Arabia Saudita: in che modo il coronavirus ha colpito l’economia del Regno

Pubblicato il 1 ottobre 2020 alle 12:10 in Arabia Saudita Medio Oriente

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La pandemia di coronavirus e la conseguente crisi del settore petrolifero hanno colpito anche il sistema economico di Riad. Nel secondo trimestre del 2020, il Regno saudita ha registrato una contrazione del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il 2019.

A mostrarlo, il 30 settembre, gli ultimi dati forniti da fonti del governo, le quali hanno evidenziato anche un aumento del tasso di disoccupazione, salito, sempre nel secondo trimestre del 2020, al 15,4%, una cifra che rappresenta un massimo storico per l’Arabia Saudita. Le ripercussioni della pandemia di coronavirus hanno colpito soprattutto il settore petrolifero, il quale riveste un ruolo rilevante per le casse saudite, le cui entrate dipendono per l’80% da tale settore. In particolare, nel Regno, tra i maggiori esportatori di greggio al mondo, è stata registrata una riduzione del 5,3% da aprile a giugno, a cui si accompagna una diminuzione dell’8,2% per il settore non petrolifero. Questa è stata causata dalle misure di lockdown che hanno, a loro volta, ridotto le attività commerciali. Lo sviluppo del settore non petrolifero è essenziale per attuare l’ambizioso progetto promosso dal principe ereditario, Mohammad bin Salman, il quale mira all’indipendenza dai combustibili fossili.

Il danno è stato provocato anche dalla cosiddetta “guerra dei prezzi del petrolio”, che ha visto i prezzi di riferimento globale del greggio crollare sotto i 20 dollari al barile nel mese di aprile. In particolare, di fronte al forte calo dei prezzi di petrolio, fino al 6 marzo, il Regno saudita aveva accettato di ridurre la propria produzione di greggio con il fine di sostenere i prezzi, già diminuiti allora al 20%. Una proposta a cui la Russia si è opposta, indietreggiando, in tal modo, dall’accordo OPEC+, patto in cui Mosca rappresenta una dei principali produttori. Ciò ha scatenato quella che è stata definita “guerra dei prezzi”, placata successivamente, a partire dal meeting del 9 aprile tra i membri dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) e gli altri produttori OPEC+, durante il quale i Paesi partecipanti si sono detti disposti a ridurre la produzione petrolifera. In questo modo, il prezzo del greggio di riferimento globale è salito sopra i 40 dollari al barile, sebbene si tratti di cifre inferiori, del 40%, rispetto a quelle di inizio 2020.

Di fronte a tale scenario, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha previsto una contrazione del 6,8% per l’economia saudita, la quale potrebbe riprendersi nel 2021, con una crescita del 3,1%. È stato lo stesso FMI a sottolineare la necessità di equilibrare il bilancio di Stato di Riad per il 2020, visto che il prezzo del petrolio è al di sotto dei 76,01 dollari al barile. A detta di alcuni analisti, riprendersi dal colpo non sarà semplice, soprattutto a causa delle misure di austerity messe in atto dalle autorità saudite, tra cui una triplicazione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), dal 5% al 15%. Tale stretta, è stato sottolineato, colpisce in modo sproporzionato le famiglie saudite meno abbienti, divorando un’enorme fetta del reddito disponibile. Quando i redditi al netto delle tasse si riducono, le persone spendono meno, il che può ostacolare la ripresa economica. Inoltre, si prevede che vi saranno anche meno posti di lavoro per il settore privato, che ha subito un calo del 10,1%.

Citando i dati della Banca centrale, una società di consulenza finanziaria ha affermato che la spesa dei consumatori sauditi è diminuita del 5,5% su base annua ad agosto, quando è entrato in vigore l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto. Nel frattempo, l’inflazione è balzata al 6,2% nello stesso mese, a causa dell’aumento delle tasse. In tale quadro, la domanda interna risulta essere essenziale, ma la chiusura dei confini e le misure anti-Covid rappresentano ostacoli aggiuntivi.

Nonostante le cifre scoraggianti, il Ministero delle Finanze ha espresso ottimismo per la seconda metà del 2020 e il 2021, in cui si prevede una ripresa economica ed una de-escalation dell’emergenza da Covid-19. In particolare, è stato rivelato che la spesa stimata ammonterà a 990 miliardi di riyal, pari a 264 miliardi di dollari, mentre le entrate attese saranno di 846 miliardi di riyal, ovvero 225,6 miliardi di dollari, con un deficit complessivo di 145 miliardi di riyal. In una dichiarazione preliminare sul bilancio di Stato, il Ministero delle Finanze saudita ha sottolineato che le stime del prossimo anno “consentiranno l’attuazione di riforme economiche e finanziarie”, così come delineato nella Vision 2030.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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