Afghanistan: bomba uccide 14 civili

Pubblicato il 29 settembre 2020 alle 12:04 in Afghanistan Asia

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Almeno 14 civili sono rimasti uccisi la mattina del 29 settembre, a causa dell’esplosione di una bomba nel distretto di Kijran, nella provincia centrale afghana di Daikundi. 

La bomba ha fatto esplodere un autobus che trasportava civili nel villaggio di Dasht-e-Sulaiman, secondo quanto ha riferito Tariq Arian, portavoce del Ministero degli Interni. Il funzionario ha aggiunto che 7 donne, 5 bambini e 2 uomini sono tra le vittime dell’esplosione. Daikundi è solitamente considerata una provincia sicura del Paese. Tuttavia, si tratta della seconda esplosione che si verifica nella provincia durante il 2020, secondo i dati del governo. Il Ministero ha accusato i talebani di essere responsabili dell’attacco, tuttavia il gruppo militante islamista non ha commentato l’incidente.

L’ennesima violenza arriva mentre il governo e i talebani sono impegnati in una serie di colloqui a Doha, in Qatar, iniziati lo scorso 12 settembre, con la mediazione degli Stati Uniti. Tuttavia, nonostante l’importante progresso diplomatico, gli scontri tra le due fazioni in lotta sono proseguiti in patria. I negoziati di Doha sono stati resi possibili da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato in Qatar, il 29 febbraio. Sulla base di tale intesa, la Casa Bianca si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan e a concludere il ritiro totale entro 14 mesi dalla firma dell’accorso. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Se questi ultimi si rivelassero efficaci, rappresenterebbero una determinante conquista diplomatica dell’amministrazione del presidente USA, Donald Trump, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 3 novembre. Fino a tale momento, i talebani non avevano accettato di partecipare a colloqui diretti con l’esecutivo di Kabul, appoggiato da Paesi occidentali, in quanto non lo ritengono un governo legittimo. 

Tuttavia, il Paese subisce ancora le gravi divisioni derivanti dalla sua storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. 

 I dati forniti dalla Commissione Afgana Indipendente per i Diritti Umani (AIHRC) indicano che nella prima settimana dall’inizio dei colloqui di pace a Doha, tra il 12 e il 19 settembre, almeno 19 civili sono stati uccisi e 45 sono rimasti feriti in una serie di scontri. La Commissione ha affermato che le vittime civili sono inaccettabili in un momento che dovrebbe essere caratterizzato dagli sforzi per la pace, dati i colloqui che si stanno tenendo a Doha. “Tra il 12 e il 19 settembre, 64 civili sono stati uccisi e feriti in varie regioni del Paese”, ha dichiarato Zabiullah Farhang, portavoce dell’AIHRC. Fonti della sicurezza afghana hanno affermato che le violenze hanno interessato 24 province del Paese. “L’aumento della violenza non ha alcuna giustificazione ”, ha commentato Rasoul Talib, un membro del team governativo ai negoziati di pace. Secondo le agenzie di sicurezza afghane, una media di 30 membri delle forze di sicurezza vengono uccisi ogni giorno. “L’aumento della violenza ha creato grandi preoccupazioni per la gente, siamo preoccupati, speriamo che i colloqui a Doha portino l’Afghanistan a un cessate il fuoco”, ha detto Faraidon Khawzon, portavoce dell’Alto Consiglio per la riconciliazione nazionale. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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