Brasile: l’amicizia con Trump non paga

Pubblicato il 28 settembre 2020 alle 7:44 in Brasile USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La stretta partnership vantata dai governi di Jair Bolsonaro e Donald Trump non ha trovato riscontro pratici nel rapporto commerciale tra Brasile e Stati Uniti. Anche considerando il rallentamento del commercio mondiale causato dalla pandemia – il volume commerciale del Brasile con il resto del mondo è diminuito del 9,6% – gli scambi tra Washington e Brasilia, le due principali economie delle Americhe, rappresentano un caso limite. Sono diminuiti notevolmente: 25% tra gennaio e agosto di quest’anno a confronto con lo stesso periodo dell’anno scorso.

Ancora maggiore è stata la diminuzione delle vendite brasiliane nel mercato statunitense, -32%: da 19,8 miliardi di dollari tra gennaio e agosto 2019, si è passati a 13,4 miliardi di dollari nello stesso periodo del 2020, con petrolio e semilavorati come voci principali. Anche gli Stati Uniti hanno venduto meno al Brasile, ma la riduzione è stata inferiore, -18%. Il deficit della bilancia commerciale tra i due paesi si è chiuso ad agosto con un saldo negativo per il Brasile di 3 miliardi di dollari, contro i poco più di 200 milioni di deficit dello scorso anno.

Mentre il commercio del Brasile con gli Stati Uniti diminuisce, cresce il commercio con la Cina. Gli affari con il colosso asiatico – oggetto costante delle critiche degli esponenti del governo Bolsonaro, nonché dei figli del Capo dello Stato – sono aumentati di quasi il 6%, a causa della rapida ripresa cinese dopo lo scoppio della pandemia di coronavirus e della forte domanda di prodotti agricoli da Pechino. I cinesi sono il principale partner commerciale del Brasile: ha superato gli Stati Uniti nel 2009 diventando una destinazione chiave per le vendite dell’agroindustria brasiliana. Il giro d’affari tra i due paesi è stato di circa 69,1 miliardi di dollari, con un saldo a favore del Brasile di circa 25,5 miliardi. A parte la Cina, sono aumentate solo le vendite ai Paesi Bassi, la porta di accesso delle merci brasiliane all’Unione europea, e al Canada. Diminuiscono anche gli scambi con gli altri paesi lusofoni, dall’Angola al Portogallo, storicamente importanti partner commerciali del gigante sudamericano.

Gli Stati Uniti, un alleato prioritario del Brasile, sono il secondo partner commerciale del Brasile, con affari per un valore di 29,8 miliardi di dollari. I dati del commercio estero con gli Stati Uniti rappresentano un problema per il ministero degli Esteri di Brasilia, criticato da esperti e oppositori per la sua presunta sottomissione all’amministrazione Trump e per aver approfittato poco dell’avvicinamento politico su varie questioni. Il ministro degli Esteri Ernesto Araújo è intervenuto in Senato, dopola visita del Segretario di Stato nordamericano, Mike Pompeo, a Boa Vista, nello stato di Roraima, per visitare le strutture di accoglienza per i rifugiati venezuelani. Il viaggio è stato visto come parte della campagna elettorale di Trump, che cercherà la rielezione a novembre. Bolsonaro non nasconde la sua preferenza per il candidato repubblicano.

In Senato, Araújo ha smentito questa valutazione quasi unanime, dicendo che non aveva senso: “Negli Stati Uniti repubblicani e democratici concordano sulla situazione in Venezuela” – ha detto il ministro degli Esteri sulla crisi nel vicino settentrionale. L’opposizione accusa che, all’atto pratico, il Brasile abbia fatto più concessioni di quante ne abbia ricevute. Alcuni esempi: ha accettato di aumentare la quota di etanolo importato dagli Stati Uniti, non si è lamentato della riduzione dell’80% delle vendite di acciaio agli USA e ha accettato di cedere la carica di presidente della Banca di Sviluppo Interamericana al candidato di Trump, piuttosto che a quello della vicina Argentina. Inoltre, Bolsonaro ha sospeso la richiesta di visto per gli statunitensi che vogliono visitare il Brasile, senza un gesto di reciprocità da parte di Washington. In cambio ha ottenuto la promessa, finora non mantenuta, che gli Stati Uniti sosterranno l’adesione del Brasile all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Nell’incontro con i senatori, il ministro degli esteri brasiliano ha affermato che il sodalizio con gli USA non è immediato, ma che presto darà i suoi frutti. Secondo le informazioni fornite ai parlamentari, sono in corso tre accordi: uno che riguarda l’agevolazione del commercio, principalmente di etanolo e zucchero; un altro sulle convergenze normative e un terzo che prevede misure contro la corruzione. Tali accordi possono fare del Brasile “un paese migliore” – ha affermato.

Araújo ha sottolineato dinanzi ai senatori di essere convinto che il rapporto “speciale” tra i due paesi continuerà, indipendentemente da chi vincerà le elezioni di novembre. “Sono sicuro che tutto ciò che stiamo facendo con gli Stati Uniti è di interesse permanente per entrambi i paesi. Un governo democratico probabilmente manterrebbe lo stesso approccio” – ha concluso il capo della diplomazia brasiliana.

Leggi Sicurezza Internazionale il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di spagnolo e portoghese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.