Afghanistan: attacco kamikaze con autobomba a Helmand

Pubblicato il 1 ottobre 2020 alle 15:19 in Afghanistan Asia

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Un kamikaze si è fatto esplodere all’interno di un’auto nella provincia di Helmand, il 30 settembre, mentre transitava per un posto di blocco della polizia. Nove persone sono rimaste uccise, di cui 4 civili.

Tra le vittime si contano 5 membri delle forze di sicurezza afghane e 4 civili, ma altre 4 persone sono rimaste ferite, tra cui un bambino, secondo quanto hanno riferito i funzionari locali. Omar Zowak, portavoce del governatore provinciale, ha dichiarato che l’incidente è avvenuto la sera del 30 settembre, quando un checkpoint di sicurezza è stato preso di mira nei pressi dell’autostrada Helmand-Kandahar, nel distretto di Nare Saraj. Nessun gruppo ha rivendicato l’assalto e i talebani non hanno ancora commentato gli eventi. 

Intanto, la vice-ministra alla Giustizia del governo di Kabul, Zakia Adili, ha definito i talebani un gruppo “monopolista” che non mostra flessibilità nel processo di pace. Adili ha preso parte ad uno dei “gruppi di contatto” della Repubblica Islamica dell’Afghanistan a Doha, in Qatar, che ha tenuto colloqui con i talebani per raggiungere un accordo sul futuro del Paese. La donna ha dichiarato che trovare una via per la pace con i talebani rimane un compito difficile. “I talebani sono duri, inventano scuse e sono inflessibili”, ha affermato. “L’idea che i talebani hanno di giustizia parte da una narrativa politica ”, ha aggiunto Adili. Le osservazioni arrivano mentre le squadre negoziali dell’Afghanistan e dei talebani hanno tenuto la settima riunione tra i gruppi di contatto, in 3 settimane, al fine di definire le regole procedurali per avviare i colloqui di pace. Tuttavia, le due parti non sono riuscite a raggiungere un accordo su 2 degli oltre 20 articoli. 

I colloqui a Doha, in Qatar, iniziati lo scorso 12 settembre, sono stati resi possibili da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato sempre in Qatar, il 29 febbraio. Sulla base di tale intesa, la Casa Bianca si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan e a concludere il ritiro totale entro 14 mesi dalla firma dell’accorso. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Se questi ultimi si rivelassero efficaci, rappresenterebbero una determinante conquista diplomatica dell’amministrazione del presidente USA, Donald Trump, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 3 novembre. Fino a tale momento, i talebani non avevano accettato di partecipare a colloqui diretti con l’esecutivo di Kabul, appoggiato da Paesi occidentali, in quanto non lo ritengono un governo legittimo. 

Il Paese asiatico vive una storia travagliata da decenni. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha conosciuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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