Il Belgio concorda sul nuovo governo, 16 mesi dopo le ultime elezioni

Pubblicato il 30 settembre 2020 alle 11:34 in Belgio Europa

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Sette partiti politici del Belgio hanno concordato di formare un governo di coalizione, mercoledì 30 settembre, dopo circa 16 mesi dalle ultime elezioni parlamentari. La cosiddetta alleanza “Vivaldi” sarà composta da liberali, socialisti e verdi, divisi in entità separate a seconda delle regioni di lingua olandese e francese, nonché da cristiano-democratici di lingua olandese.

Il Belgio è linguisticamente diviso tra le Fiandre, di lingua olandese, a Nord, e la Vallonia, principalmente di lingua francese, a Sud. Il Paese è stato guidato da un governo provvisorio fin dalle elezioni federali del 26 maggio 2019. Da marzo di quest’anno, tuttavia, per far fronte alla pandemia di coronavirus, una coalizione di minoranza, presieduta dalla liberale francofona Sophie Wilmes, ha governato con il supporto diffuso dell’opposizione. Mercoledì 30 settembre, al termine di una sessione finale di negoziazione, durata quasi 24 ore e guidata dal liberale di lingua olandese Alexander De Croo e dal socialista francofono Paul Magnette, la coalizione ha trovato un accordo su un bilancio comune.

“I grandi ostacoli politici sono ormai alle nostre spalle e sono felice che siamo stati in grado di creare un programma con sette partner”, ha detto il negoziatore democristiano Servais Verherstraeten.

La coalizione deve ancora decidere un primo ministro che succederà a Wilmes. I rapporti dei media hanno indicato che De Croo verrà verosimilmente scelto per la posizione. Nella giornata di domani, giovedì primo ottobre, il nuovo premier presterà giuramento per ufficializzare il suo mandato.

Il partito nazionalista della Nuova Alleanza fiamminga, che aveva ottenuto un successo significativo nel 2019 con il 16% dei voti, non verrà rappresentato nella nuova coalizione. Anche l’estrema destra di Vlaams Belang, che aveva guadagnato il 12% alle ultime elezioni, non sarà rappresentata. I partiti della coalizione delle Fiandre di lingua olandese, invece, rappresenteranno meno della metà degli elettori, una notizia che ha suscitato già una serie di proteste nella giornata di domenica 27 settembre.

La divisione linguistica del Belgio è sempre stata una questione spinosa nella formazione di un governo. In tal senso, il Paese europeo detiene il record mondiale di 541 giorni per formare un governo, raggiunto in seguito alle elezioni del 13 giugno 2010.

In particolare, la federazione è composta da tre regioni territoriali e tre comunità linguistiche. Le prime comprendono le Fiandre a Nord, la Vallonia a Sud e la regione della capitale Bruxelles, ognuna delle quali ha un proprio governo con un proprio Parlamento. Le tre comunità del Belgio, invece, prendono il nome dalla lingua parlata, rispettivamente il fiammingo, il francese e il tedesco.

Le maggioranze sono diverse sia a livello regionale sia a livello nazionale, e ciò rende il processo decisionale in Belgio molto controverso, in quanto i leader delle Comunità possono approvare decreti e ordinanze aventi lo stesso valore giuridico delle leggi federali. Ad esempio, le Fiandre si sono rifiutate di ratificare il trattato CETA che eliminerebbe le tariffe tra l’UE e il Canada, il 24 ottobre 2016

Il capo dello Stato è invece il re, il quale svolge un ruolo in gran parte cerimoniale e simbolico. La propria funzione politica primaria è quella di designare un leader politico per formare un nuovo governo. Dopo le elezioni legislative, il capo del partito o della coalizione di maggioranza è di solito nominato primo ministro dal re, e poi approvato dal Parlamento per un mandato di quattro anni. Il re, su raccomandazione del primo ministro, nomina formalmente altresì il Consiglio dei ministri.

A livello federale, il potere esecutivo è esercitato dal Consiglio dei ministri, presieduto al premier, con ogni ministro a capo di un dipartimento governativo, che possono essere al massimo di 14.  

Il Parlamento belga è bicamerale ed è composto dal Senato e dalla Camera dei Rappresentanti. La Camera ha 150 membri eletti direttamente con voto proporzionale. Il Senato, invece, elegge 60 membri, di cui 50 in modo indiretto tramite la nomina della comunità e dei parlamenti regionali in base ai loro risultati elettorali, e 10 dagli altri 50 senatori. Tutti i membri del Parlamento hanno un mandato di cinque anni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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