Nonostante le scuse di Kim, Seoul vuole chiarezza

Pubblicato il 26 settembre 2020 alle 9:00 in Corea del Nord Corea del Sud

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A conclusione di un incontro del Consiglio di Sicurezza nazionale, la presidenza della Corea del Sud ha richiesto, il 26 settembre, alla Corea del Nord di avviare un’ulteriore indagine sul caso del funzionario sudcoreano ucciso dalle forze nordcoreane, lo scorso 22 settembre, e ha anche proposto un’investigazione congiunta con Pyongyang, se ciò si rendesse necessario, data la presenza discrepanze nelle versioni fornite delle parti coinvolte in merito all’accaduto. Seoul ha poi aggiunto che rafforzerà i controlli nelle acque di confine con la Corea del Nord per evitare il ripetersi di simili incidenti.

Il 25 settembre, lo stesso capo di Stato nordcoreano, Kim Jong Un, era intervenuto in merito alla vicenda rilasciando un messaggio di scuse tramite il Dipartimento del Fronte Unito, l’agenzia governativa preposta alle relazioni intra-coreane, nel quale ha affermato di essere “estremamente rammaricato per il dispiacere causato al presidente Moon Jae In e ai cittadini sudcoreani” a causa di un “inaspettato e sfortunato incidente”.  Kim ha anche espresso “profondo rammarico” per le dure parole utilizzate dalla Corea del Sud nell’accusare Pyongyang prima di aver ricevuto spiegazioni. Più osservatori hanno sottolineato la rarità delle scuse rivolte dal leader nordcoreano a Seoul, sostenendo che si sia trattato di una mossa volta a ridurre le tensioni e a frenare il sentimento avverso a Pyongyang che sta crescendo in Corea del Sud.

Lo scorso 24 settembre, il Ministero della Difesa della Corea del Sud aveva reso noto che le forze armate della Corea del Nord avevano sparato ad un funzionario del Ministero degli Oceani e della Pesca sudcoreano uccidendolo e poi avevano cosparso di benzina e dato fuoco al suo corpo nelle acque del Mar Giallo. Pur confermando di aver ucciso quello che è stato definito un “intruso clandestino”, il governo della Corea del Nord ha, però, negato che i propri soldati ne abbiano bruciato la salma che sarebbe, invece, scomparsa nelle acque. Oltre a questo, nel comunicare la vicenda, Pyongyang avrebbe addossato la responsabilità dell’accaduto al funzionario sudcoreano, sostenendo che l’uomo, intercettato a bordo di un “dispositivo gonfiabile”,  si sarebbe rifiutato di rispondere alle domande dei militari di Pyongyang e avrebbe tentato di fuggire, prima di essere colpito dai colpi di arma da fuoco che ne hanno provocato la morte. I militari nordcoreani, a loro detta, avrebbero bruciato solamente il “dispositivo gonfiabile” a bordo del quale si trovava l’uomo, in linea con le misure anti-coronavirus, ma hanno affermato che il suo corpo sia scomparso in mare.

Il funzionario del Ministero degli Oceani e della Pesca sudcoreano era scomparso lo scorso 21 settembre, mentre era impegnato in operazioni di pattugliamento per prevenire la pesca illegale, nei pressi delle isole sudcoreane Yeonpyeong, nel Mar Giallo, a pochi kilometri dalla Northern Limit Line (NLL), il confine marittimo de facto tra le due Coree in tali acque. Secondo le forze armate sudcoreane, l’uomo sarebbe scomparso dall’imbarcazione sulla quale si trovava per cercare di entrare illegalmente in Corea del Nord. Dopo aver vagato alla deriva nelle acque tra i due Paesi, il 22 settembre, l’uomo sarebbe stato trovato da una nave di pattuglia delle truppe della Corea del Nord che lo avrebbero interrogato, prima di ricevere l’ordine di ucciderlo. Dopo l’esecuzione, sempre secondo la Corea del Sud, i militari nordcoreani avrebbero cosparso il corpo esanime di benzina e gli avrebbero dato fuoco.  Oltre alle discrepanze con quanto ammesso dai nordcoreani, anche il fratello della vittima ha messo in dubbio la possibilità che l’uomo stesse cercando di recarsi in Corea del Nord.

Al momento, decine di mezzi e centinaia di uomini della Guardia costiera sudcoreana sarebbero impegnati nelle ricerche dei resti dell’uomo nelle acque lungo la NLL e il presidente di Seoul, Moon Jae In, starebbe subendo forti pressioni interne per adottare una reazione maggiormente risoluta contro Pyongyang.

In particolare, l’opposizione capeggiata dal People Power Party, il 26 settembre avrebbe definito le scuse di Kim non sincere e avrebbe chiesto che il caso venga presentato alla Corte di Giustizia Internazionale e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Oltre a questo, altri critici hanno ritenuto che il governo di Moon non sia riuscito a salvare la vita di un suo cittadino e lo hanno accusato di essere stato indulgente con la Corea del Nord, in quanto l’Esercito di Seoul non ha cercato di salvare la vittima nonostante la avessero individuata sei ore prima che venisse uccisa.

In molti suppongono che quella di Pyongyang sia stata  un’azione volta a limitare la diffusione del coronavirus. Al momento, la Corea del Nord starebbe affrontando il dilagare dell’epidemia nel Paese, nonostante non abbia ancora dichiarato alcun caso di positività alla malattia all’interno dei propri confini.  In precedenza all’episodio in questione, il comandante dell’Esercito statunitense in Corea del Sud, il generale Robert B. Abrams, aveva affermato che le truppe nordcoreane avevano ricevuto l’ordine di “sparare per uccidere” per impedire che la pandemia entrasse in Corea del Nord e l’azione del 22 settembre potrebbe essere stata eseguita seguendo tale indicazione.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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