Seoul vuole ripristinare la comunicazione con l’Esercito di Pyongyang

Pubblicato il 28 settembre 2020 alle 10:56 in Corea del Nord Corea del Sud

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La Corea del Sud, il 28 settembre, ha aumentato gli sforzi per trovare il corpo di un funzionario sudcoreano, ucciso dalle forze armate di Pyongyang nelle acque del Mar Giallo, lo scorso 22 settembre. Le forze sudcoreane hanno dispiegato 45 imbarcazioni nelle operazioni di ricerca, di queste, 36 appartengono alla Guardia costiera e 9 al Ministero degli Oceani e della Pesca e a privati. Anche la Corea del Nord starebbe conducendo in autonomia le proprie ricerche e starebbe valutando i modi in cui potrebbe riconsegnare il corpo dell’uomo, se venisse trovato.

Sempre il 28 settembre, il presidente sudcoreano, Moon Jae In, ha dichiarato che sarebbe opportuno riattivare la linea diretta tra le forze armate di Seoul e quelle di Pyongyang e la comunicazione tra le parti in generale, per evitare che si ripetano episodi simili. Moon ha anche commentato le scuse ricevute dal leader nordcoreano, Ki Jong Un, definendole “inedite, estremamente rare e speciali”, sostenendo che con esse il capo di Stato di Pyongyang avrebbe dimostrato la sua intenzione di non esacerbare le relazioni tra i rispettivi Paesi.

Il 26 settembre, la presidenza della Corea del Sud aveva richiesto alla Corea del Nord di avviare un’ulteriore indagine sul caso del proprio funzionario ucciso e aveva anche proposto un’investigazione congiunta con Pyongyang, data la presenza discrepanze nelle versioni fornite delle parti coinvolte nell’accaduto ma, ad oggi, non avrebbe ancora ricevuto alcuna risposta.

 Il 27 settembre, invece, la Corea del Nord ha lamentato l’intrusione delle forze sudcoreane nelle proprie acque territoriali mentre erano impegnate nella ricerca della salma del proprio concittadino, sostenendo che tali azioni potrebbero far aumentare gli attriti tra le parti. In risposta, il luogotenente della Guardia costiera della la Corea del Sud, Lee Hong-chear, ha affermato che i propri mezzi non hanno mai oltrepassato la Northern Limit Line (NLL), il confine marittimo de facto tra le due Coree nel Mar Giallo, precisando, però, che, nel tempo, Seoul e Pyongyang hanno demarcato la linea in modo diverso.

La notizia della morte del cittadino sudcoreano era stata diffusa lo scorso 24 settembre dal Ministero della Difesa della Corea del Sud che aveva accusato le forze armate della Corea del Nord di aver sparato ad un funzionario del Ministero degli Oceani e della Pesca sudcoreano e di aver poi cosparso di benzina e dato fuoco al suo corpo nelle acque del Mar Giallo, il 22 settembre. Pur confermando di aver ucciso quello che è stato definito un “intruso clandestino”, il governo della Corea del Nord aveva, però, negato che i propri soldati ne avessero bruciato la salma che sarebbe, invece, scomparsa nelle acque. Oltre a questo, nel comunicare la vicenda, Pyongyang avrebbe addossato la responsabilità dell’accaduto al funzionario sudcoreano, sostenendo che l’uomo, intercettato a bordo di un “dispositivo gonfiabile”, si sarebbe rifiutato di rispondere alle domande dei militari di Pyongyang e avrebbe tentato di fuggire, prima di essere colpito dai colpi di arma da fuoco che ne hanno provocato la morte. I militari nordcoreani avrebbero bruciato solamente il “dispositivo gonfiabile” a bordo del quale si trovava l’uomo, in linea con le misure anti-coronavirus, ma hanno affermato che il suo corpo sia scomparso in mare.

Il funzionario del Ministero degli Oceani e della Pesca sudcoreano era scomparso lo scorso 21 settembre, mentre era impegnato in operazioni di pattugliamento, nei pressi delle isole sudcoreane Yeonpyeong, nel Mar Giallo, a pochi kilometri dalla NLL. Secondo le forze armate sudcoreane, l’uomo sarebbe scomparso dall’imbarcazione sulla quale si trovava per cercare di entrare illegalmente in Corea del Nord.

In merito alla vicenda, il 25 settembre, era intervenuto anche lo stesso Kim Jong Un, rilasciando un messaggio di scuse tramite il Dipartimento del Fronte Unito, l’agenzia governativa preposta alle relazioni intra-coreane, nel quale aveva affermato di essere “estremamente rammaricato per il dispiacere causato al presidente Moon Jae In e ai cittadini sudcoreani” a causa di un “inaspettato e sfortunato incidente”. Più osservatori hanno sottolineato la rarità delle scuse rivolte dal leader nordcoreano a Seoul, sostenendo che si sia trattato di una mossa volta a ridurre le tensioni e a frenare il sentimento avverso a Pyongyang che sta crescendo in Corea del Sud.

Dall’inizio del 2020, le relazioni tra le due Coree avevano visto un progressivo peggioramento, nell’ambito del quale la Corea del Nord aveva dapprima interrotto la linea diretta di comunicazione tra i due eserciti e poi aveva fatto esplodere l’edificio in cui era situato l’ufficio di collegamento infra-coreano, nella città nordcoreana di Kaesong, al confine con la Corea del Sud, il 16 giugno. Tale struttura fungeva da ambasciata de facto tra i governi di Seoul e Pyongyang ed era stata istituita il 14 settembre 2018, in un momento di distensione nei rapporti bilaterali.

Le due Coree si trovano ancora oggi in uno stato di tregua e non di pace. Dopo aver combattuto sulla penisola la guerra di Corea dal 1950 al 1953, il 27 luglio 1953, i rispettivi alleati firmarono l’armistizio di Panmunjeom, che pose fine al conflitto armato. Tuttavia, da allora, Seoul e Pyongyang non hanno mai stipulato un trattato di pace e, ad oggi, quello tra i due Paesi è ancora il confine maggiormente militarizzato al mondo.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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