Investire nelle infrastrutture: la nuova priorità del mondo arabo

Pubblicato il 29 settembre 2020 alle 12:01 in Africa Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I rischi naturali hanno cambiato la mappa delle spese in conto capitale di alcuni Paesi del mondo arabo, spingendo i governi a stanziare fondi per sviluppare infrastrutture in grado di far fronte ai pericoli derivanti da catastrofi naturali, perlopiù causate dai cambiamenti climatici.

Questi ultimi, stando a quanto riportato dal quotidiano al-Arab, hanno causato, negli ultimi anni, fenomeni senza precedenti, che hanno messo a dura prova le capacità di resistenza di Paesi già colpiti da situazioni di guerra e carestia, come nel caso dello Yemen, vittima di violente inondazioni nel mese di aprile scorso. Secondo uno degli ultimi rapporti della Banca Mondiale, relativo ai disastri naturali in Medio Oriente e Nord Africa, tali fenomeni si sono triplicati nella cosiddetta area MENA negli ultimi tre decenni, mentre nel resto del mondo questi sono raddoppiati. Ciò ha spinto i Paesi coinvolti a adottare ambiziosi programmi di sviluppo, favorendo pacchetti di investimenti volti a rafforzare le proprie infrastrutture e a preservare la propria capacità attrattiva.

Investire in ambito infrastrutturale è quindi diventata una priorità, ma si tratta di fenomeni e sfide che divergono da Paese a Paese. Queste possono essere determinate non solo da piogge torrenziali, inondazioni e siccità, ma anche da scarsità di risorse idriche, rapida crescita demografica soprattutto nelle aree urbane, o da un sovraffollamento in aree considerate “insicure”. A tal proposito, Al-Arab riferisce che la popolazione urbana costituisce il 62% della popolazione totale della regione araba, ma si prevede che tale cifra raddoppierà entro il 2040. Inoltre, il 3% della superficie della regione è abitata dal 92% della popolazione, il che ha provocato la “rabbia” della natura, di fronte ad un eccessivo sfruttamento delle risorse disponibili.

Nonostante la precarietà dei mezzi e delle strutture a disposizione, tra cui sistemi di protezione o di drenaggio inadeguati, alcuni Paesi dell’area MENA hanno compiuto passi in avanti nella gestione del rischio catastrofi, passando da misure reattive a misure proattive per scongiurare gli effetti dei disastri. In tale quadro, a detta di al-Arab, gli Emirati Arabi Uniti (UAE), l’Arabia Saudita e il Kuwait sono i capifila nella promozione di investimenti nel settore delle infrastrutture.

La stagione delle piogge ha spinto diversi Paesi a creare infrastrutture e sistemi adeguati ad affrontare fenomeni violenti. A tal proposito, il cosiddetto “Dragon Storm” che ha colpito di recente l’Egitto ha causato ingenti danni per le abitazioni lussuose di alcuni quartieri del Cairo, dopo che, in due giorni, più di mezzo miliardo di piedi cubi d’acqua si è abbattuto sulla capitale, pari all’1% della quantità presente nel Nilo. A fronte di ciò, il premier egiziano, Mostafa Madbouly, ha evidenziato la necessità di investimenti compresi tra 13 e 19 miliardi di dollari, per preparare adeguatamente le infrastrutture del Paese alle violente tempeste.

La sola regione del Golfo ha stanziato 715 miliardi di dollari per progetti di costruzione e per nuovi mezzi di trasporto, oltre a stanziare un altro pacchetto da 393 miliardi di dollari per piani già avviati o ancora in fase di progettazione. Parallelamente, ulteriori progetti, da un valore complessivo di 322 miliardi di dollari, sono in fase di analisi. Il valore totale dei contratti siglati nel settore delle infrastrutture e dei trasporti nei soli Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo ammonta a circa 63 miliardi di dollari. Durante i prossimi quattro decenni, l’Arabia Saudita sta monitorando un pacchetto di investimenti in progetti infrastrutturali, per un costo di circa 1,1 trilioni di dollari.

Alcuni Paesi arabi hanno poi messo in atto strategie per trarre vantaggio dai disastri naturali, ad esempio raccogliendo l’acqua dai torrenti e utilizzandola per irrigare giardini o reimpiegandola in modo ottimale a seconda delle proprie esigenze. Altri Paesi, invece, hanno mostrato una maggiore consapevolezza del problema e si sono attivati per implementare piani che aiutassero anche i cittadini a comprendere meglio il quadro della situazione. Ciò è avvenuto attraverso la creazione di istituzioni adibite alla gestione del rischio di catastrofi, all’allerta precoce e alla valutazione dei pericoli esistenti. Tuttavia, a detta di al-Arab, nonostante il grande impulso e l’attenzione mostrata alla gestione del rischio catastrofi, devono essere ulteriormente sviluppati approcci integrati.

In tale quadro, Fathallah Fawzi, capo del Comitato per la costruzione e l’edilizia presso l’Associazione degli imprenditori egiziani, ha affermato che investire nelle infrastrutture rappresenta la base per favorire lo sviluppo del Paese. Per tale motivo, la regione araba sta assistendo ad un boom di investimenti nel settore, accanto a programmi di riforma volti ad aumentare i tassi di crescita dell’economia e ad aumentare il benessere della popolazione durante il prossimo decennio. Il settore delle infrastrutture, hanno sottolineato anche altri esperti egiziani, è un pilastro fondamentale per aumentare gli investimenti locali e attrarre capitali stranieri. Inoltre, investendo in progetti infrastrutturali, i Paesi coinvolti possono ottenere una serie di guadagni, tra cui un maggiore flusso di investimenti e tassi di crescita migliori, oltre ad un aumento di merci sul mercato a prezzi equi e la creazione di opportunità di lavoro per i più giovani. Tutto ciò aumenta il grado di soddisfazione della popolazione e, di conseguenza, la stabilità politica per i governi.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.