USA-Italia: gli avvertimenti di Pompeo contro la Cina

Pubblicato il 30 settembre 2020 alle 20:01 in Italia USA e Canada

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Il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha avvertito l’Italia riguardo ai rischi causati dalle relazioni economiche con la Cina, durante la sua visita ufficiale, il 30 settembre. 

Pompeo ha definito la tecnologia cinese delle telecomunicazioni mobili una minaccia alla sicurezza nazionale italiana e alla privacy dei cittadini, in riferimento all’accesso del colosso cinese Huawei alla rete 5G. “Il ministro degli Esteri ed io abbiamo avuto una lunga conversazione sulle preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo al Partito Comunista Cinese, che sta cercando di sfruttare la sua presenza economica in Italia per servire i propri scopi strategici”, ha dichiarato Pompeo in una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio. “Gli Stati Uniti sollecitano inoltre il governo italiano a considerare attentamente i rischi per la propria sicurezza nazionale e la privacy dei suoi cittadini rappresentati dalle società tecnologiche con legami con il Partito della Comunità cinese”, ha aggiunto. 

Di Maio, da parte sua, ha affermato che gli italiani sono consapevoli delle preoccupazioni degli Stati Uniti sulla tecnologia 5G cinese e “si rendono conto pienamente della responsabilità che ogni Paese deve affrontare quando si tratta di sicurezza”. L’attacco degli USA si è concentrato in particolare su Huawei Technologies, il più grande produttore mondiale di apparecchiature per le telecomunicazioni. Washington ha riferito più volte ai suoi alleati europei che l’azienda cinese rappresenta una minaccia, sottolineando l’esistenza di una legge in Cina che obbliga le aziende e i cittadini cinesi a condividere le proprie informazioni con lo Stato. Huawei ha negato che la sua partecipazione allo sviluppo della rete 5G possa rappresentare un rischio. Il presidente della sezione italiana, Luigi De Vecchis, ha dichiarato lo stesso 30 settembre che l’azienda è pronta per qualsiasi test volto a dimostrare che la tecnologia di Huawei è sicura. “Siamo disponibili ad essere vivisezionati per rispondere a tutte queste pressioni politiche”, ha dichiarato in una conferenza a Roma.

Il ministro Di Maio è stato tra i maggiori promotori di un’apertura verso la Cina, uno Stato contro il quale gli USA stanno mettendo in guardia i propri alleati e con il quale hanno peggiorato i rapporti bilaterali a partire da marzo del 2018, con l’avvio della cosiddetta “guerra commerciale”. Il memorandum da 2.5 miliardi di euro firmato da Pechino e Roma, il 23 marzo 2019, era stato accolto con entusiasmo da Di Maio ed era risultato quindi poco gradito agli Stati Uniti. Inoltre, le dichiarazioni sul decreto Golden Power e l’opposizione all’acquisto dei caccia F-35 statunitensi rendono il Movimento 5 Stelle italiano un interlocutore non particolarmente allineato alle posizioni di Washington. La visita di Pompeo in Italia ha suscitato scalpore anche per le tensioni tra l’attuale amministrazione statunitense e il Vaticano. Papa Francesco ha deciso di non incontrare il segretario di Stato degli USA, sostenendo che non lo avrebbe ricevuto per non influenzare le prossime elezioni presidenziali statunitensi, previste per il 3 novembre. 

Nonostante non sia stato ricevuto dal Papa, Pompeo ha in programma di incontrare comunque alti funzionari del Vaticano e di partecipare al Simposio per la promozione e la difesa a livello internazionale della libertà religiosa, il 30 settembre, insieme al segretario di Stato del Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, e al segretario per i Rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Gallagher. Lo scorso 19 settembre, in un articolo pubblicato sulla rivista cattolica conservatrice statunitense, First Things, il segretario di Stato degli USA si era scagliato contro il Vaticano per il prossimo rinnovo di un accordo con la Cina, firmato per la prima volta il 22 settembre 2018 e in base al quale il Papa e Pechino hanno avuto un riavvicinamento dopo 60 anni di stallo nei rapporti. Nell’articolo, Pompeo ha accusato la leadership “autocratica” del presidente cinese, Xi Jinping, di aver gravemente danneggiato i diritti umani dei fedeli di più religioni, con particolare riferimento alla condizione dei musulmani nel Xinjiang, dei cattolici e dei protestanti. Per Pompeo, in Cina, tutte tali fedi sono sottoposte ad “una campagna di sinizzazione per subordinare la figura di Dio al Partito e per promuovere lo stesso Xi come una divinità ultraterrena”.

Per tali ragioni, il segretario di Stato degli USA ha affermato che, ora più che mai, il popolo cinese ha bisogno della testimonianza morale e dell’autorità del Vaticano a sostegno dei fedeli. Pompeo aveva quindi affermato che:“Il Vaticano metterebbe in pericolo la sua autorità morale, se dovesse rinnovare l’accordo”L’intesa in questione scade proprio dal mese di ottobre. Dal 1940, la Cina aveva espulso la Chiesa dal proprio territorio e, più tardi, aveva avviato una propria Chiesa cattolica, indipendentemente da quella di Roma. Nel 1951, il Partito Comunista Cinese (PCC) decise  quindi di interrompere i legami diplomatici con il Vaticano, nel 1957, poi,  istituì la Chinese Catholic Patriotic Association per assicurarsi che gli ecclesiastici si attenessero alla propria linea e, nel 1958, infine, Pechino nominò i primi due vescovi senza l’approvazione del Papa. Da allora, in totale, sono stati sette i vescovi nominati indipendentemente dalla Cina, i quali avevano ricevuto tutti la scomunica dalla Chiesa di Roma. Ad oggi, in Cina vivono circa 12 milioni di cattolici che si dividono tra coloro che frequentano la Messa nelle chiese gestite dal governo e controllate dalla Chinese Catholic Patriotic Association, con sede a Pechino, e coloro che frequentano le cosiddette “chiese clandestine” e che riconoscono la sola autorità del Papa e dei circa 30 vescovi “occulti” attivi in Cina. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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