Yemen: concordato il maggior scambio di prigionieri tra governo e Houthi

Pubblicato il 27 settembre 2020 alle 10:58 in Medio Oriente Yemen

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Il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, capeggiato dal presidente Rabbo Mansour Hadi, e i ribelli sciiti Houthi hanno confermato, il 26 settembre, di aver raggiunto un accordo per lo scambio di 1.081 prigionieri, durante i negoziati organizzati sotto l’egida dell’Onu tra due delegazioni in Svizzera.  Il 27 settembre, è prevista una conferenza stampa dell’inviato speciale per lo Yemen delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, e di un funzionario del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) per la comunicazione ufficiale dei risultati raggiunti.

Se l’accordo annunciato si materializzasse, si tratterebbe dello scambio di prigionieri più numeroso dall’inizio del conflitto yemenita, in quanto, finora, operazioni simili, oltre ad essere state rare hanno riguardato numeri di gran lunga inferiori. Secondo quanto rivelato da una fonte governativa rimasta anonima ad Agence French Press e riportato da New Arab, l’accordo dovrebbe essere implementato entro due settimane e, tra i 1.081 prigionieri prossimi al rilascio, ci sarebbero 681 ribelli e 400 tra uomini delle forze del governo e dei suoi alleati, in particolare, si tratterebbe di 15 cittadini sauditi e 4 sudanesi.

Il 27 settembre, uno dei comandanti del gruppo, Moahmed Ali Al-Huthi, ha poi annunciato che quello che interessa ai ribelli è “implementare l’accordo, non firmarlo e basta”.

Il dialogo tra le parti era ripreso lo scorso 18 settembre in Svizzera, sotto l’egida dell’Onu e della Croce Rossa, con l’obiettivo di arrivare ad un’intesa che prevedesse lo scambio di 1.420 uomini, tra i quali avrebbe dovuto figurare anche il fratello del presidente yemenita, il generale Nasser Mansour Hadi. Ciò nonostante, le stesse fonti interne al governo che hanno fornito i primi dettagli hanno anche aggiunto che il suo rilascio è stato posticipato e che il processo di scambio sarà supervisionato dalla Croce Rossa.

Il 13 dicembre 2018, sempre grazie alla facilitazione delle Nazioni Unite, le parti avevano raggiunto il cosiddetto Accordo di Stoccolma, che prevedeva, tra le altre cose, la liberazione di circa 15.000 detenuti nel più ampio contesto di negoziati volti alla pacificazione del Paese, lo scambio accordato due anni dopo rientra all’interno di tale progetto e ne sarebbe uno degli esiti più numerosi.

Il 16 febbraio 2020, a conclusione di un incontro ad Amman in Giordania tra due delegazioni delle fazioni in guerra, le Nazioni Unite avevano riferito che il governo yemenita e gli Houthi avevano acconsentito all’attuazione della prima fase di scambio dei prigionieri accordata nel 2018, che prevedeva il rilascio di 14.000 prigionieri. Tuttavia, le operazioni militari dei giorni successivi e l’escalation seguita all’annuncio avevano ulteriormente ostacolato l’attuazione dell’intesa.

In Yemen è in corso una guerra civile, descritta dalle Nazioni Unite come la peggior crisi umanitaria al mondo, dal 19 marzo 2015, quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente del governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi, era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo, e poi in Arabia Saudita.

 Hadi è sostenuto da una coalizione di Stati guidata dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015, ed è stato riconosciuto anche dalla comunità internazionale come legittimo leader del Paese. La coalizione a suo sostegno comprende l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah.

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Camilla Canestri

di Redazione

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