Siria: esplosione in un’area controllata da Ankara, 3 civili morti

Pubblicato il 25 settembre 2020 alle 8:31 in Siria Turchia

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Tre civili sono deceduti e altri 7 sono rimasti feriti a seguito dell’esplosione di un’autobomba verificatasi, il 24 settembre, nell’area rurale settentrionale di Hasakah, nel Nord-Est della Siria.

In particolare, secondo quanto riportato da al-Arabiya, l’episodio ha avuto luogo nella città di Tell Halaf, ad Ovest di Ras al-Ain. Si tratta di un’area posta sotto il controllo di forze turche e di gruppi ad esse affiliati e che assiste spesso ad episodi di tal tipo. Secondo fonti dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, l’esplosione del 24 settembre è stata provocata un’autobomba parcheggiata vicino a un autobus che trasportava passeggeri nella città di Tal Halaf. Poche ore prima, il medesimo luogo aveva assistito ad un’altra violenta esplosione, senza provocare vittime.

Tra i gruppi posti a controllo dell’area vi è l’Esercito Siriano Libero (ESL), il quale riceve il sostegno della Turchia. Tale Esercito è considerato uno dei più importanti gruppi di opposizione armata attivo in Siria, impegnato nel conflitto per contrastare le forze del presidente siriano, Bashar al-Assad. L’ESL e gli altri gruppi filoturchi hanno preso il controllo di alcune città del Nord-Est della Siria, tra cui Tell Abyad e Ras al-Ain, dopo l’operazione lanciata dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il 9 ottobre 2019. Tale operazione è stata soprannominata “Fonte di pace”, ed ha avuto inizio un giorno dopo il ritiro delle truppe statunitensi dalla regione. L’obiettivo è stato rappresentato dalle Syrian Democratic Forces (SDF), le quali occupano una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq.

Fonte di Pace si è conclusa il 22 ottobre 2019. In realtà, a seguito di una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti avevano finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo già il 17 ottobre 2019. Tuttavia, i combattimenti sono continuati anche successivamente in alcune città, fino a quando, il 22 ottobre 2019, il capo di Stato turco, Erdogan, ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un’intesa a Sochi, nel Sud della Russia. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km.

Secondo le fazioni turche, sono le SDF ad essere tra i responsabili dei diversi attacchi contro i propri membri. Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Il braccio armato principale, nonché forza preponderante, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le loro operazioni sono state perlopiù sostenute dagli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea. Grazie a tale collaborazione, negli ultimi anni, le SDF sono riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, ma Erdogan si oppone fortemente all’ipotesi che queste possano controllare un territorio così vasto al confine con la Turchia.Secondo alcunida un lato, Ankara sta cercando di “flirtare” con i curdi siriani per tenerli lontani dagli Stati Uniti. Dall’altro lato, continua a collaborare con Teheran e Damasco, per trasformare l’Est dell’Eufrate in un’area ostile alla presenza statunitense e smantellare gradualmente le forze ad essi alleate, le SDF.

Tali mosse si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto siriano, oramai entrato nel suo decimo anno. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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