Immigrazione: Olbia porto sicuro per la Alan Kurdi

Pubblicato il 25 settembre 2020 alle 17:05 in Immigrazione Italia

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La sera del 24 settembre, le autorità italiane hanno annunciato di aver assegnato il porto sardo di Olbia come “porto sicuro” per lo sbarco della nave di soccorso umanitario Alan Kurdi, con 125 migranti a bordo.

Dopo quasi una settimana in mare, i restanti 125 migranti a bordo della Alan Kurdi hanno ricevuto l’autorizzazione a sbarcare in Sardegna dal Ministero dell’Interno italiano. Secondo la ministra dell’Interno italiana, Luciana Lamorgese, la Alan Kurdi non sarebbe stata in grado di resistere al mare mosso. Il 19 e 20 settembre, l’imbarcazione gestita dall’organizzazione di soccorso umanitario Sea-Eye, aveva salvato 133 migranti da 3 diversi mezzi al largo delle coste libiche. Otto migranti erano stati evacuati dalla guardia costiera italiana per motivi medici, dopo il salvataggio.

Successivamente, il capitano della Alan Kurdi aveva dichiarato che la nave sarebbe salpata per la Francia, per raggiungere il porto di Marsiglia, dopo che le richieste dell’equipaggio per un porto sicuro erano state rifiutate o accolte con silenzio da Italia e Malta. Poi, il 24 settembre, il maltempo ha costretto la nave a cercare riparo al largo della Sardegna. Il capitano aveva già dichiarato la sua intenzione di continuare a chiedere alle autorità italiane e francesi approdi sicuri durante il viaggio verso la Francia. La prospettiva dell’arrivo della nave nei pressi delle coste francesi ha spinto le autorità di Parigi ad avviare discussioni con le loro controparti italiane e il resto dell’UE, fino a trovare una soluzione.

Il sindaco in carica di Marsiglia si era dichiarato pronto ad accogliere la nave, ma il governo francese aveva dichiarato che era responsabilità dell’Italia offrire un porto sicuro poiché la nave si trovava nelle acque italiane quando ha presentato la richiesta. Parigi ha aggiunto che consentire o meno lo sbarco dei migranti è una prerogativa del governo nazionale e non era possibile consentire a singole città di prendere tale decisione. Dopo molte discussioni, il porto di Olbia, sulla costa Nord-Orientale della Sardegna, è stato assegnato come porto sicuro e 100 dei migranti saranno ridistribuiti in vari Paesi europei, mentre 25 rimarranno in Italia.

Lo sbarco arriva il giorno dopo la pubblicazione di un report di Amnesty International, intitolato “Tra la vita e la morte”, che evidenzia le violazioni dei diritti umani subite dai migranti e rifugiati soccorsi nel Mediterraneo, che vengono riportati in Libia. Il documento sottolinea che questi individui, in Libia, “sono intrappolati in un ciclo di gravi violazioni dei diritti umani e abusi tra cui detenzioni arbitrarie prolungate e altre privazioni illegali della libertà”. In 58 pagine, il report analizza la crisi nel Paese Nordafricano e si conclude con una serie di raccomandazioni per le autorità locali, i gruppi che di fatto controllano il territorio, per il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, per l’Unione Europea e per i suoi Stati membri. “Per interrompere il ciclo di abusi, l’UE e i suoi Stati membri devono riconsiderare la loro cooperazione con la Libia sulla migrazione, subordinando qualsiasi ulteriore sostegno all’azione immediata per fermare orribili abusi contro rifugiati e migranti”, ha scritto Amnesty.

Il documento è stato diffuso in seguito all’annuncio da parte della Commissione Europea della nuova proposta per superare il sistema di Dublino e garantire una ridistribuzione dei migranti all’interno dell’Unione Europea. Il piano prevede un meccanismo di “solidarietà obbligatoria” e una conseguente divisione degli oneri in tale ambito. Tuttavia, il piano è stato fortemente criticato poichè prevede anche il rimpatrio di alcuni soggetti, sopratutto in periodi di emergenza migratoria. La proposta deve ancora essere approvata dal Parlamento Europeo e molti Stati membri, sopratutto nell’Est Europa si sono già opposti alla proposta della Commissione. Intanto, Amnesty sottolinea la gravità della situazione e ribadisce l’urgenza di agire. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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