Catalogna: Torra interdetto dai pubblici uffici, Aragonès verso la presidenza

Pubblicato il 29 settembre 2020 alle 8:43 in Europa Spagna

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La Corte Suprema spagnola ha interdetto l’attuale presidente della Generalitat di Catalogna, Quim Torra, dall’esercizio di cariche pubbliche. La sentenza, adottata all’unanimità, è passata in giudicato ed è stata notificata personalmente al leader indipendentista dopo le ore 16.30 di lunedì 28 settembre.

La Camera penale ha confermato la sentenza con cui la Corte superiore di giustizia della Catalogna (TSJC) aveva condannato Torra per aver disobbedito alla Commissione elettorale centrale (JEC) per aver rifiutato di rimuovere i lacci gialli, simboli della richiesta di liberazione dei politici catalani arrestati per aver organizzato il referendum indipendentista illegale del 1 ottobre 2017, dagli edifici pubblici della Generalitat in periodo elettorale.

La Camera, presieduta dal magistrato Andrés Martínez Arrieta, ratifica la sentenza di un anno e mezzo di interdizione di Torra, considerando come un fatto provato che il leader catalano abbia deliberatamente disobbedito alla JEC. Lo stesso Torra, infatti, sia nel processo in Catalogna sia nell’udienza di cassazione presso l’Alta Corte, ha ammesso di non aver obbedito agli ordini dell’organo incaricato di garantire la neutralità nelle elezioni.

Nella sentenza, la Camera afferma che Torra ha “caparbiamente e ostinatamente” disobbedito alla Commissione elettorale centrale, incaricata di assicurare la neutralità dei poteri pubblici alle elezioni. Inoltre, l’Alta Corte sottolinea che il leader indipendentista è libero di prendere parti manifestazioni e atti che riflettono la sua identità politica, ma non di disobbedire all’organo costituzionale incaricato di garantire l’equità dei processi elettorali.

La Suprema Corte sottolinea che la portata del ricorso “non è l’esposizione di determinati simboli o striscioni di una determinata opzione politica, ma piuttosto il loro utilizzo nei periodi elettorali, disobbedendo alle disposizioni del Consiglio centrale elettorale che, nell’esercizio delle sue funzioni, garantisce trasparenza e l’obiettività dei processi elettorali, ne ha vietato l’uso, in violazione del principio di neutralità a cui devono attenersi le amministrazioni in genere, contravvenendo agli ordini espressi della Commissione elettorale”.

In questo senso, la Camera penale sottolinea che gli ordini della JEC non hanno violato i diritti alla libertà ideologica e alla libertà di espressione di Torra, contrariamente a quanto la sua difesa, esercitata dall’avvocato Gonzalo Boye, ha sostenuto in udienza di cassazione. L’Alta Corte insiste sul fatto che “l’oggetto del processo non è analizzare la condanna del ricorrente dal punto di vista della libertà di espressione, poiché come cittadino è libero di svolgere manifestazioni o atti che riflettono la sua identità politica. L’oggetto è la disobbedenza alle leggi. Ripetuti ordini di un organo costituzionale la cui funzione è quella di garantire la trasparenza e la pulizia dei processi elettorali che richiede la neutralità dei poteri e delle pubbliche amministrazioni”.

I magistrati aggiungono che “la richiesta di neutralità dell’Amministrazione si fa più acuta durante i periodi elettorali” e citano la giurisprudenza per sottolineare che “libero suffragio” “significa proclamare come disegno essenziale della vera democrazia l’istituzione di un sistema elettorale che garantisca un quadro istituzionale di neutralità in cui il cittadino può con assoluta libertà, senza interferenze di alcun potere pubblico, decidere i termini e la portata della sua partecipazione politica”.

Tra gli altri argomenti, la Camera respinge che Torra sia stato giudicato da giudici parziali presso l’Alta Corte di Catalogna o che la sua inviolabilità come parlamentare lo renda immune “di fronte ad atti di consapevole disprezzo per ciò che è risolto dalla massima autorità nel quadro elettorale”. Inoltre, i magistrati riconoscono la legittimità delle decisioni della Commissione elettorale che sono state messe in discussione dalla difesa. “La Commissione elettorale centrale è la massima autorità in campo elettorale, le elezioni generali sono nazionali e competenza dell’amministrazione elettorale, su cui il presidente della Comunità autonoma non ha alcun potere” – aggiungono i magistrati.

La sentenza, letta dal magistrato Juan Ramón Berdugo, è stata inviata alla Corte Suprema della Catalogna, organo che già questo lunedì ha convenuto “di rendere effettiva, da oggi, l’interdizione di Quim Torra dalla carica di governo che attualmente svolge, in qualità di Presidente della Generalitat de Catalunya, con l’ambito contemplato dall’art. 67.7 dello Statuto di Autonomia della Catalogna e dall’art. 7.1 f) della Legge 13/2008 , del 5 novembre, del Presidenza della Generalitat e del Governo”.

Inoltre, la Corte Suprema catalana ordina che la persona condannata sia fatta pervenire “personalmente al condannato affinché si astenga dall’esercitare o svolgere azioni proprie dei lavori e delle cariche pubbliche per le quali è stato interdetto, in particolare dalla carica di presidente della Generalitat”, nonché di esercitare le stesse o altre analoghe durante il tempo della sentenza; e anche perché paghi l’importo a cui ammonta la sanzione pecuniaria di 30.000 euro prevista dalla sentenza”. Detta notifica personale è stata fatta a Torra dopo le 16:30 di lunedì 28 settembre.

Torra ha commentato la sentenza ribadendo la sua linea indipendentista affermando: “Prepariamoci alla rottura pacifica, democratica e disobbediente”. 

Inoltre, il tribunale catalano ha stabilito di emettere una lettera indirizzata al vice presidente del governo catalano, Pere Aragonès, al fine di attivare la sostituzione provvisoria prevista dalla legislazione catalana. Il passaggio in giudicato dell’interdizione di Torra è stata notificata anche al Presidente del Parlamento della Catalogna, Roger Torrent, affinché attivi i necessari procedimenti statutari per la sostituzione del Presidente della Generalitat.

Secondo la predetta norma, il Vice Presidente del Governo assume “in sostituzione” tutte le funzioni lasciate vacanti dal Presidente sospeso, ad eccezione di tre prerogative presidenziali considerate non delegabili: sollevare una questione di fiducia, nominare o revocare gli assessori e convocare le elezioni. In altre parole, Aragonés non potrà decidere il calendario elettorale, che dipende dal Parlamento, né apportare modifiche a un esecutivo che Quim Torra ha rimodellato poche settimane fa per incorporare varie figure di fiducia di JxCat, la formazione fondata dall’estero dall’ex presidente Carles Puigdemont.

Quanto al voto è probabile che vengano indette nuove elezioni regionali, le quinte in poco più di dieci anni, tra gennaio e febbraio 2021.

L’interdizione di Torra copre sia l’esercizio di cariche pubbliche elettive, locali, regionali, statali o europee, sia lo svolgimento di funzioni di governo, a livello locale, regionale e statale.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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