Mali: la prima apparizione pubblica del colonnello Bah N’Daou

Pubblicato il 25 settembre 2020 alle 6:07 in Africa Mali

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Il neo-nominato presidente ad interim del Mali, il colonnello Bah N’Daou, ha fatto la sua prima apparizione pubblica, il 24 settembre, in un incontro con l’ex presidente nigeriano, Goodluck Jonathan. 

N’Daou, 70 anni, ha incontrato l’ex presidente nigeriano a Bamako, il 24 settembre. Goodluck Jonathan si trovava in missione per la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), alla vigilia del giuramento di N’Daou come presidente del Mali. La nomina del colonnello come presidente ad interim è stata annunciata il 21 settembre da Assimi Goita, a capo di un governo militare che ha preso il potere il 18 agosto in Mali, rovesciando l’ex presidente, Ibrahim Boubacar Keita. Goita servirà come vice e il nuovo presidente ad interim governerà per un massimo di 18 mesi, prima di organizzare nuove elezioni nazionali.

In tale contesto, l’ECOWAS aveva imposto sanzioni al Mali il 20 agosto, al fine di esercitare pressioni a favore di un rapido ripristino di un governo civile, chiedendo la nomina di personalità civili come presidente ad interim e primo ministro. Jonathan, il 24 settembre, ha però dichiarato che il blocco degli Stati dell’Africa Occidentale annuncerà, il 25 settembre, se il percorso intrapreso dal Mali soddisfa i criteri per il ritiro delle sanzioni. “Sono molto contento di ciò che sta accadendo ora in Mali. I giovani soldati che hanno preso il potere stanno facendo un lavoro in linea con quanto volevano i leader dell’ECOWAS”, ha affermato Jonathan dopo essere atterrato a Bamako per i colloqui con N’Daou. 

L’istituzione di un governo transitorio era urgente in Mali, anche a causa di un’instabile situazione interna. Prima del colpo di Stato, erano in corso da mesi manifestazioni e proteste che chiedevano le dimissioni dell’ormai ex-presidente per casi di corruzione e per il progressivo peggioramento delle condizioni di sicurezza in molte aree del Paese. Il malessere popolare era stato poi esacerbato il 5 giugno dalla diffusione dei risultati elettorali delle votazioni del precedente 19 aprile, che avevano assegnato al partito del presidente in carica, il Raggruppamento per il Mali (Rpm), la vittoria, nonostante le votazioni fossero state organizzate in condizioni dubbie e precarie, portando così la popolazione a scendere in strada.

L’intervento dei militari ha poi portato al colpo di Stato del 18 agosto, che ha rovesciato Keita. Il 75enne, in carica dal 2013, aveva annunciato le sue dimissioni immediate in un breve discorso trasmesso dall’emittente nazionale ORTM, intorno a mezzanotte del 19 agosto scorso, presumibilmente dalla base militare di Kati, appena fuori Bamako. L’ormai ex-presidente aveva dichiarato lo scioglimento del governo e dell’Assemblea Nazionale, sostenendo di non avere scelta difronte all’intervento delle forze armate e aveva poi precisato di non voler assistere a spargimenti di sangue in difesa della sua posizione. Mentre erano in atto tali cambiamenti politici, il Paese ha dovuto affrontare le continue violenze, alimentate dai gruppi armati affiliati ad al-Qaeda e all’ISIS, e che si sono estese anche i vicini Niger e Burkina Faso, destabilizzando la regione e creando un’enorme crisi umanitaria.

Il 9 settembre, un gruppo di militanti islamisti ha ucciso 3 soldati maliani e distrutto due veicoli in un attacco vicino ad Alatona, nella regione di Segou, nel Mali centrale, secondo quanto riferito da funzionari militari. In tale contesto, i 15 Paesi dell’ECOWAS – ovvero Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Togo – temevano un’ulteriore deriva per il Paese, sotto la guida dei militari. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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