Russia e Iran unite contro le minacce degli Stati Uniti

Pubblicato il 25 settembre 2020 alle 18:20 in Russia Siria USA e Canada

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La Russia costruirà le sue relazioni con l’Iran senza dover tenere conto della minaccia di sanzioni statunitensi, ha affermato il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov. Le dichiarazioni sono state rilasciate durante la visita dell’omologo iraniano, Javad Zarif, giunto a Mosca giovedì 24 settembre. Il dialogo tra i due è stato definito da entrambe le delegazioni “positivo e costruttivo”.

Iran e Russia, è stato concordato, devono proseguire nei colloqui e rafforzare costantemente i legami reciproci alla luce del delicato contesto regionale e internazionale. Zarif ha sottolineato che Mosca e Teheran devono mantenere uno stretto coordinamento se intendono risolvere i problemi della regione. Lavrov, dal canto suo, ha osservato che la richiesta statunitense di interrompere la cooperazione con l’Iran è “illegale”. “Spero che altri Paesi che cooperano con Teheran prendano una posizione di principio e siano guidati dai loro interessi nazionali”, ha affermato il ministro degli Esteri russo.

Secondo quanto riferito alla stampa da Zarif, tornato in patria venerdì 25 settembre, “il viaggio a Mosca ha preparato il terreno per discutere degli sviluppi in Siria in accordo con il coordinamento delle nostre posizioni su Siria e Afghanistan e sul Piano d’azione globale congiunto (JCPOA)”. Quest’ultimo, firmato il 14 luglio 2015, a Vienna, da Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea, prevedeva limiti allo sviluppo del programma nucleare iraniano in cambio del progressivo allentamento delle sanzioni internazionali che gravano a suo carico. Washington, tuttavia, lamentando la mancanza di rispetto degli obblighi imposti a Teheran dall’accordo, ha deciso di abbandonare unilateralmente l’intesa, l’8 maggio del 2018. In più, qualche giorno fa, il 19 settembre, l’amministrazione Trump ha deciso di reimporre le sanzioni Onu contro l’Iran, nonostante l’opposizione dei Paesi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tra cui Russia e Cina.

Di fronte a tale scenario, il 20 settembre, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha affermato che la misura statunitense non ha valore legale, e che l’Iran non si piegherà mai al “bullismo degli Stati Uniti”. Washington è stata poi messa in guardia da qualsiasi altra azione simile, dichiarando che Teheran è pronta a rispondere in modo decisivo. Parallelamente, ha riferito il capo di Stato, l’Iran è altresì disposto a tornare indietro sui suoi passi in merito alle misure adottate nel quadro dell’accordo sul nucleare, se gli altri membri adempiranno ai propri impegni.

Per quanto riguarda la Siria, Zarif ha assicurato che l’Iran si coordinerà con Russia e Turchia sulla pace nel Paese durante i colloqui del formato Astana. Mosca e Ankara svolgono un ruolo decisivo nel destino dello Stato mediorientale. Il governatorato siriano Nord-occidentale di Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta sotto il controllo dei ribelli. Il 5 marzo scorso, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un accordo volto a stabilire un cessate il fuoco nella regione e l’organizzazione di pattuglie congiunte sulla strada internazionale M4. Il fine ultimo di Ankara è creare un’area smilitarizzata, una “safe zone”, distante circa 30 km dal confine siro-turco. Tuttavia, tali operazioni sono state più volte ostacolate da gruppi di ribelli locali e dall’organizzazione jihadista, di ideologia salafita, Hayat Tahrir al-Sham (HTS), affiliata ad Al-Qaeda e coinvolta nella guerra civile siriana.

Parallelamente, la tregua è stata più volte violata dalle forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, coadiuvate da Mosca, facendo temere una nuova escalation. Tra gli episodi più recenti, il 20 settembre, aerei da guerra russi hanno bombardato Idlib e l’area ad essa circostante, sferrando circa 30 missili. Si è trattato del “peggior bombardamento di Mosca su Idlib dal cessate il fuoco”, il cui scopo era colpire le postazioni occupate dai ribelli del gruppo jihadista HTS. A detta delle organizzazioni locali, l’attacco ha provocato circa 29 vittime, tra morti e feriti.

Il perdurante conflitto siriano è oramai entrato nel suo decimo anno. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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