Cina-India: continua il dialogo all’ombra di esercitazioni militari

Pubblicato il 1 ottobre 2020 alle 14:16 in Cina India

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Due delegazioni dei Ministeri degli Esteri cinese e indiano, il 30 settembre, si sono incontrate nel quadro del 19esimo incontro dello Working Mechanism for Consultation and Coordination on India-China border affairs (WMCC) e hanno ribadito la decisione di non intensificare gli attriti tra i due Paesi, lungo la Linea di controllo effettivo (LAC), il confine de facto sino-indiano. Nonostante l’atteggiamento positivo dimostrato dalle due delegazioni, i rispettivi eserciti hanno continuato ad organizzare esercitazioni militari.

Le due delegazioni hanno deciso di attenersi all’ intesa articolata in cinque punti e raggiunta dal ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, e dal suo omologo indiano, Subrahmanyam Jaishankar, a seguito di un incontro avvenuto a Mosca il 10 settembre, a margine di una riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Inoltre, le parti hanno valutato positivamente il sesto incontro a livello militare tra i capi degli eserciti cinese e indiano schierati lungo la LAC dello scorso 21 settembre, decidendo di promuovere un settimo round di tali incontri per risolvere le questioni restanti sul campo.

Mentre si svolgeva il 19esimo incontro del WMCC, l’Esercito indiano ha testato missili di tipo BrahMos, dalla portata di 400 km e che l’india aveva già disposto lungo la LAC, in particolare, negli Stati di Ladakh e dell’Arunachal Pradesh. Il primo è collocato nel settore occidentale della LAC, nella regione asiatica del Kashmir, il secondo, invece, si trova nel settore occidentale ed è considerato dalla Cina parte del proprio territorio al punto che l’ha definito “Tibet meridionale”, mentre, per l’India, che amministra di fatto l’area, si tratta di un proprio Stato, riconosciuto come tale dal 1986. Lo scorso 27 settembre, invece, è stata la Cina ad annunciare di aver condotto con successo un test di droni-elicotteri autonomi da alta quota, nella provincia montuosa cinese del Sichuan che confina ad Ovest con il Tibet.

L’incremento dell’attività militare lungo la LAC è iniziato in seguito allo scorso 5-6 maggio, quando si sono verificati i primi scontri fisici tra i rispettivi eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC. Successivamente, il 15 giugno, un altro scontro è culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Nonostante la Cina non abbia fornito un numero esatto di caduti, l’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967. Infine, il 7 settembre, Nuova Delhi e Pechino si sono accusate reciprocamente di aver sconfinato nel territorio dell’altra e di aver aperto il fuoco in segno di avvertimento, per la prima volta dal 1975, nella zona del lago Pangong Tso, un bacino che si estende dal territorio indiano di Ladakh fino alla regione autonoma del Tibet cinese e che è attraversato dalla LAC, violando un  accordo firmato dalle due potenze il 29 novembre 1996 che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC.  

Durante il sesto round di negoziati a livello militare del 22 settembre, le parti avevano deciso di non alterare unilateralmente lo status attuale nell’area ed evitare di adottare azioni in grado di esacerbare la situazione. L’incontro aveva fatto seguito all’incontro tra il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, e il suo omologo indiano, Subrahmanyam Jaishankar, avvenuto lo scorso 10 settembre a Mosca, a margine di una riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. In tale occasione, i due ministri avevano deciso di ridurre le tensioni rilasciando una dichiarazione congiunta ed elaborando un’intesa articolata in cinque punti. In precedenza, il 4 settembre, sempre a margine della riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, si erano incontrati anche i ministri della Difesa cinese e indiano.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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