UE: cosa aspettarsi dal Consiglio europeo straordinario

Pubblicato il 30 settembre 2020 alle 17:54 in Europa

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I leader dell’UE si incontreranno domani, giovedì primo ottobre, a Bruxelles, per due giorni di negoziati sulle tensioni nel Mediterraneo orientale e sulle relazioni tra la Turchia e i Paesi del blocco. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha inviato una lettera ai leader dell’Unione, martedì 29 settembre, per delineare gli obiettivi del vertice.

La finalità principale dell’incontro sarà quella di definire i prossimi passi da adottare nei confronti della Turchia per evitare l’escalation militare nel Mediterraneo orientale. Al di là di questo, tuttavia, si parlerà anche delle relazioni UE-Cina, dell’avvelenamento di Alexei Navalny, della situazione in Bielorussia e dei recenti scontri nella regione di Nagorno-Karabakh, occupata dagli armeni. I leader europei discuteranno altresì della nuova pandemia di coronavirus e dei suoi effetti sull’economia europea.

Già convocati a metà settembre per discutere di altre questioni internazionali, in particolare di Bielorussia, i ministri degli Esteri dell’UE non hanno ancora raggiunto un accordo sulle sanzioni da imporre alle personalità bielorusse coinvolte nei brogli elettorali e nella repressione violenta delle manifestazioni. “I ministri hanno discusso della questione delle sanzioni e sebbene ci sia una chiara volontà di adottare tali misure, non è ancora stato possibile farlo perché non è stata raggiunta l’unanimità richiesta”, aveva spiegato ai giornalisti il capo della politica estera del blocco, Josep Borrell, dopo l’incontro del Consiglio degli Affari Esteri dell’UE del 21 settembre. Borrell aveva precisato che i leader non erano stati in grado di accordarsi durante il meeting perché Cipro chiedeva che le sanzioni contro la Bielorussia fossero collegate alle sanzioni contro la Turchia, accusata di compiere trivellazioni unilaterali nelle acque contese del Mediterraneo orientale senza il consenso di Atene e Nicosia.

Nelle ultime settimane, alcuni diplomatici europei, parlando in condizione di anonimato, hanno sottolineato la necessità di guardare alle relazioni UE-Turchia da una “prospettiva geopolitica più ampia”, nonostante le richieste di Francia, Grecia e Cipro, che spingono per una politica più severa e per azioni punitive nei confronti di Ankara. I funzionari, in particolare, hanno evidenziato l’importanza della cooperazione con la Turchia, un Paese candidato all’adesione all’UE, soprattutto in questioni come la migrazione, il commercio, l’energia e la sicurezza.

Più preoccupato per le politiche turche si è invece detto Borrell, il quale, partendo dalla questione del Mediterraneo orientale, ha cercato di fare un discorso più ampio sulle dinamiche geopolitiche contemporanee. “I vecchi imperi stanno tornando. Ce ne sono almeno tre. Possiamo dire che si tratta di Russia, Cina e Turchia. Stanno tornando con un approccio imperiale sia a livello regionale che globale, creando per noi un nuovo ambiente. La Turchia, per l’appunto, è uno di quei elementi che cambia il nostro ambiente”, ha affermato Borrell davanti al Parlamento europeo.

Il governo di Ankara, dal canto suo, ha dichiarato che si aspetta che l’UE cominci a portare a casa una serie di risultati concreti, relativamente alle relazioni bilaterali tra la Turchia e il blocco, dopo il vertice dell’1-2 ottobre. In particolare, il Paese vorrebbe che l’UE facesse leva su questioni quali l’aggiornamento dell’accordo sui migranti del 2016, l’unione doganale con il blocco e la liberalizzazione dei visti. È quanto ha affermato, mercoledì 30 settembre, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, parlando in un’intervista televisiva con l’agenzia di stampa Anadolu.

Nella stessa giornata, la cancelliera tedesca Angela Merkel si è detta preoccupata delle tensioni nel Mediterraneo orientale, ma ha aggiunto che è necessaria una politica equilibrata nei confronti della Turchia, sottolineando l’importanza di una cooperazione continua con Ankara su questioni di interesse comune. “La Turchia è nostro partner nella NATO. I risultati del Paese nell’accogliere i rifugiati sono stati davvero sorprendenti e notevoli. Lo Stato ospita probabilmente il maggior numero di rifugiati in tutto il mondo”, ha dichiarato, specificando che quasi 4 milioni di rifugiati siriani vivono in Turchia. “Dobbiamo valutare con molta attenzione come possiamo contribuire alla risoluzione delle controversie, ma anche come possiamo trovare un modo per continuare la nostra cooperazione in molte aree importanti”, ha concluso la Merkel.

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Chiara Gentili

di Redazione

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