Iraq: missili contro gli USA colpiscono un’abitazione civile

Pubblicato il 28 settembre 2020 alle 19:49 in Iraq USA e Canada

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L’esercito dell’Iraq ha reso noto che una milizia sciita irachena ha lanciato due razzi Katyusha contro un’abitazione civile a Baghdad, il 28 settembre, uccidendo due donne e tre bambini. L’attacco avrebbe dovuto colpire le truppe statunitensi presso il vicino aeroporto. 

I tre bambini deceduti e le due donne facevano parte della stessa famiglia e sono stati uccisi da un razzo, che doveva invece colpire l’aeroporto di Baghdad, dove sono di stanza le truppe statunitensi. L’offensiva ha colpito, invece, l’abitazione della famiglia ed è stata lanciata dal quartiere al-Jihad di Baghdad. I militari hanno accusato “gruppi criminali codardi e bande di fuorilegge” di cercare di “creare caos e terrorizzare le persone”. In tale contesto, il primo ministro Mustafa al-Kadhimi ha ordinato l’arresto degli autori di tale assalto e ha aggiunto che “a questi gruppi non sarà permesso di andare in giro e minare la sicurezza” del Paese impunemente. Si tratta del più alto bilancio di decessi civili in Iraq, negli ultimi mesi e l’offensiva arriva lo stesso giorno in cui gli Stati Uniti hanno avvertito l’Iraq che l’attuale amministrazione è intenzionata a chiudere la propria ambasciata a Baghdad, entro 3 mesi, a meno che il governo iracheno non fermi l’ondata di attacchi missilistici lanciati dalle milizie sciite

Una serie di attacchi avevano preso di mira le truppe statunitensi dopo che Washington aveva similmente minacciato di chiudere l’ambasciata e ritirare le sue 3.000 truppe dal Paese, il 15 maggio 2019, a causa della crescente minaccia rappresentata dall’Iran nel vicino Iraq. Tra ottobre 2019 e luglio 2020, almeno 39 attacchi missilistici hanno preso di mira gli interessi statunitensi in Iraq. Similmente, gli attacchi sono ripresi negli ultimi mesi. In tale quadro, il 9 settembre, l’esercito degli Stati Uniti ha annunciato una riduzione delle proprie truppe in Iraq, da 5.200 a 3.000 soldati. Per Washington, il ritiro rientra nelle promesse elettorali di Trump durante la campagna presidenziale del 2016, quando aveva promesso di porre fine alle “guerre infinite” degli USA. Tuttavia, nonostante alcune riduzioni, rimane una presenza massiccia di soldati statunitensi rimangono in Paesi come Afghanistan, Iraq e Siria. Per Baghdad, invece, la diminuzione della presenza straniera sul territorio nazionale soddisfa le richieste della popolazione e del Parlamento.

Dal 2018, le tensioni tra Teheran e Washington si sono manifestate anche dal punto di vista militare, in una progressiva escalation  che  è culminata con l’uccisione del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, durante un raid aereo ordinato dalla Casa Bianca il 3 gennaio scorso all’aeroporto di Baghdad. A tale gesto, l’Iran ha risposto con attacchi contro alcune basi militari che ospitavano soldati statunitensi in Iraq l’8 gennaio e con un mandato d’arresto ai danni dello stesso Trump, il 29 giugno scorso. Tutt’ora, l’Iran è accusato dagli USA di essere coinvolto nei ripetuti attacchi alle truppe internazionali anti-ISIS di stanza in Iraq e ai presidi statunitensi nel Paese.

La più recente azione della Casa Bianca contro Teheran è stata l’imposizione di nuove sanzioni contro il Ministero della Difesa iraniano e contro il presidente venezuelano Nicolas Maduro, per aver rafforzato i legami il suo Paese e l’Iran. Il 21 settembre, il segretario di Stato, Mike Pompeo, affiancato dai massimi funzionari per la Sicurezza Nazionale del presidente degli USA, Donald Trump, ha affermato che la Casa Bianca ha imposto nuove sanzioni anche il presidente venezuelano Maduro e ha ribadito che le Nazioni Unite dovrebbero ripristinare tutte le misure economiche contro Teheran, una decisione contestata da Russia e Cina, ma anche dai principali alleati europei. Le ultime sanzioni includono un nuovo ordine esecutivo firmato da Trump contro tutte le società e le persone che acquistano o vendono armi convenzionali all’Iran. Agendo in base a quell’ordine, gli Stati Uniti hanno affermato di aver imposto sanzioni al Ministero della Difesa delle forze armate iraniane, all’Organizzazione delle Società per la Difesa Iraniane e al suo direttore, Mehrdad Akhlaghi-Ketabchi.

Un mese prima, gli USA hanno tentato di avviare una procedura presso l’ONU, il 20 agosto, accusando l’Iran di aver violato l’accordo sul nucleare del 2015. La richiesta era stata inviata anche se Washington ha abbandonato unilateralmente tale intesa, l’8 maggio del 2018. Gli Stati Uniti hanno presentato una lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, composto da 15 membri, accusando Teheran di non conformità all’accordo, avviando formalmente un processo che potrebbe portare, in 30 giorni, all’imposizione di sanzioni da parte dell’ONU. Tuttavia, le restanti parti dell’accordo nucleare – Germania, Francia, Gran Bretagna, Russia e Cina – hanno immediatamente notificato al Consiglio di Sicurezza di non essere d’accordo con la decisione degli Stati Uniti. Gli USA hanno agito dopo che le Nazioni Unite hanno respinto la proposta di estendere l’embargo sulle armi all’Iran oltre la sua scadenza, prevista per ottobre 2020.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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