Libia: Tunisia e Algeria a sostegno di una soluzione politica

Pubblicato il 29 settembre 2020 alle 8:25 in Algeria Libia Tunisia

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Mentre in Egitto sono in corso i colloqui del Comitato militare 5+5, il ministro degli Esteri algerino, Sabri Boukadoum, si è recato in Tunisia, dove ha incontrato il suo omologo, Othman Al-Jarandi. Al centro delle discussioni, la crisi libica.

Il nuovo round degli incontri del Comitato militare ha avuto inizio il 28 settembre nella città egiziana di Hurgada. Tale organo è formato da cinque rappresentanti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e da altrettanti membri del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ed è uno dei risultati della cosiddetta conferenza di Berlino, il meeting svoltosi il 19 gennaio in cui diversi attori a livello internazionale hanno discusso delle eventuali strade da seguire per risolvere il conflitto e la crisi in Libia. L’obiettivo cardine è giungere ad un cessate il fuoco permanente e allontanare dal Paese Nord-africano tutti i combattenti non libici.

In tale quadro, la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) si è detta a sostegno dei nuovi colloqui ed ha espresso la propria gratitudine verso il governo egiziano per l’impegno profuso nel facilitare lo svolgimento di questi meeting. Parallelamente, le delegazioni coinvolte sono state elogiate per l’atteggiamento positivo mostrato e per la disponibilità ad impegnarsi per placare la soluzione nella Libia centrale. Si spera che il nuovo round possa portare a risultati concreti positivi, ha riferito la Missione Onu.

Nel frattempo, nella medesima giornata del 28 settembre, la crisi libica è stata al centro delle discussioni tra i ministri degli Esteri di Algeri e Tunisi. Da un lato, Boukadoum, il quale ha incontrato anche il presidente tunisino, Kais Saeed, e il primo ministro, Hisham al-Mechichi, ha messo in evidenza una convergenza di opinioni tra i due Paesi Nord-africani per quanto riguarda la situazione in Libia. In particolare, entrambi sostengono una soluzione politica al conflitto, lontano da qualsiasi forma di ingerenza straniera. Pertanto, stando a quanto riferito dalla presidenza tunisina, entrambe le parti si sono dette concordi a continuare a profondere sforzi verso il raggiungimento di tale obiettivo, attraverso un dialogo inclusivo e costruttivo intra-libico. Il fine ultimo è preservare “la sicurezza, l’unità e la sovranità della Libia”. Secondo il comunicato, si prevede che il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, si recherà in Tunisia “nel futuro prossimo “.

Anche in precedenza, l’Algeria e la Tunisia si sono poste su un medesimo fronte per cercare di risolvere politicamente e pacificamente il conflitto libico. In particolare, il 20 luglio, il presidente Tebboune aveva annunciato il lancio di una nuova iniziativa in collaborazione con la Tunisia, volta a cercare di risolvere il conflitto libico attraverso la mediazione di Paesi africani neutrali. Secondo la prospettiva algerino-tunisina, la risoluzione della guerra in Libia deve passare esclusivamente attraverso il dialogo. In tal senso, il presidente di Algeri aveva sottolineato che il vantaggio dei due Paesi promotori dell’iniziativa era quello di essere equidistanti dalle parti in conflitto.

Parallelamente, in una serie di affermazioni precedentemente rilasciate dal presidente tunisino Saied, la Tunisia aveva espresso la sua forte opposizione a tutte le forme di interferenza straniera in Libia e aveva respinto categoricamente la presenza di forze armate di altri Paesi sul proprio territorio. Inoltre, il capo di Stato aveva respinto le mosse del presidente del Parlamento tunisino e leader del partito islamico moderato Ennahda, Rached Ghannouchi, il quale voleva che la posizione della Tunisia in Libia andasse nella direzione di sostenere l’alleanza turca e le milizie che lottano a fianco del Governo di Accordo Nazionale, presieduto dal premier Fayez al-Sarraj. 

È dal 21 agosto, data in cui al-Sarraj e il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, hanno annunciato un cessate il fuoco e incoraggiato la smilitarizzazione della città costiera di Sirte, che il panorama internazionale assiste ad una maggiore mobilitazione, con il fine ultimo di trovare una risoluzione al perdurante conflitto libico. Tra i diversi incontri, il generale dell’LNA, Khalifa Haftar, ed il presidente parlamentare Saleh, il 23 settembre, si sono recati al Cairo per discutere con il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, degli ultimi sviluppi relativi alla crisi libica. A tal proposito, in un’intervista con al-Arabiya, Saleh ha affermato che i colloqui hanno preso in esame le mosse volte a giungere a una soluzione politica e le modalità necessarie ad unire le istituzioni libiche. Inoltre, è stato sottolineato che lui e Haftar “sono sulla stessa strada” per risolvere la crisi libica.

La situazione di grave instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica. Gli schieramenti che si oppongono sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar, l’Italia e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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