamente le nostre terre”. L’Armenia ha riferito che uno dei suoi aerei da guerra SU-25 sarebbe stato abbattuto da un jet da combattimento turco, martedì 29 settembre, ma il rapporto di Erevan è stato smentito da funzionari sia turchi che azeri.

Nel suo intervento di mercoledì, Cavusoglu ha altresì dichiarato che la solidarietà francese all’Armenia equivale a sostenere l’occupazione dell’Azerbaigian. Il presidente francese, Emmanuel Macron, il cui Paese ospita un gran numero di persone di origine armena, ha risposto ai commenti del ministro degli Esteri turco durante una visita in Lettonia. Macron ha sottolineato che la Francia è estremamente preoccupata dai “messaggi bellici” dalla Turchia “che sostanzialmente rimuovono qualsiasi inibizione dell’Azerbaigian nella riconquista del Nagorno-Karabakh”. “E questo non lo accetteremo”, ha aggiunto il presidente francese.

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha affermato che Mosca è disposta ad ospitare i ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian per colloqui diplomatici. Lavrov ha tenuto conversazioni telefoniche separate con entrambi gli omologhi dei due Paesi e il Ministero ha riferito di aver chiesto un cessate il fuoco e la fine della “provocatoria retorica bellica”. “La Russia continuerà a lavorare sia in modo indipendente che insieme ad altri rappresentanti del gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) al fine di mediare nel conflitto”, ha assicurato Lavrov.

Anche la Francia ritiene che debba essere il gruppo di Minsk, guidato da Parigi, Washington e Mosca, ad affrontare gli sviluppi del conflitto. Dal canto loro, i leader dell’Unione Europea ne discuteranno durante il vertice straordinario del Consiglio Europeo.

La mattina del 27 settembre l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria nel Nagorno-Karabach, lungo la linea del cessate il fuoco del 1994, dove sono stati colpiti insediamenti civili, compresa la capitale Stepanakert. Secondo le autorità locali, 80 militari sono stati uccisi e quasi 120 feriti in Artsakh (nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabach) per via dell’attacco azero. Baku afferma che l’offensiva è stata una risposta a bombardamenti effettuati dalle forze armene lungo la frontiera, una versione definita “menzognera” dalle autorità armene. Secondo gli ultimi dati, la parte azera ha subito più di 800 perdite umane e 1900 feriti a seguito del contrattacco delle forze del Nagorno-Karabach nella linea meridionale del confine. La difesa della Repubblica di Artsakh afferma di avere distrutto un totale di 7 elicotteri d’attacco azeri, 75 droni, 137 carri armati e veicoli corazzati, 82 veicoli, 3 attrezzature corazzate di ingegneria pesante, 1 aereo, oltre a 2 sistemi di artiglieria pesante TOS-1A, 1 Smerch e 1 Uragan più sistemi di lancio di razzi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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