Sarraj alle Nazioni Unite: necessario accelerare il dialogo politico

Pubblicato il 25 settembre 2020 alle 9:30 in Africa Libia

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Il primo ministro del governo di Tripoli, nonché capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj, ha chiesto il sostegno della comunità internazionale per proseguire sulla strada di un dialogo politico che includa tutte le parti coinvolte nella crisi libica. Nel frattempo, il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, ha riferito di aver superato le divergenze con il generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, e che entrambi sono concordi sulle modalità per giungere ad una risoluzione del conflitto.

Le parole di al-Sarraj sono giunte il 24 settembre, in occasione del discorso pronunciato alla 75esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. In particolare, il premier tripolino ha ritenuto “l’altra parte”, con riferimento all’avversario Haftar, responsabile delle violazioni del cessate il fuoco annunciato il 21 agosto scorso. A fronte di ciò, è stata evidenziata la necessità di accelerare le operazioni per la ripresa del dialogo politico tra tutte le forze politiche libiche, mentre la comunità internazionale è stata esortata a mettere in atto “misure pratiche” che obblighino Haftar ed i propri alleati a ritirare i mercenari stranieri dai fronti di combattimento e a garantire la ripresa delle attività presso i giacimenti petroliferi. Nella medesima occasione, al-Sarraj ha poi sottolineato di aver mantenuto la promessa fatta in precedenza, ovvero impedire al cosiddetto “invasore” di entrare nella capitale Tripoli.

Circa la situazione interna e le recenti proteste scoppiate anche nella capitale, al-Sarraj ha affermato che il proprio governo, il Governo di Accordo Nazionale (GNA), si impegnerà a sostenere i diritti dei cittadini libici, tra cui il diritto ad esprimersi pacificamente, e non consentirà a nessuno di reprimerli. Parallelamente, a detta del premier, l’esecutivo di Tripoli sta lavorando per migliorare le condizioni di vita e i servizi erogati, così come richiesto dalla popolazione, oltre che per frenare la proliferazione di armi. A tal proposito, al-Sarraj ha dichiarato di aver raggiunto risultati “tangibili” in collaborazione con la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL). Il GNA, ha poi riferito il premier, spera che la comunità internazionale possa sostenere il proprio Paese nell’organizzazione di elezioni parlamentari e presidenziali, attese da tempo “da chi crede nello Stato e nelle istituzioni”.

Il discorso di al-Sarraj giunge dopo che, il 16 settembre, lo stesso premier ha annunciato che è disposto a dimettersi entro la fine del mese di ottobre, ovvero una volta che verrà nominato un nuovo premier e formato un nuovo organo esecutivo. Ciò avverrà nel corso di un “dialogo” che si terrà sotto l’egida delle Nazioni Unite. A tal proposito, per il 26 e 27 settembre è prevista la ripresa dei colloqui in Marocco e in Svizzera, volti alla nomina di “posizioni sovrane” e alla formazione di un nuovo governo di unità nazionale. È dal 21 agosto, data in cui al-Sarraj e Aguila Saleh hanno annunciato un cessate il fuoco e incoraggiato la smilitarizzazione della città costiera di Sirte, che il panorama internazionale assiste ad una maggiore mobilitazione, con il fine ultimo di trovare una risoluzione al perdurante conflitto libico.

Tra i diversi incontri, il generale Haftar ed il presidente parlamentare Saleh, il 23 settembre, si sono recati al Cairo per discutere con il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, degli ultimi sviluppi relativi alla crisi libica. A tal proposito, in un’intervista con al-Arabiya, Saleh ha affermato che i colloqui hanno preso in esame le mosse volte a giungere a una soluzione politica e le modalità necessarie ad unire le istituzioni libiche. A tal proposito, è stato sottolineato che lui e Haftar “sono sulla stessa strada” per risolvere la crisi libica.

A detta di Saleh, una volta che verrà istituita una nuova “autorità” riconosciuta a livello internazionale, le forze armate libiche si uniranno e i mercenari verranno espulsi. L’LNA, dal canto suo, si è detto disposto a continuare a difendere il Paese. Circa il Consiglio presidenziale, questo avrà un rappresentante proveniente da ciascuna regione libica e il suo presidente ed il primo ministro saranno due figure distinte, provenienti da due aree diverse. Parallelamente, la nuova autorità chiederà alla Turchia di ritirare le proprie forze e rivedrà tutti gli accordi conclusi con tale Paese. Non da ultimo, le entrate petrolifere verranno momentaneamente depositate in un conto apposito e non dovranno giungere nelle mani di milizie armate. A tale scopo, è stato richiesto l’impegno della comunità internazionale.

La situazione di grave instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica. Gli schieramenti che si oppongono sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar, l’Italia e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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