Nuove informazioni sull’attentatore di Parigi: era stato anche in Italia

Pubblicato il 29 settembre 2020 alle 20:25 in Francia Italia

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L’autore dell’attentato avvenuto il 25 settembre davanti all’ex sede della rivista satirica francese Charlie Hebdo ha ammesso di avere 25 anni e non 18, come aveva dichiarato in precedenza, e di chiamarsi Zaheer Hassan Mahmoud. È quanto ha reso noto, martedì 29 settembre, il procuratore antiterrorismo, Jean-François Ricard, durante una conferenza stampa. L’uomo, di origini pakistane, ha dichiarato di essere arrivato in Francia dal Pakistan nel 2018, al termine di un percorso attraverso diversi Paesi, fra i quali “la Turchia e l’Italia”. In Francia, secondo quanto rivelato da Ricard, l’attentatore era “totalmente sconosciuto a tutti i servizi di informazione”.

Secondo le indiscrezioni della polizia, il sospettato avrebbe avuto come obiettivo la rivista Charlie Hebdo, già colpita da un attentato terroristico il 7 gennaio 2015. Il ragazzo, hanno riferito gli agenti, avrebbe voluto vendicarsi per la ripubblicazione delle vignette satiriche che 5 anni fa avevano scatenato il primo attentato. 

Il 25 settembre, intorno a mezzogiorno, 2 persone sono state accoltellate e ferite nell’undicesimo arrondissement di Parigi, vicino ai vecchi uffici della redazione di Charlie Hebdo. Le vittime sono due giornalisti di “Premiere Ligne Television”, un’emittente televisiva che si trova nello stesso ufficio dell’ex sede del settimanale satirico. Il ministro dell’Interno francese ha fin da subito etichettato la vicenda come atto terroristico di matrice islamica e la polizia francese ha aperto un’inchiesta per tentato omicidio a scopo terroristico.

Pochi giorni prima, il 2 settembre, si era aperto a Parigi il processo contro 14 presunti complici dei terroristi islamici che, il 7 gennaio 2015, avevano attaccato la sede del giornale Charlie Hebdo. Il gruppo sta affrontando accuse che includono il finanziamento al terrorismo, l’appartenenza a un’organizzazione terroristica e la fornitura di armi agli aggressori. 

Nella strage seminata a Parigi e durata tre giorni, i due fratelli franco-algerini Said e Cherif Kouachi, 32 e 34 anni, fecero irruzione negli uffici della redazione armati di fucili d’assalto AK-47 e dichiarandosi membri di al-Qaeda nella penisola arabica (AQAP). Una volta entrati, i terroristi aprirono il fuoco contri i dipendenti urlando in arabo “Allahu Akbar” (“Dio è grande”) e uccidendo complessivamente 12 persone. Tra le vittime si contarono il direttore Stephane Charbonnier, che si firmava Charb, e i tre vignettisti Georges Wolinski, Cabu (Jean Cabut) e Tignous (Bernard Verlhac). Dopo essere fuggiti a bordo di una Citroen C3 nera, gli attentatori si imbatterono in un’auto della polizia, contro cui aprirono nuovamente il fuoco, uccidendo il brigadiere 42enne Ahmer Meraber, di religione musulmana e padre di due figli. Nel frattempo, l’8 gennaio, un terzo terrorista, Amedy Coulibaly, conoscente di Cherif Kouachi, uccise a colpi di arma da fuoco un agente di polizia presso Montrouge, nella periferia meridionale di Parigi, per poi fuggire. Lo stesso uomo, il 9 gennaio, uccise anche quattro uomini ebrei in un supermercato kosher. In un video, Coulibaly dichiarò di aver agito in nome dello Stato Islamico. Dopo giorni di inseguimento senza sosta, tutti e tre i terroristi furono rintracciati e uccisi dai colpi delle forze di sicurezza francesi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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