Lo Zimbabwe sull’orlo del caos: il governo accusa l’opposizione

Pubblicato il 28 settembre 2020 alle 21:22 in Africa Zimbabwe

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Il ministro della Sicurezza dello Zimbabwe ha denunciato un presunto complotto dell’opposizione che, in collaborazione con alcuni governi occidentali, starebbe contrabbandando armi e fomentando il caos, con gravi conseguenze per la stabilità del Paese. 

Senza fornire prove a sostegno di tali accuse, Owen Ncube ha riferito ai giornalisti che tale complotto fa parte di un piano più ampio per la deposizione del presidente Emmerson Mnangagwa e del suo governo. Accuse simili sono state mosse in passato, sin dai tempi dell’ex presidente Robert Mugabe, che utilizzò tali affermazioni per reprimere le piazze e il diffuso dissenso popolare. Il rappresentante del principale partito dell’opposizione, il Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC), David Coltart, ha affermato che le accuse del ministro della Sicurezza erano false. “Siamo fermamente impegnati nella non violenza”, ha scritto in un post su Twitter. Accusato di non essere migliore dell’autoritario Mugabe, il governo di Mnangagwa ha arrestato e accusato diversi politici, attivisti antigovernativi e un giornalista, da luglio a settembre del 2020, accusandoli di incitamento alla violenza e pianificazione di proteste. Questi eventi hanno attirato critiche dalle ambasciate occidentali ad Harare. Il governo, tuttavia, sostiene che si tratti di un complotto. 

“Alcuni elementi canaglia tra noi sono conniventi con governi occidentali ostili per contrabbandare armi e istituire i cosiddetti Comitati di Resistenza Democratica, che sono a tutti gli effetti gruppi di milizie violente”, ha affermato Ncube, il 28 settembre. “Si tratta di una componente chiave dell’operazione ‘Light House’, elaborata da una potenza occidentale che cerca di distruggere le fondamenta democratiche dello Zimbabwe, di rendere il Paese ingovernabile e di giustificare l’intervento straniero”, ha affermato, senza nominare il Paese occidentale chiamato in causa. In Zimbabwe, i ministri della sicurezza statale tengono raramente conferenze stampa e Ncube ha rifiutato di rispondere alle domande, dopo aver rilasciato tali dichiarazioni. Intanto, il Paese deve affrontare una crisi dovuta ad anni di cattiva amministrazione e corruzione, che hanno impoverito molte comunità locali e hanno creato diffidenza nei confronti del governo centrale. 

La fiducia è diminuita a seguito degli eventi dell’estate del 2020. Lo Zimbabwe Lawyers for Human Rights afferma di aver rappresentato più di 20 persone, arrestate a partire dal 31 luglio, quando i militari e la polizia hanno fermato una protesta antigovernativa. Il 4 agosto, il presidente Mnangagwa, in un discorso alla televisione di Stato, ha descritto le opposizioni come “mele cattive” e ha affermato che gli arresti continueranno. “Supereremo i tentativi di destabilizzazione della nostra società da parte di alcuni zimbabwani disonesti che agiscono in combutta con detrattori stranieri”, ha dichiarato, avvertendo che “le mele cattive che hanno tentato di dividere il nostro popolo e indebolire i nostri sistemi saranno spazzate via. Quando è troppo è troppo”, ha riferito in diretta televisiva. Mnangagwa ha pronunciato il discorso mentre la pressione locale e internazionale cresce contro la sua amministrazione per le accuse di violazioni dei diritti umani. L’hashtag #Zimbabweanlivesmatter è stato utilizzato nei social media per attirare l’attenzione sull’ondata di arresti nel Paese Africano.

Lo Zimbabwe, situato nel Sud del continente africano, ha vissuto un grande cambiamento il 30 luglio 2018: dopo 30 anni, in Zimbabwe si sono tenute nuove elezioni per scegliere il presidente del Paese. L’ex leader, il 93enne Robert Mugabe, in carica dal 31 dicembre 1987, era stato accusato di aver represso violentemente l’opposizione e manipolato le elezioni. Nel corso dell’assedio militare che lo ha costretto a dimettersi, il 21 novembre 2017, l’esercito confinò Mugabe nella propria abitazione, per poi prendere il controllo della televisione di Stato e impedire l’accesso agli edifici governativi. Tale assedio sarebbe stato causato dalla decisione dell’ex presidente di licenziare l’allora suo vice, Emmerson Mnangawa, il quale gli succedette alla guida del Paese. I suoi sostenitori lo vedevano come un nazionalista che aveva combattuto contro il colonialismo e contro le potenze occidentali “neo-imperialiste”; i suoi oppositori, invece, lo biasimavano per aver distrutto l’economia del Paese, una volta conosciuto come il “granaio dell’Africa”. Ad oggi, lo Zimbabwe, Stato dell’Africa orientale, versa in una grave situazione sociale ed economica. L’attuale presidente ha inaugurato il proprio mandato lo scorso 25 agosto.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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