Malesia: elezioni regionali rafforzano l’esecutivo di Muhyiddin

Pubblicato il 28 settembre 2020 alle 12:00 in Asia Malesia

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La coalizione di governo della Malesia, la Perikatan Nasional, con a capo il premier malese, Muhyiddin Yassin, ha vinto le elezioni dello scorso 26 settembre nello Stato di Sabah, nell’isola del Borneo, ottenendo 38 delle 73 sedute disponibili e rafforzando la propria posizione di fronte a crescenti sfide poste dall’opposizione. Il 28 settembre, poi, la Perikatan Nasional, dopo oltre una giornata di discussioni, ha deciso di nominare il ministro capo dello Stato di Sabah Hajiji Mohd Noor, un membro del partito Sabah Perikatan Nasional (PN), a cui appartiene lo stesso premier malese.

Le elezioni di Sabah sono state considerate un banco di prova per il governo attuale, in carica da soli sette mesi. La vittoria della coalizione di Muhyiddin è stata un passo importante per il premier per mantenere una posizione di forza interna al governo di Kuala Lumpur, dopo che, lo scorso 23 settembre, il leader dell’opposizione malese, Anwar Ibrahim, aveva affermato di essere appoggiato da una solida maggioranza che gli avrebbe consentito di formare un nuovo governo che vada a sostituire quello del primo ministro in carica, a sua detta, ormai crollato.

Prima delle elezioni, lo stesso premier Muhyiddin aveva dichiarato che un’eventuale vittoria a Sabah avrebbe potuto spianare la strada del Paese verso nuove elezioni, in considerazione del fatto che, l’attuale esecutivo si regge su un’esile maggioranza parlamentare di appena tre sedute superiore all’opposizione. Più analisti avevano indicato che un’eventuale sconfitta della coalizione di governo avrebbe potuto portare alla fine del mandato dell’esecutivo in carica.

Al momento, la stabilità politica della Malesia è in una condizione di fragilità. L’attuale governo di Muhyiddin aveva assunto la leadership della Malesia dopo che, lo scorso 24 febbraio, era caduto l’esecutivo guidato dall’alleanza Pakatan Harapan, con a capo l’ex-premier, Mahathir Mohamad, quando molti dei suoi membri si erano uniti ad altri partiti dell’opposizione portando l’ex-primo ministro alle dimissioni. Quest’ultimo, a sua volta, era al potere dalle elezioni dell’8 maggio 2018 che aveva vinto contro la coalizione del Barisan Nasional, il Fronte Nazionale, dominata dall’United Malays National Organisation (UMNO), che aveva governato la Malesia per 6 decenni.

Secondo gli avversari di Muhyiddin, il suo governo sarebbe il frutto di un “furto di potere”, in quanto sarebbe stato istituito grazie ad uno spostamento di alleanze avvenuto a seguito delle dimissioni del suo predecessore e non attraverso il processo elettorale. Al contempo, i suoi sostenitori hanno chiesto ripetutamente al premier malese di indire una votazione nazionale che gli consenta di assicurarsi una maggioranza e un mandato solidi. In tale contesto, le elezioni di Sabah sono state determinanti per testare la popolarità di Muhyiddin.

Nonostante la vittoria, le sfide del premier malese non sono tuttavia finite. Dopo le dichiarazioni del 23 settembre, il leader dell’opposizione Anwar, formalmente a capo di una coalizione formata da tre partiti di cui fanno parte 91 parlamentari, ha richiesto un incontro al sovrano malese, il re, Yang di-Pertuan Agong, al quale presenterà la composizione della maggioranza che ha dichiarato di avere alle proprie spalle per chiedergli di affidargli il governo di Kuala Lumpur. Al momento, non è stata ancora fissata una data per l’incontro in quanto il sovrano è attualmente ricoverato in ospedale per ricevere cure mediche,.

Gli attuali sostenitori di Anwar si compongono di 38 parlamentari appartenenti al suo stesso partito, ovvero il Parti Keadilan Rakyat, altri 42 del Democratic Action Party e 11 legislatori del Parti Amanah Negara. Per ottenere la maggioranza, Anwar avrebbe bisogno di almeno 112 legislatori, essendo il Parlamento malese composto da 222 sedute,

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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