Attacco a Parigi: l’attentatore pakistano voleva punire Charlie Hebdo

Pubblicato il 26 settembre 2020 alle 19:30 in Europa Francia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il principale sospettato degli attacchi avvenuti a Parigi il 25 settembre avrebbe dichiarato di avere avuto come obiettivo il settimanale satirico francese Charlie Hebdo, già colpito da un attentato terroristico il 7 gennaio 2015, secondo quanto rivelato da fonti interne alla polizia il 26 settembre.

Nella stessa giornata, il ministro degli Interni francese, Gerald Darmanin, ha poi confermato che il sospettato sarebbe un cittadino di origine pakistana arrivato in Francia circa tre anni fa come minore non accompagnato e ora 18enne. Secondo le indiscrezioni rilasciate dalla polizia, il ragazzo avrebbe voluto vendicarsi per la ripubblicazione delle vignette satiriche che nel 2015 avevano scatenato il primo attentato. 

Alle 12:00 del 26 settembre, sarebbero state in totale sette le persone poste in stato di fermo dalla polizia francese per il loro sospetto coinvolgimento nella vicenda, tra questi ci sarebbe anche il fratello minore del responsabile, nonostante  l’ipotesi più accreditata sia che l’uomo abbia agito da solo. Un sospetto complice, arrestato nello stesso momento dell’attentatore, sarebbe stato rilasciato senza cauzione nella mattina del 26 settembre, mentre, più tardi un’altra persona sarebbe stata trattenuta e si ritiene possa trattarsi di un ex-coinquilino in un hotel a Nord della capitale francese dell’attentatore. Cinque tra i trattenuti sarebbero, invece, attualmente residenti nello stesso appartamento dell’autore degli attacchi, nel sobborgo settentrionale di Seine-Saint-Denis di Parigi.

Il 25 settembre, intorno a mezzogiorno, 2 persone sono state accoltellate e ferite nell’undicesimo arrondissement di Parigi, vicino ai vecchi uffici della redazione di Charlie Hebdo. Le vittime sono state due giornalisti di “Premiere Ligne Television”, un’emittente televisiva che si trova nello stesso ufficio dell’ex sede del settimanale satirico. L’uomo ritenuto essere l’autore dell’attacco sarebbe stato fermato, insieme ad un’altra persona, davanti all’Opera della Bastiglia poco dopo e avrebbe colpito i due giornalisti senza sapere che la sede di Charlie Hebdo fosse cambiata.

Il ministro dell’Interno francese aveva da subito etichettato la vicenda come atto terroristico di matrice islamica e la polizia francese ha da subito aperto un’inchiesta per tentato omicidio a scopo terroristico.

I nuovi attacchi a Parigi sono avvenuti a poca distanza dall’inizio, il 2 settembre a Parigi, del processo contro 14 presunti complici dei terroristi islamici che, il 7 gennaio 2015, avevano attaccato la sede della rivista satirica Charlie Hebdo dopo la pubblicazione di una vignetta satirica ritraente il profeta Maometto. Ad oggi, Charlie Hebdo, ha una nuova sede il cui indirizzo è tenuto nascosto ma, alla viglia del processo, è tornata a pubblicare la stessa immagine del 2015, ricevendo anche minacce da Al-Qaeda. Sarebbe stata proprio tale pubblicazione a  spingere, secondo le indiscrezioni, il 18enne pakistano ad agire il 25 settembre.

Il 7 gennaio 2015, ebbe inizio la strage seminata legata a Charlie Hebdoe che durò tre giorni. In tale circostanza, i due fratelli franco-algerini Said e Cherif Kouachi, di 32 e 34 anni, fecero irruzione negli uffici della redazione della testata satirica armati di fucili d’assalto AK-47 e dichiarandosi membri di al-Qaeda nella penisola arabica (AQAP). Una volta entrati, i terroristi aprirono il fuoco contro i dipendenti urlando in arabo “Allahu Akbar”, ovvero “Dio è grande”, e uccidendo complessivamente 12 persone. Tra le vittime si contarono il direttore Stephane Charbonnier, che si firmava Charb, e i tre vignettisti Georges Wolinski, Cabu (Jean Cabut) e Tignous (Bernard Verlhac).

Dopo essere fuggiti a bordo di una Citroen C3 nera, gli attentatori si imbatterono in un’auto della polizia, contro cui aprirono nuovamente il fuoco, uccidendo il brigadiere 42enne Ahmer Meraber, di religione musulmana e padre di due figli. Nel frattempo, l’8 gennaio, un terzo terrorista, Amedy Coulibaly, conoscente di Cherif Kouachi, uccise a colpi di arma da fuoco un agente di polizia presso Montrouge, nella periferia meridionale di Parigi, per poi fuggire. Lo stesso uomo, il 9 gennaio, uccise anche quattro uomini ebrei in un supermercato kosher. In un video, Coulibaly dichiarò di aver agito in nome dello Stato Islamico. Dopo giorni di inseguimento senza sosta, tutti e tre i terroristi furono rintracciati e uccisi dai colpi delle forze di sicurezza francesi.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.