Paesi arabi e europei si uniscono per favorire il dialogo tra Israele e Palestina

Pubblicato il 25 settembre 2020 alle 11:21 in Europa Medio Oriente

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I ministri degli Esteri di Egitto, Francia e Giordania si sono incontrati ad Amman per chiedere la ripresa dei negoziati tra Israele e Palestina e ribadire che la soluzione a due Stati è l’unica strada per risolvere il conflitto. Il ministro degli Esteri della Germania, Heiko Maas, ha partecipato alla conferenza da remoto, essendo stato costretto all’isolamento dopo che una delle sue guardie del corpo è risultata positiva al coronavirus.

“Non ci sarà una pace globale e duratura se non risolviamo il conflitto sulla base della soluzione a due Stati”, ha detto ai giornalisti, dopo la riunione, il ministro degli Esteri giordano Ayman al-Safadi. “Non c’è alternativa”, ha ribadito l’omologo francese Jean-Yves Le Drian. “I palestinesi e gli israeliani devono dimostrare il loro impegno nel dialogo e noi siamo pronti a sostenere questo processo”, ha aggiunto.

I quattro ministri hanno inoltre elogiato i recenti accordi per la normalizzazione delle relazioni tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Maas ha accolto con favore la notizia affermando che simili iniziative “dimostrano che la pace nella regione è possibile”. Lo stesso ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha sottolineato che la ripresa delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi del Golfo e Tel Aviv rappresenta “uno sviluppo importante che porterà a un maggiore sostegno e a una più intensa interazione tra i Paesi del Medio Oriente al fine di raggiungere una pace globale”.

L’Egitto è stato il primo Paese arabo a firmare un trattato di pace con Israele, nel 1979. Poco dopo è stata la volta della Giordania, nel 1994. Circa una settimana fa, Il 15 settembre, Washington è stata testimone della firma ufficiale degli accordi di normalizzazione tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, i quali hanno deciso di unire i propri sforzi in un’ottica anti-iraniana. I vari gruppi a rappresentanza della Palestina, tuttavia, hanno condannato l’iniziativa ritenendola un “tradimento” dei Paesi arabi nei confronti della causa palestinese e una mossa che non fa altro che indebolire ulteriormente la posizione panaraba, secondo la quale, per instaurare relazioni con i suoi vicini nella regione, Israele è tenuto a ritirarsi dai territori occupati e a riconoscere l’esistenza di un’entità statale palestinese.

Il 22 settembre, la Palestina ha deciso di rinunciare alla presidenza del Consiglio della Lega Araba, definendo “disonorevole” qualsiasi accordo arabo con Israele. Ad annunciarlo, il ministro degli Esteri, Riyad al-Maliki. La decisione è giunta dopi che i palestinesi non sono riusciti a far approvare dalla Lega una bozza di risoluzione che condannava la firma di accordi di normalizzazione tra Israele e i Paesi membri dell’organizzazione. Al-Maliki ha precisato che rinunciare alla presidenza non significa ritirarsi dall’organizzazione panaraba. Tuttavia, i trattati di riavvicinamento, è stato riferito, sono in contrapposizione alle decisioni prese in precedenza, tra cui l’Iniziativa di pace araba, e pongono maggiori sfide per l’Autorità palestinese. Pertanto, quest’ultima, non vuole assistere i Paesi arabi nella loro corsa verso la normalizzazione, prendendo decisioni verso cui potrà difficilmente opporsi.

Anche Hamas e Fatah hanno mostrato la volontà di cooperare e di fare fronte comune in un quadro di “resistenza popolare congiunta”, volta a contrastare la decennale presenza israeliana. Un’atmosfera simile ha portato alla dichiarazione del 3 settembre, in cui le fazioni palestinesi hanno ribadito la propria opposizione al piano di Trump, all’accordo di normalizzazione e al progetto israeliano di annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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