Washington si avvicina ad Algeri

Pubblicato il 25 settembre 2020 alle 11:42 in Algeria USA e Canada

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Gli sviluppi della regione Nord-africana e la perdurante presenza della minaccia terroristica hanno spinto gli Stati Uniti a cercare alleanze in Algeria, nel tentativo, secondo alcuni, di creare una base d’appoggio.

A rivelarlo, il 25 settembre, è il quotidiano al-Arab, alla luce dei recenti incontri, svoltisi dal 23 settembre, tra il comandante del Comando africano degli Stati Uniti (AFRICOM), Stephen J. Townsend, e alti funzionari dello Stato algerino, tra cui il capo di Stato, Abdelmadjid Tebboune, il ministro degli Esteri, Sabri Boukadoum, oltre a comandanti e ufficiali delle forze armate di Algeri. I colloqui, secondo le poche informazioni trapelate, hanno preso in esame le relazioni tra Algeria e Stati Uniti in materia militare e di sicurezza, con un focus specifico sulla Libia e il Mali. A tal proposito, è stato posto l’accento su uno dei punti degli emendamenti costituzionali approvati dal Parlamento algerino il 10 settembre e che verrà sottoposto, insieme agli altri, ad un referendum, il primo novembre prossimo.

In particolare, l’Esercito nazionale popolare algerino, secondo gli emendamenti proposti, potrà partecipare alle operazioni al di fuori del territorio nazionale o prendere parte a missioni internazionali, come quelle legate alle Nazioni Unite e all’Unione africana. Non da ultimo, l’Algeria potrà concludere accordi militari bilaterali con Paesi con cui condivide interessi comuni. È qui che AFRICOM potrebbe far leva per raggiungere un patto che porti all’istituzione di una base del proprio comando.

In una dichiarazione rilasciata dall’ambasciata degli Stati Uniti in Algeria, il generale Stephen Townsend ha affermato: “Abbiamo molto da imparare e condividere l’uno con l’altro, e rafforzare questa relazione è molto importante per noi”. Riferendosi soprattutto all’esperienza dell’esercito algerino nella lotta al terrorismo, è stato poi dichiarato: “L’Algeria è un partner impegnato nella lotta al terrorismo, nell’indebolimento delle organizzazioni estremiste violente e nella promozione della stabilità regionale, questioni che rappresentano una necessità comune per Stati Uniti e Algeria”. Parallelamente, il generale algerino Said Chengriha ha affermato che il suo Paese “spera che l’incontro apra nuovi orizzonti, poiché i due Paesi possiedono grandi potenzialità per rafforzare la loro partnership attraverso diversi meccanismi basati su trasparenza, apertura e interessi comuni”.

A detta di al-Arab, sembra che gli sviluppi nella regione Nord-africana e i perduranti spostamenti dei gruppi jihadisti sulla costa del Sahara abbiano ravvivato le ambizioni di Washington, la quale desidera riattivare le sue relazioni militari con l’Algeria, soprattutto perché la mancata sicurezza nella fascia meridionale e sudorientale è ancora considerata terreno fertile per i gruppi terroristici, i quali potrebbero altresì colpire gli interessi degli Stati Uniti e dei partner regionali. Un quadro simile potrebbe spingere Washington a creare una nuova base d’appoggio, passando proprio per l’Algeria. Si tratta di una richiesta precedentemente rifiutata dall’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, nonostante già durante il suo mandato presidenziale gli USA e l’Algeria collaborassero per questioni militari e di Intelligence.

Quella del 23 settembre è stata la prima visita di un comandante AFRICOM in Algeria dal 2018. I rapporti tra Washington e Algeri risalgono al 1962, anno in cui il Paese nordafricano ottenne l’indipendenza dalla Francia. Il Dipartimento di Stato americano ritiene che l’Algeria, data la sua posizione geografica strategica, costituisce un importante partner degli Stati Uniti in termini di sicurezza. Nonostante non sia membro della coalizione internazionale a guida americana che combatte contro l’ISIS, l’Algeria fornisce comunque un supporto, attraverso l’adozione di misure anti-propaganda e attraverso cooperazione con gli Stati vicini e il finanziamento del Sahel Region-Building Working Group (SWG). 

In tale quadro, negli ultimi mesi l’Algeria ha mostrato di voler svolgere un ruolo da mediatore sempre più rilevante nella regione Nord-africana, soprattutto per quanto riguarda la Libia, con cui condivide una frontiera lunga circa 1000 chilometri. Ciò l’ha spinta a compiere importanti sforzi diplomatici con diversi alleati, sia regionali sia internazionali, per raccogliere il sostegno su un’iniziativa che favorisca un nuovo dialogo tra le parti e si focalizzi su un percorso unico, senza sollecitazioni di Paesi esterni che possiedono esclusivamente interessi economici e commerciali sul Nord Africa.

Washington, da parte sua, attraverso il comando AFRICOM, non ha nascosto la propria preoccupazione circa il crescente ruolo di Mosca in Libia, il quale lasciava presagire una replica di quanto accaduto in Siria anche nel Paese Nord-africano. A tal proposito, sono state proprio le forze USA a monitorare costantemente i movimenti della Compagnia Wagner e a segnalare l’invio di aerei russi presso la base di al-Jufra.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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