“Tra la vita e la morte”: Amnesty denuncia la condizione dei migranti in Libia

Pubblicato il 24 settembre 2020 alle 19:22 in Immigrazione Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un nuovo report di Amnesty International, intitolato “Tra la vita e la morte”, evidenzia le violazioni dei diritti umani subite dai migranti e rifugiati che vengono riportati in Libia. Il documento arriva il giorno successivo alla proposta della Commissione Europea del “Nuovo Patto su Migrazione e Asilo”. 

Il report di Amnesty è stato pubblicato il 24 settembre e sottolinea che i rifugiati e i migranti in Libia “sono intrappolati in un ciclo di gravi violazioni dei diritti umani e abusi tra cui detenzioni arbitrarie prolungate e altre privazioni illegali della libertà”. In 58 pagine, il documento analizza la crisi in Libia e si conclude con una serie di raccomandazioni per le autorità locali, i gruppi che di fatto controllano il territorio, per il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, per l’Unione Europea e per i suoi Stati membri. “Per interrompere il ciclo di abusi, l’UE e i suoi Stati membri devono riconsiderare la loro cooperazione con la Libia sulla migrazione, subordinando qualsiasi ulteriore sostegno all’azione immediata per fermare orribili abusi contro rifugiati e migranti”, ha scritto Amnesty.

Il documento è stato diffuso in seguito all’annuncio da parte della Commissione Europea della proposta per superare il sistema di Dublino e garantire una ridistribuzione dei migranti. Tuttavia, il piano prevede anche il rimpatrio di alcuni soggetti, sopratutto in periodi di emergenza migratoria. La proposta deve ancora essere approvata dal Parlamento Europeo e molti Stati membri, sopratutto nell’Est Europa si sono già opposti al piano della Commissione. Intanto, Amnesty sottolinea la gravità della situazione riguardante i migranti che vengono portati in Libia, che si protrae ormai da anni.

“Queste non sono tutte nuove rivelazioni. Per anni, rifugiati e migranti, difensori e attivisti dei diritti umani libici, giornalisti, organismi delle Nazioni Unite e organizzazioni umanitarie e per i diritti umani hanno lanciato l’allarme sulle condizioni orribili che rifugiati e migranti sono costretti a sopportare Libia”, si legge nell’introduzione al report. Amnesty International ha sottolineato la stessa organizzazione, in documenti precedenti, aveva “mostrato costantemente la gamma scioccante di violazioni dei diritti umani e abusi commessi contro rifugiati e migranti in Libia negli ultimi dieci anni”. Il report del 22 settembre 2020 descrive anche nuovi modelli di abuso, emersi più di recente, incluso il trasferimento di persone sbarcate in Libia in luoghi di detenzione non ufficiali e la loro successiva sparizione, nonché la deportazione sommaria di migliaia di rifugiati e migranti dalla regione orientale della Libia.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nord-africano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i suoi principali esportatori di armi. 

“Un Paese dilaniato da anni di guerra è diventato un ambiente ancora più ostile per rifugiati e migranti in cerca di una vita migliore”, ha dichiarato Diana Eltahawy, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa. “Invece di essere protetti, subiscono una violenza agghiacciante e ora sono persino accusati ingiustamente, per ragioni profondamente razziste e xenofobe, di aver diffuso la pandemia di Covid-19”, ha aggiunto Eltahawy. “Nonostante tutto questo, anche quest’anno l’Unione Europea e i suoi Stati membri stanno portando avanti politiche che sbloccano decine di migliaia di uomini, donne e bambini in un circolo vizioso di crudeltà, mostrando una cinica mancanza di rispetto per le loro vite e la loro dignità”, ha riferito. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.