Sudan: no ai legami con Israele per ottenere il sostegno USA

Pubblicato il 27 settembre 2020 alle 9:07 in Sudan USA e Canada

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Il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, ha affermato di non volere che la rimozione del proprio Paese dalla lista degli “Stati sponsor del terrorismo” avvenga attraverso la normalizzazione dei rapporti con Israele, durante un intervento ad una conferenza riguardante le riforme economiche per il Paese, organizzata nella capitale Khartoum, il 26 settembre.

Separatamente, nella stessa giornata, durante un discorso preregistrato e trasmesso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Hamdok ha affermato che il proprio Paese sta cooperando attivamente attraverso sforzi interni e bilaterali per combattere il terrorismo e i finanziamenti a tale tipo di attività e, per questo, il Sudan dovrebbe essere rimosso dalla lista degli “Stati sponsor del terrorismo”, in quanto il Paese è ora allineato al contesto internazionale. Hamdok ha aggiunto che il Sudan sta apprezzando gli sforzi messi in atto dal governo statunitense e dal suo Congresso per cancellare il proprio nome dall’elenco in questione. Per Hamdok, però, i legami con Israele sono un argomento che necessita di un’approfondita discussione in seno alla società.

Il premier aveva già espresso la propria posizione al segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, in occasione della sua visita in Sudan lo scorso 25 agosto, quando aveva sottolineato la necessità di scindere la possibilità della rimozione del proprio Paese dalla lista degli “Stati sponsor del terrorismo” dalla normalizzazione dei rapporti con Israele. In tale occasione, Hamdok aveva affermato che l’attuale governo, visto il suo status transitorio, non aveva il potere di prendere determinate decisioni e aveva suggerito di intraprendere una tale mossa dopo la fine del periodo di transizione e lo svolgimento delle elezioni, previste per il 2022.

Il 23 settembre scorso, però, era stato reso noto che il segretario di Stato degli USA aveva indirizzato una lettera ai senatori di Washington, nella quale aveva reiterato l’esistenza di una “finestra unica e stretta” che garantirebbe il sostegno statunitense al Sudan e si tratterebbe della “normalizzazione” delle relazioni diplomatiche con Israele.  

Il Sudan è stato incluso nella lista degli “Stati sponsor del terrorismo” nel 1993, durante la presidenza di Omar al-Bashir, al potere dal 30 giugno 1989 e poi deposto l’11 aprile 2019, in quanto gli USA ritenevano che l’allora capo di Stato finanziasse gruppi armati. La presenza del Paese nella lista rende difficile al nuovo governo transitorio del Paese accedere a riduzioni del debito e finanziamenti esteri ed è stata criticata da molti in Sudan, sostenendo che tale etichettatura non sia più rappresentativa del Pase dopo che la leadership di Bashir è decaduta. Al momento, il Sudan versa in una grave crisi economica caratterizzata da un progressivo aumento dell’inflazione e dalla continua perdita di valore della propria moneta, la sterlina sudanese.

Secondo alcune fonti, nel corso della settimana passata sarebbero state organizzate negoziazioni durante le quali una delegazione statunitense avrebbe indicato alle autorità di Khartoum di seguire il percorso intrapreso dagli Emirati Arabi Uniti e dal Bahrein che hanno già firmato gli accordi per la normalizzazione dei rapporti con Israele, lo scorso 15 settembre, durante una cerimonia, organizzata alla Casa Bianca.  Il Bahrein e gli UAE sono stati quindi il quarto e il terzo Stato arabo a normalizzare le relazioni con Israele dopo l’Egitto, nel 1979, e la Giordania, nel 1994.

L’intesa è stata promossa dall’amministrazione del presidente statunitense uscente, Donald Trump, e ha rappresentato un suo notevole successo in politica estera, soprattutto in vista delle prossime elezioni per la Casa Bianca che si terranno il 3 novembre e alle quali Trump spera di ottenere un secondo mandato. L’aggiunta del Sudan alla lista dei Paesi che si sono riconciliati con Tel Aviv potrebbe accrescere ancor di più il risultato del presidente statunitense.

Sotto la presidenza di Bashir, il Sudan è stato uno dei principali oppositori alla linea dura adottata da Israele contro i palestinesi. Un primo segno di riavvicinamento si er, però, verificato lo scorso 3 febbraio, quando il capo del Consiglio sovrano di transizione, Abdel-Fattah al-Burhan, aveva incontrato segretamente il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, in Uganda, per cercare di riaprire il dialogo tra Khartoum e Tel Aviv. In seguito al colloquio, il Sudan aveva deciso la ripresa dei voli diretti da e per Israele e aveva concesso a Tel Aviv di poter attraversare il suo spazio aereo facendo sì che gli aerei commerciali israeliani riiniziassero a sorvolare il Sudan.

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Camilla Canestri

di Redazione

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