Ungheria e Polonia contro l’UE: “Non violiamo lo stato di diritto”

Pubblicato il 28 settembre 2020 alle 17:21 in Polonia Ungheria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Ungheria e la Polonia hanno deciso di creare un istituto comune per valutare lo stato di diritto negli Stati membri dell’Unione Europea. “In questa maniera non verremo presi per stupidi”, ha assicurato il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, riferendosi alle accuse di violazione delle libertà civili.

Dopo aver incontrato il ministro degli Esteri polacco, Zbigniew Rau, a Budapest, Szijjarto ha ricordato che un nuovo rapporto dell’UE sullo stato di diritto sarà presto discusso a Bruxelles. “Lo scopo di questo istituto di diritto comparato è quello di non farci trattare come degli sciocchi”, ha dichiarato il ministro ungherese, aggiungendo: “Ne ho abbastanza dei politici dell’Europa occidentale che ci usano come sacchi da boxe”. L’istituto esaminerà come lo stato di diritto sia stato rispettato in tutta l’UE, in modo da evitare l’applicazione di “doppi standard” all’Ungheria e alla Polonia, ha precisato Szijjarto.

Il governo polacco guidato dal Partito Diritto e Giustizia (PiS), insieme al suo alleato nazionalista, rappresentato dal governo ungherese del primo ministro, Viktor Orban, è da tempo ai ferri corti con l’Unione Europea per le critiche relative alle violazioni degli standard democratici. Entrambi gli Stati post-comunisti beneficiano di generose elargizioni da parte dell’UE e i loro governanti sono stati messi sotto pressione per aver posto tribunali, giudici, media, accademici e ONG sotto il diretto controllo del governo. Nonostante le osservazioni di Bruxelles, in un’intervista con l’agenzia di stampa Reuters, venerdì 24 settembre, Orban ha negato di minare la democrazia.

Anche in Polonia, le autorità respingono le accuse dell’UE secondo le quali il governo di Varsavia stia tentando di limitare le libertà civili e personali dei cittadini. Tuttavia, negli ultimi quattro anni, il PiS ha assunto il controllo della Corte costituzionale, della magistratura e dell’organo incaricato della nomina dei giudici. Già in occasione del suo precedente mandato, l’esecutivo aveva tentato di assumere il controllo della Corte Suprema, ma era stato ostacolato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Le tensioni tra UE e Polonia in materia di riforme giudiziarie, inoltre, si sono ulteriormente inasprite lo scorso 28 gennaio, quando la Commissaria europea per la Trasparenza, Vera Jourova, si è recata a Varsavia per discutere con i funzionari del Parlamento e dell’autorità giudiziaria della riforma che tenta di imporre il controllo totale dell’esecutivo sul giudiziario, prevedendo il licenziamento, il trasferimento o il pagamento di sanzioni da parte dei giudici che criticano il governo.

In Polonia, i timori sono cresciuti dopo che il candidato di PiS, Andrzej Duda, ha vinto le elezioni del 12 luglio, riconfermandosi presidente, a seguito di una campagna durante la quale gli oppositori lo hanno accusato di rilasciare dichiarazioni omofobe.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.