Francia-Libano: Macron accusa i leader di Beirut di “tradimento”

Pubblicato il 28 settembre 2020 alle 11:42 in Francia Libano

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha lanciato un ammonimento contro i leader del Libano accusandoli di voler servire solo i propri interessi e ha definito “tradimento collettivo” il fallimento dei negoziati interni per la formazione di un nuovo governo. Ciononostante, Macron ha promesso che continuerà a impegnarsi per evitare un collasso politico nello Stato mediorientale. Molti, tuttavia, credano che, se il suo piano dovesse andare in fumo, non ci saranno altre alternative.

Il primo ministro libanese designato, Mustapha Adib, si è dimesso, sabato 26 settembre, dopo non essere riuscito a mettere in piedi un governo apartitico. La notizia rappresenta un duro colpo per il piano francese volto a mettere insieme i vari leader settari del Libano per affrontare la crisi e costruire un esecutivo di unità. “Mi vergogno dei leader politici libanesi”, ha detto Macron, senza mezzi termini, durante una conferenza stampa a Parigi. “I leader di Beirut non hanno voluto, in modo chiaro e risoluto, rispettare gli impegni presi con la Francia e la comunità internazionale. Hanno deciso di tradire le loro promesse”, ha aggiunto.

Per la prima volta, inoltre, il presidente francese ha messo in dubbio, in maniera diretta, il ruolo del movimento sciita di Hezbollah e l’influenza dell’Iran, affermando che il gruppo dovrebbe, in questo momento, sollevare la sua ambiguità nell’arena politica. “Hezbollah non deve pensare che sia più potente di quello che è. Deve dimostrare di voler rispettare tutti i libanesi. Negli ultimi giorni, però, ha mostrato chiaramente il contrario”, ha affermato Macron. Il presidente francese, sottolineando la natura contraddittoria del movimento sciita, che ha definito contemporaneamente “un esercito in guerra con Israele, una milizia sfrenata contro i civili in Siria e un partito rispettabile in Libano”, ha infine dichiarato davanti alla platea: “C’è una domanda che poniamo a Hezbollah e a noi stessi. È davvero un partito politico o procede solo secondo una logica dettata dall’Iran e dalle sue forze terroristiche?”.

Adib era stato scelto il 31 agosto per formare un governo di unità, dopo che Macron aveva dato il suo consenso alla nomina. Secondo la roadmap francese, il nuovo esecutivo avrebbe dovuto approvare una serie di misure per affrontare la corruzione e attuare le riforme necessarie a ricevere miliardi di dollari di aiuti internazionali e riparare un’economia schiacciata da un debito enorme. Tuttavia, si è creata quasi da subito una situazione di stallo sulla richiesta dei due principali gruppi sciiti libanesi, Amal e Hezbollah, di nominare una moltitudine di ministri, incluso quello delle Finanze, destinati ad avere un ruolo importante nell’elaborazione di piani di salvataggio economico. Macron, che si è scagliato anche contro l’ex primo ministro musulmano sunnita, Saad al-Hariri, ha soprattutto criticato i leader sciiti per aver bloccato i tentativi di formare un governo entro la scadenza di metà settembre. Il presidente francese, tuttavia, ha affermato che convocherà vari partner internazionali, entro 20 giorni, per valutare gli sforzi futuri e tenere una conferenza sugli aiuti economici entro la fine di ottobre.

Descrivendo la notizia degli ultimi giorni come un “tradimento”, Macron ha dichiarato che i leader politici del Libano hanno scelto di “consegnare il Paese al gioco delle potenze straniere”, destabilizzando ulteriormente la regione. Alla domanda se le sanzioni fossero sul tavolo, il presidente francese ha detto che le avrebbe prese in considerazione solo in una fase successiva, in combinazione con altre misure, perché per il momento sarebbe difficile vedere la loro utilità. “L’iniziativa francese persisterà. Il mio impegno non vacillerà”, ha assicurato Macron.

Al momento, in Libano sono in corso i tentativi per restituire un governo al Paese. Beirut è caduta nel caos dopo le dimissioni dell’ex-premier, Hassan Diab, lo scorso 10 agosto. L’uomo ha deciso di lasciare il proprio incarico a seguito alle richieste della popolazione, che manifestava ormai da diversi mesi, e della potente esplosione che aveva devastato il porto di Beirut il 4 agosto. Prima che l’esecutivo di Diab cadesse, il Libano già versava in una situazione disastrosa e lo stesso governo guidato dall’ex-premier era stato approvato lo scorso 11 febbraio dopo essere stato incaricato di risanare una situazione economica, sociale e politica sempre più fragile. Negli ultimi mesi, l’esecutivo di Diab non era riuscito, però, ad adempiere alla propria missione, ulteriormente compromessa dalla pandemia di coronavirus e l’incidente del porto di Beirut è stato considerato dalla popolazione “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” nel più ampio contesto di una perdurante crisi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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