Francia-Libia: Sarkozy e le presunte tangenti di Gheddafi

Pubblicato il 26 settembre 2020 alle 7:15 in Francia Libia

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L’ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, 65 anni, rischia un processo per aver ricevuto tangenti dall’ex sovrano libico deposto, Muammar Gheddafi, per finanziare la propria campagna elettorale. 

Il 24 settembre, Sarkozy ha perso una causa, la cui sentenza prevede l’avvio di un’indagine riguardo alle accuse rivolte contro l’ex presidente di aver utilizzato denaro libico per la sua campagna elettorale del 2007. Una Corte d’appello di Parigi ha confermato la validità dell’indagine, avviata nel 2012. Secondo l’accusa, Sarkozy aveva accettato milioni di euro dal regime di Gheddafi, che era poi stato rovesciato nel 2011 dopo una campagna della NATO, guidata dalla Francia stessa, sulla scia di una rivolta popolare in diverse città libiche. I funzionari libici sarebbero stati quindi sorpresi del supporto di Parigi all’operazione contro Tripoli e avrebbero fatto trapelare la notizia delle tangenti. Sarkozy ha negato le accuse. Il suo avvocato ha rifiutato di commentare tale sviluppo, dopo l’udienza, e non ha specificato se intendeva presentare ricorso.

L’ex presidente francese è stato accusato da alcuni ex funzionari del regime di Gheddafi di aver accettato milioni di euro dal sovrano libico, alcuni dei quali consegnati in valigie piene di contanti. L’indagine è iniziata dopo la pubblicazione di un documento nel 2012, presumibilmente firmato dal capo dell’intelligence libica, in cui si riferiva che Gheddafi aveva accettato di dare a Sarkozy fino a 50 milioni di euro. I giudici stanno anche indagando sulle accuse contro un uomo d’affari franco-libanese, Ziad Takieddine, che avrebbe consegnato alcune valigie contenti denaro, per un totale di 5 milioni di euro. Tali somme erano state donate dal regime libico al capo dello staff di Sarkozy, nel 2006 e nel 2007. Nel caso è accusato anche Alexandre Djouhri, un uomo d’affari noto per essere vicino a diversi politici di estrema destra, sospettato di agire come intermediario per i trasferimenti di denaro.

L’ex presidente era già stato accusato nel 2018 di aver accettato tangenti dalla Libia e di aver occultato l’appropriazione indebita di fondi pubblici libici e il finanziamento illegale di campagne elettorali. Due dei suoi ex ministri, Claude Gueant e Eric Woerth, sono a loro volta indagati. “Penso che i giudici abbiano dimostrato di essere in grado di resistere a ogni tipo di pressione su di loro”, ha dichiarato Vincent Brengarth, avvocato della ONG anti-corruzione “Sherpa”, una delle parti civili nel caso. Le prime rivelazioni riguardo alle tangenti libiche sono emerse nel 2011, quando Francia e Gran Bretagna stavano preparando l’intervento sostenuto dalla NATO che ha posto fine a 41 anni di governo di Gheddafi. Gli investigatori sospettano che la campagna di Sarkozy sia stata finanziata tramite valigie piene di contanti, ma anche grazie ai proventi della vendita, nel 2009, di una villa in Costa Azzurra ad un fondo di investimento libico gestito da Bashir Saleh, l’ex capo dello staff di Gheddafi. Djouhri è sospettato di essere il proprietario della villa, venduta a un prezzo gonfiato per mascherare i presunti fondi libici. 

Quello riguardante la Libia non è l’unico problema legale dell’ex presidente francese, che ha goduto di una rinnovata popolarità da quando è andato in pensione, dato l’alto numero di vendite del suo libro autobiografico. Sarkozy è anche accusato in altri due casi, uno relativo a fatture false concepite per mascherare le spese eccessive per la sua fallita campagna di rielezione del 2012, e un altro per presunta corruzione di un giudice. Sarà processato per il secondo caso il 5 ottobre, quando diventerà il primo ex presidente della Francia sul banco degli imputati per corruzione. Sarkozy, che ha lasciato la politica dopo un fallito tentativo di rimonta per il voto presidenziale del 2017, ha accusato la magistratura di Parigi di perseguitarlo.

Il colonnello libico, Muammar Gheddafi, è stato ucciso il 20 ottobre del 2011, a seguito di una rivolta civile scoppiata il 15 febbraio 2011. A seguito delle proteste, la NATO lanciò un’operazione, il 19 marzo, sulla base della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Dopo anni instabili, il Paese non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e risulta oggi diviso in due schieramenti, contrapposti tra di loro. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dalle Nazione Unite. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk, situato nella regione orientale, nota come Cirenaica. Il cosiddetto “uomo forte” di questo schieramento è il generale Khalifa Haftar, che è appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Giordania. Nonostante la Francia riconosca il governo di Tripoli come legittimo, ha sostenuto segretamente l’esecutivo di Tobruk ed il generale Haftar in diverse occasioni.  

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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