Xi Jinping sul Xinjiang: “sinizzare” l’Islam

Pubblicato il 28 settembre 2020 alle 13:22 in Asia Cina

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Il presidente cinese, Xi Jinping, ha affermato che le politiche finora adottate in Xinjiang sono assolutamente corrette e devono essere portate avanti anche nel lungo termine, durante il Terzo Forum Centrale sui Lavori nel Xinjiang, organizzato a Pechino dal 25 al 26 settembre. Xi ha affermato che, per il bene della regione, sarà necessario attuare la cosiddetta “strategia della nuova era per il Xinjiang del Partito Comunista Cinese (PCC)” che consentirà di realizzare un “Xinjiang socialista dalle caratteristiche cinesi” in un’era di unità, armonia, benessere, prosperità, progresso della civiltà, pace ed ecologia.

Xi ha poi affermato che le politiche adottate dal Secondo Forum Centrale sui Lavori nel Xinjiang nella regione autonoma hanno condotto a grandi risultati in termini di sviluppo socio-economico e miglioramento della vita delle persone, sottolineando che i sentimenti di felicità, appagamento e sicurezza tra i gruppi etnici sono in continuo aumento. 

Xi ha poi reiterato la necessità di continuare a consolidare l’unità di tutti i gruppi etnici, per costruire un forte senso di comunità che abbia come filo conduttore la Nazione cinese, continuando a prestare attenzione allo studio e alla ricerca della sua storia. Per quanto riguarda l’aspetto religioso della regione, Xi ha affermato la necessità di sostenere il percorso dell’Islam nel Xinjiang in direzione cinese, realizzando uno sviluppo sano delle religioni. 

Le parole del presidente cinese sono giunte in un momento in cui più voci della comunità internazionale, prima fra tutte quella degli USA, stanno denunciando il trattamento della minoranza turcofona e musulmana degli uiguri del Xinjiang, in merito al quale alcuni critici si sono spinti a parlare di “genocidio”, in seguito a denunce di sterilizzazioni forzate subite dalle donne uigure, ma negate categoricamente dalle autorità cinesi. Lo scorso 23 settembre, le autorità della regione autonoma avevano dichiarato che  dal 2018 il Xinjiang ha subito un calo nel tasso delle nascite ma ha negato che si sia trattato degli effetti di sterilizzazioni forzate.

 Durante un intervento alla 75esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 22 settembre, il presidente francese Emmanuel Macron ha richiesto l’avvio di un’indagine internazionale sulla questione degli uiguri nel Xinjiang, mentre, il 25 settembre, altre critiche sono arrivate durante il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite dall’Unione Europea (UE), dal Regno Unito, dall’Australia e dal Canada.

Washington ha adottato sanzioni contro individui o organizzazioni che hanno ritenuto essere i colpevoli della violazione dei diritti umani delle minoranze musulmane nel Xinjiang e tra questi vi sarebbero anche figure politiche come il segretario di partito della regione e membro dell’Ufficio politico del Partito Comunista Cinese (PCC), Chen Quanguo.

Secondo il Dipartimento di Stato degli USA, negli ultimi anni, la Cina avrebbe internato in campi di detenzione collocati nel Xinjiang fino a 2 milioni di persone appartenenti alla minoranza turcofona musulmana degli uiguri e ad altri gruppi etnici, dove, sempre secondo gli USA, sarebbero stati sottoposti a indottrinamento politico e ad abusi. Washington ha accusato Pechino di aver perpetrat tali azioni celandosi dietro la scusa di tentativi di sradicare gruppi estremisti.

Il governo di Pechino ha sempre negato qualsiasi forma di oppressione nei confronti degli uiguri e ha giustificato l’istituzione dei cosiddetti “campi di educazione e addestramento” in tale regione sostenendo che servano a frenare e arginare movimenti separatisti, violenti ed estremisti compiuti da alcuni membri della minoranza turcofona uigura nel Xinjiang. Più voci della comunità internazionale hanno però accusato Pechino di aver portato avanti una campagna di repressione e violenze contro gli la minoranza etnica degli uiguri e più stime, avrebbero rivelato che nei campi di rieducazione del Xinjiang sarebbe stato richiuso circa un milione di persone.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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