Bosnia-Erzegovina: rissa in un centro per migranti, 2 morti

Pubblicato il 1 ottobre 2020 alle 19:04 in Balcani Immigrazione

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Due migranti sono rimasti uccisi e 18 feriti in seguito a una rissa nel Nord-Ovest della Bosnia-Erzegovina. I disordini sono scoppiati mentre le autorità regionali cercavano di sgomberare un centro di accoglienza nella città di Bihac e trasferire centinaia di persone in un campo a 50 chilometri di distanza.

L’incidente, avvenuto mercoledì 30 settembre, ha coinvolto un gruppo di migranti provenienti dal Pakistan e dall’Afghanistan, secondo quanto riferito dal portavoce della polizia regionale di Bihac, Ale Siljdedic. Tutte le vittime, sia i morti che i feriti, sono però di origine pakistana. Le autorità stanno ancora indagando sulla ragione degli scontri, ma tensioni di questo tipo non sono rare nei centri di accoglienza del Paese.

La Bosnia è diventata una rotta di transito fondamentale per i migranti e i rifugiati provenienti da Asia, Medio Oriente e Nord Africa. Questo soprattutto a partire dal 2015, quando i Paesi dell’Unione Europea hanno chiuso i loro confini ai nuovi arrivi. Molti migranti si recano nel Nord-Ovest del paese sperando di entrare nella Croazia, membro dell’UE, attraversando illegalmente il confine.

Attualmente, ci sono circa 10.000 migranti in Bosnia. Molti di loro dormono nei boschi, in edifici abbandonati e ai margini delle strade, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Jazeera. Le autorità regionali nel Nord-Ovest della Bosnia hanno iniziato a chiudere i campi profughi nelle città, denunciando situazioni di grave sovraffollamento e dichiarando che anche altre regioni del Paese dovrebbero condividere il carico.

Nella serata di mercoledì 30 settembre, 350 persone sono state trasferite da Bihac al campo di Lipa, già pieno perché contenente circa 1.000 persone. I nuovi arrivati sono stati lasciati fuori dal campo, costretti a passare la notte al freddo, secondo quanto reso noto dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), che gestisce almeno sette campi in Bosnia.

La ricercatrice di Amnesty International nei Balcani, Jelena Sesar, ha dichiarato, giovedì primo ottobre: “La decisione delle autorità bosniache, che hanno lasciato centinaia di persone a vagare per le strade e le foreste in cerca di riparo mentre un centro completamente attrezzato veniva svuotato, sfida ogni logica”. “Con l’abbassamento delle temperature, le autorità dovrebbero prendere provvedimenti per garantire che i rifugiati e i migranti siano in grado di far fronte a questo inverno, piuttosto che fare politica con le loro vite. Farlo non è solo disumano, ma potrebbe avere conseguenze catastrofiche”, ha aggiunto Sesar.

Ad aprile, il cantone di Una Sana, dove si verificano regolarmente attriti tra i migranti e la popolazione locale, ha emesso un decreto secondo il quale tutti i nuovi arrivati, compresi quelli respinti al confine dalla polizia croata, devono recarsi al campo di Lipa, creato vicino alla città di Bihac, circa 55 chilometri a Sud di Velika Kladusa. Il campo, però, ha uno spazio limitato e molti rifugiati si rifiutano di andarci a causa della sua distanza dal confine e dai servizi urbani. Diverse persone hanno cercato di creare i propri accampamenti improvvisati vicino a Velika Kladusa, ma le autorità intervengono rapidamente per sgomberarli.

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Chiara Gentili

di Redazione

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