L’Arabia Saudita si scaglia contro l’Iran e il suo espansionismo

Pubblicato il 24 settembre 2020 alle 10:46 in Arabia Saudita Iran

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Il sovrano del Regno saudita, il re Salman bin Abdul-Aziz al-Saʿud, ha rivolto dure critiche contro l’Iran, esortando la comunità internazionale ad avviare una “guerra totale” contro le politiche espansionistiche di Teheran e il suo alleato Hezbollah.

Le parole del monarca saudita sono giunte il 23 settembre, in occasione del discorso pronunciato, in videoconferenza, di fronte ai 193 partecipanti della 75esima Assemblea generale delle Nazioni Unite. In particolare, re Salman ha evidenziato come Riad abbia, nel corso degli anni, teso la mano verso Teheran in segno di pace, provando a discutere delle strade da seguire per istaurare relazioni di buon vicinato, mentre ha accolto con favore gli sforzi internazionali profusi nella cornice del programma sul nucleare iraniano. Tuttavia, ha affermato re Salman, il regime iraniano ha sfruttato un tale approccio per perseguire le proprie politiche espansionistiche, stabilire reti terroristiche e impiegare le ricchezze del popolo iraniano per portare avanti dei progetti che hanno provocato caos, settarismo ed estremismo nella regione mediorientale.

Per tale motivo, la comunità internazionale è stata esortata ad intervenire per frenare le attività di uno dei principali sponsor del terrorismo, l’Iran, e per far sì che non acquisisca ulteriori armi di distruzione di massa. In particolare, a detta di re Salman, è necessaria una soluzione globale ed inclusiva, in quanto, come notato nelle esperienze precedenti, soluzioni parziali e di riconciliazione non riescono a ostacolare Teheran dal minacciare la sicurezza e la pace internazionale. Parallelamente, anche il partito sciita Hezbollah, sostenuto dall’Iran, è stato incluso tra i responsabili dell’instabilità mediorientale, oltre che della violenta esplosione che, il 4 agosto, ha distrutto il porto della capitale libanese Beirut. “Questa organizzazione terroristica deve essere disarmata” ha affermato il monarca saudita riferendosi ad Hezbollah, la cui “egemonia” avrebbe provocato l’incidente del 4 agosto.

Re Salman ha poi rivolto l’attenzione verso il perdurante conflitto in Yemen, dove i ribelli sciiti Houthi godono dell’appoggio di Teheran nella loro lotta contro il governo legittimo. Riad, dal canto suo, guida una coalizione internazionale volta a sostenere il presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, ed il suo esercito. Anche in questo caso, il sovrano del Regno saudita, nel suo discorso del 23 settembre, ha accusato l’Iran per aver esacerbato la crisi yemenita, attraverso il proprio sostegno agli Houthi, i quali continuano a condurre attacchi contro soggetti ed oggetti civili, in Yemen così come nei territori sauditi, e a minacciare la sicurezza delle rotte del commercio marittimo internazionale. A tal proposito, re Salman ha dichiarato che il proprio Paese non esiterà a difendere la sicurezza del Regno, ma, al contempo, si è detto a sostegno degli sforzi profusi dalle Nazioni Unite per trovare una soluzione alla crisi yemenita.

Stando a quanto sottolineato da alcuni analisti, si tratta di uno dei pochi discorsi in cui il sovrano saudita ha rivolto accuse dai toni accesi contro il nemico iraniano. Da un lato, re Salman sembra aver voluto ribadire la priorità del proprio Paese, ovvero salvaguardare la sicurezza del Regno. Dall’altro lato, sembra aver voluto inviare un messaggio al Libano, invitandolo ad allontanare Hezbollah dalla scena politica libanese se si desidera ricevere supporto finanziario ed economico da Riad.

Circa i recenti accordi di normalizzazione promossi dagli Stati Uniti, che hanno visto coinvolti Israele, gli Emirati Arabi Uniti (UAE) e il Bahrein, il re Salman ha semplicemente riferito di sostenere gli “sforzi profusi dall’attuale amministrazione statunitense per portare la pace in Medio Oriente, esortando le parti palestinese e israeliana a sedersi al tavolo dei negoziati per giungere ad un accordo giusto e inclusivo”. A tal proposito, alcuni analisti hanno evidenziato come il sovrano abbia preferito far riferimento soltanto al conflitto israelo-palestinese, senza parlare di eventuali alleanze con Israele. In precedenza, il Regno ha più volte ribadito la propria posizione a fianco del popolo palestinese, sottolineando che l’Iniziativa di pace araba del 2002 costituisce la base per una soluzione giusta che garantisca l’istituzione di uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme Est.

Nel corso degli ultimi anni, l’Iran ha più volte accusato l’Arabia Saudita di sostenere vari gruppi jihadisti, nel tentativo di suscitare discordia a livello regionale e promuovere una visione conservatrice dell’Islam sunnita. Riad e Teheran hanno lottato per l’influenza regionale per decenni, ma le loro relazioni si sono interrotte all’inizio del 2016, dopo che, il 2 gennaio di quell’anno, manifestanti iraniani hanno dato fuoco all’ambasciata saudita, in risposta all’esecuzione di un importante religioso musulmano sciita, accusato di incitamento al disordine.

Tra gli ultimi episodi del 2019, il 14 settembre due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. L’Iran è stato ritenuto il responsabile di tale accaduto sia dagli Stati Uniti sia da altri Paesi, tra cui Francia, Germania e Regno Unito, in quanto non vi sarebbero “altre spiegazioni”. Teheran, dal canto suo, ha rifiutato qualsiasi coinvolgimento, mentre Riad, nell’incontro di Davos del 23 gennaio 2020, ha affermato che le indagini sono ancora in corso.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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