Il Papa non incontra Pompeo dopo le critiche all’accordo Vaticano-Cina

Pubblicato il 30 settembre 2020 alle 11:28 in Cina USA e Canada

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Papa Francesco ha deciso di non incontrare il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, in occasione della sua visita in Italia, il 29 settembre, sostenendo che non lo avrebbe ricevuto per non influenzare le prossime elezioni presidenziali statunitensi, previste per il 3 novembre. Tuttavia, più osservatori hanno notato che tale decisione potrebbe essere stata presa per via dei recenti commenti critici di Pompeo su un accordo tra il Vaticano e la Cina, che scade a settembre e che le parti sarebbero intenzionate a rinnovare nel mese di ottobre.

Nonostante non sia stato ricevuto dal Papa, Pompeo ha in programma di incontrare comunque alti funzionari del Vaticano e di partecipare al Simposio per la promozione e la difesa a livello internazionale della libertà religiosa, il 30 settembre, insieme al segretario di Stato del Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, e al segretario per i Rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Gallagher.

Lo scorso 19 settembre, in un articolo pubblicato sulla rivista cattolica conservatrice statunitense, First Things, il segretario di Stato degli USA si era scagliato contro il Vaticano per il prossimo rinnovo di un accordo con la Cina, firmato per la prima volta il 22 settembre 2018 e in base al quale il Papa e Pechino hanno avuto un riavvicinamento dopo 60 anni di stallo nei rapporti. Nell’articolo, Pompeo ha accusato la leadership “autocratica” del presidente cinese, Xi Jinping, di aver gravemente danneggiato i diritti umani dei fedeli di più religioni, con particolare riferimento alla condizione dei musulmani nel Xinjiang, dei cattolici e dei protestanti. Per Pompeo, in Cina, tutte tali fedi sono sottoposte ad “una campagna di sinizzazione per subordinare la figura di Dio al Partito e per promuovere lo stesso Xi come una divinità ultraterrena”. Per tali ragioni, il segretario di Stato degli USA ha affermato che, ora più che mai, il popolo cinese ha bisogno della testimonianza morale e dell’autorità del Vaticano a sostegno dei fedeli. Pompeo aveva quindi affermato che:“Il Vaticano metterebbe in pericolo la sua autorità morale, se dovesse rinnovare l’accordo”.

L’intesa in questione scade proprio dal mese di ottobre e più funzionari interni alla Santa Sede hanno confermato l’intenzione di procedere al rinnovo per altri due anni, mantenendo gli attuali termini dell’accordo, nonostante, secondo quanto rivelato dal South China Morning Post , sembrerebbe che Pechino non si sia attenuta in toto agli impegni presi con tale accordo.

Dal 1940, la Cina aveva espulso la Chiesa dal proprio territorio e, più tardi, aveva avviato una propria Chiesa cattolica, indipendentemente da quella di Roma. Nel 1951, il Partito Comunista Cinese (PCC) decise  quindi di interrompere i legami diplomatici con il Vaticano, nel 1957, poi,  istituì la Chinese Catholic Patriotic Association per assicurarsi che gli ecclesiastici si attenessero alla propria linea e, nel 1958, infine, Pechino nominò i primi due vescovi senza l’approvazione del Papa. Da allora, in totale, sono stati sette i vescovi nominati indipendentemente dalla Cina, i quali avevano ricevuto tutti la scomunica dalla Chiesa di Roma.

Ad oggi, in Cina vivono circa 12 milioni di cattolici che si dividono tra coloro che frequentano la Messa nelle chiese gestite dal governo e controllate dalla Chinese Catholic Patriotic Association, con sede a Pechino, e coloro che frequentano le cosiddette “chiese clandestine” e che riconoscono la sola autorità del Papa e dei circa 30 vescovi “occulti” attivi in Cina. Più denunce hanno affermato che questi ultimi e i fedeli sarebbero stati vittime di persecuzioni e arresti.

L’accordo del 2018 ha interrotto i circa 60 anni di stallo nelle relazioni tra Pechino e il Vaticano. La Cina per la prima volta ha riconosciuto il Papa come leader della Chiesa cattolica universale e quest’ultimo si è invece riconciliato con i sette vescovi scomunicati.  Nonostante i dettagli dell’intesa non siano stati resi pubblici, esso si propone di risolvere la questione della nomina dei vescovi e prevede che il Papa abbia il diritto di veto sulla loro designazione da parte della Cina, le cui istituzioni preposte, invece, scelgono i candidati da presentare al Vaticano. Dal 2018, però, non vi sono state nomine vescovili in Cina e il Papa non ha ancora mai esercitato tale potere, mettendo alla prova l’intesa.

Dopo la firma dell’accordo del 2018, Papa Francesco aveva attirato numerose critiche anche all’interno della Chiesa cattolica, dove alcuni cardinali avevano contestato la scelta di condividere la sua autorità con uno Stato comunista e altri avevano, invece, ritenuto che il Papa avesse “venduto” il culto cattolico “clandestino”, alcuni dei cui adepti hanno anche scontato pene in carcere per essere rimasti fedeli alla Chiesa di Roma.

Secondo un sinologo della Renmin University in Cina, Francesco Scisci, con le critiche di Pompeo, gli USA si sono espressi per la prima volta in merito a relazioni di così alto livello tra la Cina e il Vaticano, ciò nonostante, i cambiamenti che potrebbe apportare la presa di posizione statunitense alle relazioni bilaterali tra le rispettive istituzioni sono limitati e non impediranno il rinnovo dell’accordo, sebbene potrebbero portare ad una sua estensione di un anno anziché due.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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