L’appello di Pashinyan alla comunità internazionale: “Fermate la Turchia”

Pubblicato il 28 settembre 2020 alle 7:43 in Armenia Azerbaigian Turchia

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Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan si è rivolto al Paese in seguito all’attacco azero contro insediamenti armeni nel Nagorno-Karabach. L’agenzia di stampa Armenpress riferisce che il premier ha osservato che la Repubblica di Artsakh – il nome ufficiale della Repubblica del Nagorno-Karabach – è stata soggetta all’aggressione azera a partire dalla mattina presto. Sono stati bombardati la popolazione civile dell’Artsakh, la capitale Stepanakert, le infrastrutture civili della Repubblica.

“Al momento abbiamo già vittime e feriti, anche tra i civili. Utilizzando armi pesanti, artiglieria e fanteria, l’avversario sta attaccando le postazioni militari dell’Esercito di Difesa in tutte le direzioni. Al momento l’Esercito della Difesa sta combattendo ostinatamente e con onore adempiendo al suo compito di difendere l’Artsakh intraprendendo azioni derivanti dalla situazione” – ha affermato Pashinyan.

Il capo del governo armeno ha sottolineato che “il regime dittatoriale di Ilham Aliyev” ha nuovamente lanciato la guerra. “Questa è una guerra dichiarata contro il popolo armeno. Questa è una guerra contro la nostra indipendenza, libertà e dignità. Il popolo armeno è pronto a questa guerra poiché abbiamo sempre ben riconosciuto che l’Armenofobia, l’inimicizia e l’odio con cui la dittatura azera ha nutrito il suo popolo per decenni, non potevano portare a nessun altro se non alla guerra. La dittatura azera è diventata ostaggio della sua stessa politica anti-armena e oggi sta cercando di giustificare le sue promesse propagandistiche sulla risoluzione della questione del Karabakh attraverso mezzi militari” – ha affermato il Primo Ministro.

Pashinyan ha assicurato che il popolo armeno è pronto a reagire adeguatamente al nemico. ”La Repubblica d’Armenia è il garante della sicurezza e dell’indipendenza della Repubblica dell’Artsakh. E la Repubblica di Armenia oggi è al fianco dell’Artsakh con tutta la sua popolazione e il potenziale del sistema statale. Faremo tutti gli sforzi possibili e impossibili per mantenere inviolabili i nostri confini e proteggere la nostra libertà e indipendenza”.

“In quanto firmataria dell’accordo di cessate il fuoco del 1994, la Repubblica d’Armenia adotterà tutte le misure necessarie nelle piattaforme politiche, diplomatiche e militari per garantire la sicurezza fisica del popolo del Nagorno Karabach e imporre la pace all’avversario. L’avversario sta già subendo gravi perdite umane e tecniche. L’Azerbaigian dovrebbe ben riconoscere che oggi la prontezza al combattimento del nostro esercito è più alta che mai. Il nemico dovrebbe capire che l’intera nazione armena è con l’Artsakh. Siamo uniti come sempre. Siamo uniti nel modo in cui siamo stati uniti in ogni momento decisivo della nostra storia in cui il nemico ha minacciato la nostra esistenza e i nostri valori. La leadership dittatoriale dell’Azerbaigian dovrebbe capire che è impossibile mettere in ginocchio il popolo armeno. Nel corso della nostra storia millenaria abbiamo affrontato numerosi momenti decisivi e superato molte difficoltà. Il nostro caso è giusto, questa invasione criminale riceverà un degno colpo” – ha sottolineato il Primo Ministro.

Le autorità armene si rendono conto molto bene che la dittatura azera potrebbe avviare operazioni militari in direzione del confine di stato della Repubblica di Armenia e lanciare diverse provocazioni per destabilizzare completamente la situazione nella regione, ha detto il primo ministro armeno Nikol Pashinyan nel suo discorso al Paese dopo l’attacco azero contro il Nagorno-Karabach.

“Questo è il motivo per cui, per decisione del governo, nella Repubblica di Armenia vengono dichiarate legge marziale e mobilitazione generale. Attiro l’attenzione dei paesi copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE e dell’intera comunità internazionale sulla gravità della situazione. Lo scoppio di una guerra su vasta scala nel Caucaso meridionale, al cui limite ci troviamo ora, potrebbe avere le conseguenze più imprevedibili. Potrebbe uscire dai confini della regione e prendere volumi più ampi e minacciare la sicurezza e la stabilità internazionali” – ha dichiarato Pashinyan.

Il capo del governo di Erevan ha inoltre invitato la comunità internazionale a utilizzare tutte le leve di influenza per impedire alla Turchia possibili interferenze, che destabilizzerebbero totalmente la situazione nella regione.

“Il comportamento aggressivo della Turchia, che ha avuto una manifestazione molto pericolosa soprattutto durante gli eventi di luglio e continua fino ad oggi, suscita grave preoccupazione. Il fatto che la Turchia stia mantenendo un comportamento così pericoloso è foriero delle conseguenze più devastanti per il Caucaso meridionale e le regioni adiacenti. La comunità internazionale deve prevenire con sforzi congiunti il pericoloso sviluppo degli eventi e astenersi da ogni tentativo di destabilizzazione della regione” – ha detto Pashinyan.

La Turchia sostiene l’azione azera e accusa l’Armenia di essere “la maggiore minaccia alla sicurezza nella regione”. Erevan afferma che l’atteggiamento irresponsabile di Ankara fomenta tensioni e spinge gli azeri alla guerra.

Secondo il presidente dell’Artsakh Arayik Harutyunyan, ”anche la Turchia combatte contro di noi. Vengono utilizzate le principali armi e munizioni moderne della Turchia: droni e aeroplani. Non parlo di mercenari o volontari di altri paesi. L’Artsakh combatte facendo affidamento solo sull’Esercito di Difesa dell’Artsakh e possono esserci volontari solo dall’Armenia” – ha dichiarato il presidente della repubblica autoproclamata, aggiungendo che le forze di difesa di Stepanakert “stanno compiendo il loro dovere”. “L’esito della guerra per noi è certo – ha assicurato Haratyunyan – il piano del nemico fallirà”.

Secondo i dati preliminari, 16 soldati armeni sono rimasti uccisi e più di 100 feriti in Artsakh a seguito dell’aggressione militare scatenata dall’Azerbaigian, secondo quanto ha riferito il vice ministro della Difesa dell’Artsakh Artur Sargsyan.

“Le forze armate azere hanno lanciato attacchi di artiglieria sulle posizioni di combattimento dell’Artsakh, sui siti di dispiegamento permanente delle unità militari, così come sugli insediamenti, la capitale Stepanakert, utilizzando l’aeronautica, compresi i droni” – ha dichiarato il titolare della difesa della repubblica autoproclamata.

La mattina presto del 27 settembre l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria transfrontaliera contro installazioni militari e civili lungo la linea del cessate il fuoco in Nagorno-Karabach. Anche la capitale Stepanakert è stata bombardata. Decine di civili nell’Artsakh sono rimasti feriti a seguito dell’attacco. Una donna e un bambino sono stati uccisi.

Al termine di un conflitto durato oltre tre anni, nel 1994 l’Armenia ha conquistato il Nagorno-Karabach, regione autonoma della Repubblica Socialista Sovietica Azerbaigian a maggioranza armena, proclamatasi indipendente allo scioglimento dell’URSS, e sette distretti limitrofi, popolati invece in maggioranza da azeri. Da allora vige un precario cessate il fuoco sponsorizzato dal gruppo di Minsk dell’OSCE copresieduto da Francia, Russia e Stati Uniti. Baku chiede indietro i territori occupati (circa un quinto dell’intero Azerbaigian), mentre la regione si è proclamata indipendente con il nome di Repubblica di Artzakh.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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