Giappone: previsto aumento dell’8,3% nella spesa per la Difesa

Pubblicato il 30 settembre 2020 alle 12:32 in Asia Giappone

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Il Ministero della Difesa giapponese ha chiesto, il 30 settembre, un aumento del proprio budget dell’8,3% per il 2020, alla luce delle minacce rappresentate dalla Cina e dalla Corea del Nord. Se approvato, si tratterebbe del maggior incremento della spesa per la Difesa del Giappone negli ultimi vent’anni.

Il 30 settembre, il Ministero preposto ha annunciato una bozza di bilancio in cui la spesa totale per la Difesa ha un valore di 51,9 miliardi di dollari e ha giustificato tale cifra sostenendo che serva all’Esercito del Paese per consentirgli di raggiungere la capacità di rispondere a nuove minacce, tra le quali figurano anche la guerra elettromagnetica, spaziale e informatica. Del totale, 690 milioni di dollari andrebbero destinati all’ampliamento dell’unità spaziale delle Forze di Autodifesa del Giappone e al sistema di controllo noto come Space Situational Awareness, altri 340 milioni, invece, servirebbero a costruire l’unità di difesa informatica e le capacità di combattimento del Giappone nel conflitto elettromagnetico.

Il Ministero della Difesa giapponese ha, però, aggiunto che la spesa totale potrebbe anche aumentare, una volta che il Paese avrà raggiunto una decisione sul modo in cui rimpiazzare il sistema di difesa missilistico Aegis Shore a cui il Giappone ha deciso di rinunciare lo scorso giugno, e per la fornitura del quale è probabile che il Giappone continui a rivolgersi agli USA.

Il Parlamento giapponese dovrà decidere sull’approvazione del bilancio di spesa più avanti e, se decidesse di acconsentire alle richieste del Ministero della Difesa, si tratterebbe del nono aumento annuo consecutivo nella spesa militare del Giappone.

Nonostante l’aumento, l’atteggiamento giapponese sarebbe in linea con quello di altri attori della regione asiatica, prima fra tutti la Cina che, a maggio 2020, ha annunciato un aumento del budget per la difesa del 6,6% rispetto all’anno precedente, portando la spesa totale nel settore ad almeno 178 miliardi di dollari.

Secondo un professore del dipartimento di politica e studi internazionali della International Christian University di Tokyo, Stephen Nagy, per avere una misura del potenziamento militare della Cina basta pensare che ogni anno Pechino costruisce più navi di quante ne abbia il Regno Unito nella propria Marina. Per Nagy, l’incremento nella spesa militare del Giappone sarebbe stato influenzato dalla grande espansione militare della Cina nella regione e nel mondo in generale, visto anche che Pechino, dal 2000, ha aumentato ogni anno la propria spesa militare di circa il 10%. Allo stesso modo, il vice presidente dello Institute of World Studies di Tokyo, Heigo Sato, ha fatto notare che l’aumento nella spesa militare del Giappone possa essere anche una risposta alle crescenti minacce poste dalla Corea del Nord e alle pressioni statunitensi affinché il Paese diventi maggiormente autosufficiente nella propria protezione.

Di fronte alla crescente potenza cinese, il Giappone ha deciso di intensificare le proprie relazioni con gli Stati Uniti e altri alleati nella regione dell’asia-Pacifico, come l’India. A luglio, il governo statunitense ha approvato la vendita di oltre 100 aerei da combattimento F-35 mentre, lo scorso 29 agosto, durante un incontro tra l’allora ministro della Difesa giapponese, Taro Kono, e il suo omologo statunitense, Mark Esper, il primo aveva affermato che Giappone e USA si opporranno a “quei Paesi che stanno cambiando lo status quo nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Cinese Orientale impiegando la forza”. In tale occasione, Kono ed Esper avevano anche discusso di cooperazione in ambito spaziale e in materia di guerra cibernetica ed elettronica, facendo seguito alla visita a Tokyo del capo United States Space Force, John Raymond, del precedente 27 agosto, durante il quale era stata discussa la cooperazione tra USA e Giappone in materia di difesa nello spazio.

Al momento, il sostegno di Washington a Tokyo rimane fondamentale anche alla luce delle questioni territoriali aperte con Pechino nel Mar Cinese Orientale. Qui, la Cina e il Giappone si contendono le isole chiamate dalla prima Diaoyu e dalla seconda Senkaku, attualmente amministrate dal Giappone e intorno alle quali sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti.

A tal proposito, lo scorso 29 luglio, gli USA avevano dichiarato che avrebbero potuto aiutare Tokyo a monitorare le crescenti intrusioni cinesi nelle acque che cingono le Senkaku, nonostante Washington non abbia mai preso una posizione in merito alla disputa di sovranità. Gli USA sono legati al Giappone dal Trattato di mutua cooperazione e sicurezza del 19 gennaio 1960, il quale prevede che nel caso in cui una delle due venisse attaccata all’interno dei territori amministrati dal Giappone, l’altra dovrebbe intervenire.  Nell’incontro del 29 agosto, Esper e Kono hanno specificato che le isole Senkaku/Diaoyu rientrano in tale intesa.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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