Nuovo “patto sull’immigrazione”: primi dubbi tra i Paesi dell’Est Europa

Pubblicato il 24 settembre 2020 alle 17:37 in Europa Immigrazione

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L’Ungheria, la Polonia, la Repubblica Ceca e la Slovacchia hanno criticato la proposta europea di revisione delle norme in materia di immigrazione e asilo, affermando che il nuovo patto, presentato dalla Commissione il 23 settembre, risulta “inaccettabile” per il Gruppo di Visegrád. Dopo un incontro a Bruxelles con la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, il primo ministro ungherese, Viktor Orban, il premier polacco, Mateusz Morawiecki e quello della Repubblica Ceca, Andrej Babis, hanno dichiarato, anche a nome della Slovacchia: “Dobbiamo fermare la migrazione, le quote e il trasferimento. Queste regole non sono accettabili per noi”. “La strategia dovrebbe essere quella secondo la quale queste persone restino nei loro Paesi d’origine e noi dobbiamo fare il massimo per questo, dobbiamo discuterne seriamente”, ha aggiunto il primo ministro Babis, ricordando che, per la prossima settimana, è previsto un summit dei leader europei durante il quale si parlerà per l’appunto di migrazione.

Il piano della Commissione, ideato dalla Germania, che nel 2015 ha accolto circa un milione di rifugiati, dovrebbe obbligare legalmente tutti gli Stati membri ad ospitare la loro quota di rifugiati in cambio di finanziamenti provenienti dal bilancio del blocco. La Von der Leyen ha sottolineato che “solidarietà” non significa solo accogliere i migranti, ma anche, ad esempio, inviare forniture mediche o attrezzature ove è necessario. Lo screening all’ingresso viene consentito per ragioni sanitarie o relative alla sicurezza nazionale. In caso un individuo rappresenti una minaccia per quest’ultima ragione, la Germania ha proposto una valutazione preliminare in cui si possano escludere coloro che non hanno basi per presentare una domanda d’asilo.

La Commissione vuole anche accelerare le procedure di richiesta di asilo, per determinare rapidamente se una persona è ammissibile ed evitare ai richiedenti i prolungati periodi di incertezza nei campi. Inoltre, i Paesi dell’UE con frontiere esterne sarebbero sottoposti a un monitoraggio più attento per garantire il rispetto delle norme, a seguito delle molteplici segnalazioni di respingimenti illegali da Ungheria, Croazia, Grecia o Malta. Le persone soccorse in mare dovrebbero essere ricollocate nel blocco e non rimandate indietro. Infine, la Commissione ha raccomandato agli Stati membri di non criminalizzare gli enti coinvolti in tali salvataggi. In tempi di immigrazione regolare, tutti gli Stati dell’UE sarebbero obbligati ad intervenire ricollocando e rimpatriando persone, o offrendo assistenza materiale sul campo nei Paesi di arrivo. Nel caso un Paese fosse sottoposto ad una forte pressione migratoria, potrebbe attivare un meccanismo di crisi in base al quale gli Stati dell’UE sarebbero obbligati ad accogliere gli individui o, nella peggiore delle ipotesi, a rimandarle indietro. Per come è stato formulato, il piano presentato dalla Commissione potrebbe entrare in vigore entro il 2023, tuttavia, deve ancora essere approvato dal Parlamento Europeo. 

I Paesi del Gruppo di Visegrád, che a differenza dei loro partner occidentali più ricchi hanno poca esperienza nel gestire un gran numero di migranti, si sono già in precedenza opposti a un piano della Commissione che prevedeva di ridistribuire i richiedenti asilo negli Stati membri dell’UE. Orban è poi tornato, giovedì 24 settembre, a criticare le ultime proposte dell’esecutivo UE, esprimendo la sua opposizione all’abrogazione del cosiddetto “Regolamento di Dublino”. La regola prevede che il primo Paese di arrivo dei migranti sia responsabile delle procedure relative ad eventuali richieste di asilo o rimpatri, il che pone un onere pesante a carico delle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo. In base alla nuova proposta della Commissione, invece, i rifugiati sarebbero ricollocati tra i vari Paesi membri secondo il principio della “solidarietà obbligatoria”.

“La svolta arriverà quando verrà accettata la proposta ungherese secondo la quale nessuno può entrare nel territorio dell’Unione Europea fino a quando uno degli Stati membri non chiuderà la procedura di asilo”, ha dichiarato Orban in conferenza stampa. I capi di governo dell’UE discuteranno le proposte della Commissione la prossima settimana. Anche il primo ministro ceco, Andrej Babis, ha rivendicato una posizione simile a quella dell’omologo ungherese e ha affermato che i migranti che entrano nell’Unione dovrebbero essere fermati e riportati nei loro Paesi d’origine.

Il nuovo piano per l’immigrazione è stato elaborato a seguito del devastante incendio del 9 settembre nel campo profughi di Moria, il più vasto d’Europa, situato sull’isola greca di Lesbo. Tale evento ha lasciato circa 12.000 migranti e rifugiati senza un tetto, riportando i riflettori sulle politiche migratorie dell’UE. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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