Armenia-Azerbaigian: aggiornamenti, le reazioni turche in primo piano

Pubblicato il 27 settembre 2020 alle 19:26 in Armenia Azerbaigian Turchia

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Gli scontri tra gli eserciti di Azerbaigian e Armenia nella regione contesa tra i due Paesi di Nagorno-Karabakh sono iniziati nella mattina del 27 settembre e si sono aggravati nel corso della giornata. Le parti si accusano l’un l’altra di aver avviato le ostilità.

Al momento, il governo armeno ha imposto la legge marziale e ha annunciato la mobilitazione generale del Paese, mentre il Parlamento dell’Azerbaigian ha dichiarato lo stato di guerra in alcune delle proprie città e regioni, imponendo anch’esso la legge marziale e limitando i diritti costituzionali, di proprietà e le libertà in tali aree, fin quando lo stato di conflitto si protrarrà.

Il conto delle vittime, attualmente almeno 23, e dei feriti è in costante aumento. L’Azerbaigian ha denunciato la morte di un’intera famiglia di 5 persone a causa di un bombardamento armeno e ha affermato di aver ucciso 16 “combattenti separatisti” e di averne feriti almeno 100. L’Armenia, invece, ha finora riportato la morte di una donna e un bambino a causa dei bombardamenti azeri e ha confermato di aver subito perdite.

Dal punto di vista territoriale, l’Azerbaigian ha dichiarato di aver catturato una porzione strategica nella regione di Nagorno-Karabakh, ovvero la vetta di Murovdag a Karabakh, che contribuirebbe a controllare trasporti e comunicazioni dalla capitale Yerevan alla regione teatro degli scontri. Oltre a questo, le forze azere hanno anche affermato di aver preso il controllo su sei villaggi, di cui cinque nel distretto di Fizuli e uno in quello di Jebrail.

Il presidente azero, Ilham Aliyev, ha affermato che il problema di Nagorno-Karabakh è un compito nazionale la cui risoluzione è “una nostra missione storica”, sostenendo che il Paese non accetterà “l’istituzione di uno Stato armeno nel proprio territorio”. Il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha poi chiesto all’Armenia di deporre le armi se vuole che i suoi prigionieri e civili vengano trattati secondo la Convenzione di Ginevra e le altre norme internazionali, diversamente saranno tutti “neutralizzati”. Il ministro degli Esteri dell’Armenia, Zohrab Mnatsakanyan, invece, ha rilasciato un’intervista ad Al-Jazeera in cui ha affermato che l’aggressione azera sarebbe stata pianificata a monte con l’aiuto militare della Turchia.

La Russia ha chiesto l’immediata cessazione delle ostilità ed è intervenuta direttamente dialogando con più attori coinvolti. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha avuto una conversazione telefonica con il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, al quale ha sottolineato l’importanza di non aumentare la portata degli scontri e la necessità di interrompere le azioni militari.

La voce più temuta finora è stata però quella della Turchia, alleato dell’Azerbaigian, il cui presidente, Recep Tayyip Erdogan, dopo una telefonata con il suo omologo azero ha pubblicato un post su Twitter che recita: “Rivolgendo un appello sia al popolo armeno affinché si impadronisca del proprio futuro contro una leadership che lo sta trascinando in una catastrofe, sia a coloro che lo stanno utilizzando come una marionetta, chiediamo al mondo intero di sostenere l’Azerbaigian nella sua battaglia contro l’invasione e la crudeltà”. Erdogan ha poi affermato che la Turchia continuerà ad aumentare la propria solidarietà nei confronti di Baku.  

Anche il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, e il suo omologo russo, Sergey Lavrov, hanno parlato al telefono della situazione nel Caucaso e la parte russa ha affermato che i due hanno discusso della necessità di un immediato cessate il fuoco. Cavusoglu avrebbe poi telefonato anche al suo omologo azero, Jeyhun Bayramov.

In precedenza ad Erdogan, il suo portavoce, Ibrahim Kalin, aveva accusato l’Armenia di aver attaccato l’Azerbaigian violando la legge internazionale e dimostrando di non avere alcun interesse per la pace e la stabilità. Il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, invece, aveva affermato che le ostilità potrebbero trascinare la regione “nelle fiamme” e aveva promesso l’appoggio turco “ai propri fratelli azeri” e la messa a disposizione di tutti i mezzi della Turchia nella loro lotta per la protezione dell’integrità territoriale.

In risposta alla Turchia, il primo ministro armeno ha chiesto alla comunità internazionale di assicurarsi che Ankara non interferisca nel conflitto, sostenendo che un simile scenario potrebbe destabilizzare “una volta per tutte” la regione del Caucaso. Anche il presidente dell’autoproclamata Repubblica di Nagorno-Karabakh, Arayik Harutyunyan, ha accusato la Turchia di aver inviato mercenari in Azerbaigian, dove il suo esercito sarebbe già presente celandosi dietro la scusa esercitazioni militari.

Altre voci della comunità internazionale hanno poi reagito all’inizio delle ostilità.

Il portavoce del Ministero degli Esteri dell’Iran, Saeed Khatibzadeh, ha richiesto la cessazione immediata del conflitto e l’inizio di negoziati, affermando che Teheran è pronta a mettere in campo tutti i propri mezzi per facilitare l’inizio di un dialogo.

Anche la Francia, che insieme agli USA e alla Russia presiede dal 1992 il Gruppo di Minsk dell’OSCE per la mediazione tra Azerbaigian e Armenia, ha chiesto l’interruzione delle ostilità e l’avvio del dialogo.

Stesso messaggio è stato reiterato anche dal presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, e dal ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, il quale ha, in particolare, richiesto l’interruzione dei bombardamenti sui villaggi e sulle città della regione, lanciando l’allarme per i primi casi di civili uccisi dagli scontri. Dal Vaticano, anche Papa Francesco ha chiesto che l’interruzione delle ostilità, pregando per la pace nel Caucaso.

Infine, il rappresentante per il Caucaso e l’Asia centrale del segretario generale della NATO, James Appathurai, ha chiesto la fine delle ostilità e ha ribadito il sostegno dell’ Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord per gli sforzi del gruppo di Minsk.

Il conflitto tra Azerbaigian e Armenia in merito al controllo sulla regione di Nagorno-Karabakh si protrae da molto tempo.  Il 20 febbraio 1988, l’etnia maggioritaria dell’area, ossia quella armena, aveva annunciato il ritiro della regione dalla Repubblica Socialista Sovietica dell’Azerbaigian, e dal 1992 al 1994 era seguito un conflitto armato, durante il quale l’Azerbaigian perse il controllo su Nagorno-Karabakh e su altre regioni. Dal 1992 sono in corso negoziati su una soluzione pacifica del conflitto sotto l’egida del gruppo di Minsk dell’OSCE, co-presieduto da Russia, Stati Uniti e Francia e nel 1994 era stato dichiarato il cessate il fuoco.

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Camilla Canestri

di Redazione

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