Brexit: l’UE avvia procedimento d’infrazione contro il Regno Unito

Pubblicato il 1 ottobre 2020 alle 13:51 in Europa UK

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La Commissione europea ha avviato un’azione legale contro il Regno Unito, condannando la violazione degli obblighi internazionali derivanti dall’accordo di recesso siglato con l’UE. Il problema riguarderebbe la non conformità agli impegni presi con il blocco, tramite il patto sulla Brexit, della nuova proposta di legge sul mercato interno presentata dal primo ministro inglese Boris Johnson l’8 settembre. La legislazione, fortemente contestata da Bruxelles, dal governo irlandese e dall’opposizione parlamentare inglese, mira a rivedere le parti dell’accordo riguardanti il protocollo speciale sulla garanzia del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord, al fine, secondo Londra, di tutelare al meglio il mercato interno britannico. A detta dell’UE, dunque, cercando di ridefinire le modalità di commercio all’interno dei confini della Gran Bretagna, il testo viola il protocollo sull’Irlanda del Nord, che rappresenta una parte fondamentale dell’accordo di divorzio già stipulato tra Gran Bretagna e Unione Europea alla vigilia della Brexit, il 31 gennaio 2020.

“La Commissione europea ha inviato oggi al Regno Unito una lettera di messa in mora per aver violato i suoi obblighi ai sensi dell’accordo di recesso sulla Brexit”, ha reso noto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, giovedì primo ottobre. “Ciò segna l’inizio di un procedimento formale d’infrazione contro il Regno Unito. Londra ha un mese per rispondere alla lettera di oggi”, ha specificato la funzionaria.

Secondo l’articolo 5 dell’accordo di recesso, ha ricordato la von der Leyen, l’Unione Europea e il Regno Unito “devono adottare tutte le misure appropriate per garantire l’adempimento degli obblighi derivanti dall’accordo e devono astenersi da qualsiasi misura che possa compromettere il raggiungimento di tali obiettivi”. Entrambe le parti, inoltre, sono tenute a rispettare l’obbligo di “cooperare in buona fede nell’esecuzione dei compiti derivanti dall’accordo di recesso”, ha sottolineato la presidente in una nota della Commissione.

Per il governo britannico, la proposta di legge, ovvero il cosiddetto “Internal Market Bill”, pur “infrangendo il diritto internazionale in modo molto specifico e limitato”, come ha ammesso il segretario del Nord Irlanda, Brandon Lewis, , è un provvedimento necessario. Secondo Johnson, le modifiche all’accordo serviranno a costituire “una rete di sicurezza legale per proteggere il Paese da interpretazioni estreme o irrazionali del protocollo dell’Irlanda del Nord”. Se approvata, la norma darà ai ministri il potere di ignorare parti dell’accordo modificando la forma delle dichiarazioni di esportazione e di altre procedure di uscita.

“Risponderemo alla lettera della Commissione a tempo debito”, ha risposto un portavoce del premier britannico poco dopo la notizia, “ma abbiamo chiaramente indicato le nostre ragioni per introdurre le misure relative al protocollo sull’Irlanda del Nord”. La legge contestata è stata già approvata dalla Camera dei Comuni ed è ora in discussione in quella dei Lord. Si tratta, ha insistito il portavoce di Johnson, riprendendo le parole del premier, di “creare una rete legale di sicurezza per proteggere il mercato interno del Regno Unito” e al contempo “tutelare il processo di pace” irlandese.

Secondo gli oppositori del progetto britannico, il nuovo disegno di legge, che vorrebbe evitare la nascita di una sorta di “barriera marittima” tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord in caso di mancato accordo sull’uscita del Regno Unito dall’UE, potrebbe portare a un confine duro sull’isola d’Irlanda, una condizione che è stata precedentemente smantellata con lo storico accordo del Venerdì Santo.

I difficili negoziati sull’accordo di recesso dal blocco sono ripresi il 29 settembre, per un ultimo round di colloqui. Il Regno Unito ha lasciato il blocco europeo a gennaio ma è rimasto all’interno del suo mercato unico, in gran parte privo di barriere commerciali, in virtù di un accordo sullo status quo che scadrà a fine dicembre. Le parti stanno negoziando un accordo commerciale per definire le future relazioni post-Brexit, ma Londra ha dichiarato che potrebbe ritirarsi se non riuscisse ad ottenere condizioni favorevoli. Secondo gli esperti, il progetto del governo di Londra causerà ulteriori ritardi nelle trattative sulle rimanenti questioni da definire prima della Brexit e complicherà ulteriormente i rapporti tra la delegazione britannica e quella europea, rischiando di cancellare definitivamente le possibilità di un’uscita dal blocco con “deal”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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