Operazione Irini: 51 membri dell’equipaggio positivi al coronavirus

Pubblicato il 25 settembre 2020 alle 15:19 in Europa Italia

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Almeno 51 dei 186 membri dell’equipaggio di una nave dell’Unione Europea, impegnata nell’operazione Irini, sono positivi al coronavirus. Le infezioni sono state scoperte dopo una serie di test di routine e sono state comunicate il 25 settembre.

La fregata (FREMM) Margottini della Marina Militare era dall’8 settembre la nuova flagship dell’Operazione EUNAVFOR MED Irini in sostituzione dell’unità anfibia San Giorgio. L’imbarcazione è attraccata nel porto italiano di Augusta per motivi logistici, dopo 15 giorni di attività in mare, si legge in un comunicato pubblicato il 25 settembre. La maggior parte di coloro che sono risultati positivi sono cittadini italiani. I responsabili della missione hanno reso noto che ripeteranno i test per tutto il personale a bordo per verificare se ci sono stati ulteriori contagi. 

L’operazione Irini, attiva dal primo aprile 2020, è una missione aerea e navale, attiva nel Mediterraneo orientale, creata con l’obiettivo di far rispettare l’embargo in Libia e fermare il traffico di armi. Ha sostituito la vecchia operazione Sophia, il cui mandato è scaduto proprio a fine marzo. A differenza di quest’ultima, che si concentrava soprattutto sulla lotta alla tratta di migranti, Irini si occupa quasi esclusivamente delle violazioni all’embargo sulle armi in Libia, istituito dall’ONU il 26 febbraio del 2011. La missione, guidata dal comandante italiano Fabio Agostini, si avvale di navi e mezzi aerei e satellitari e può condurre ispezioni in alto mare, al largo della Libia, su imbarcazioni sospettate di trasportare armi o materiale similare, secondo quanto stabilito anche dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tra i compiti secondari di Irini, sono compresi il monitoraggio e la raccolta di informazioni sull’export illegale di petrolio, il supporto alle operazioni e il contributo all’addestramento della Guardia Costiera libica e ai militari della Marina, nonché il sostegno allo smantellamento delle reti di trafficanti. La durata della missione è stata momentaneamente fissata a un anno, fino al 31 marzo 2021.

Il 4 agosto, la Germania ha inviato la fregata Amburgo, con a bordo circa 250 soldati, per unirsi alla missione Irini. La nave è partita con un mandato di 5 mesi, dunque i membri dell’equipaggio torneranno in Germania il 20 dicembre. Fino ad allora, potrebbero non scendere mai a terra a causa delle precauzioni relative alla pandemia di coronavirus. “Siamo di fronte a una missione che metterà la nave e l’equipaggio di fronte a sfide precedentemente sconosciute sotto vari aspetti”, ha dichiarato il comandante Jan Fitschen, martedì 4 agosto. “L’operazione si sta svolgendo su terreni politici e operativi molto difficili”, ha aggiunto. I Paesi accusati di violare l’embargo sulle armi in Libia includono Turchia, Russia ed Emirati Arabi Uniti. Ankara e il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli sostengono che la missione europea Irini sia troppo sbilanciata a favore del generale di Tobruk, Khalifa Haftar, dal momento che non si occupa di controllare i traffici di armamenti via terra, spesso più frequenti di quelli via mare o via aerea. In particolare, lamenta il primo ministro del GNA, Fayez al-Sarraj, non vengono monitorate le consegne dall’Egitto, uno dei più fedeli alleati, insieme agli Emirati Arabi Uniti, dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) di Haftar.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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