La NATO insiste: “Favorire la de-escalation nel Mediterraneo orientale”

Pubblicato il 24 settembre 2020 alle 18:23 in NATO Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, hanno avuto una conversazione telefonica, mercoledì 23 settembre, durante la quale hanno discusso degli sviluppi in merito alla questione del Mediterraneo orientale. “Ho parlato con il presidente Erdogan della situazione nell’EastMed e degli sforzi della NATO per favorire la de-escalation militare ed evitare incidenti”, ha scritto Stoltenberg in un post su Twitter. “Sia la Turchia che la Grecia sono importanti alleati e l’Alleanza Atlantica è una fondamentale piattaforma per il dialogo”, ha aggiunto.

Il presidente turco, dal canto suo, ha sottolineato che Ankara continua a mantenere un atteggiamento prudente e calmo nonostante le provocazioni della Grecia e la crescente tensione nella regione. Erdogan ha poi specificato che il corso dei colloqui esplorativi dipenderà dai passi sinceri che la Grecia sarà pronta a intraprendere nel tentativo di allentare la tensione. La Turchia, ha ribadito il capo di Stato, è a favore del dialogo e de-escalation “non solo con la retorica ma anche attraverso le azioni”.

Nella giornata di giovedì 24 settembre, il viceministro degli Esteri turco, Yavuz Selim Kiran, è intervenuto alla Conferenza internazionale sul Mediterraneo orientale, organizzata dalla Direzione delle comunicazioni della Turchia, e ha presentato le priorità di Ankara nella regione, nonché la visione del governo sui temi dell’equità e cooperazione. Il dialogo tra la Turchia e l’UE è cruciale per il Mediterraneo orientale, ha sottolineato Kiran in videoconferenza, esortando Bruxelles a valutare i potenziali profitti e le eventuali perdite geopolitiche derivanti dalle sue politiche in materia. Il viceministro spera che il prossimo vertice dei leader dell’UE, previsto per l’1 e 2 ottobre a Bruxelles, spiani la strada verso un cambiamento positivo, considerando che “il Mediterraneo orientale è una porta strategica per il Medio Oriente e l’Africa, dove si svolge circa il 30% del commercio marittimo globale”.

Kiran ha aggiunto che, nella regione, da tempo teatro di instabilità e conflitti come la crisi siriana e la disputa su Cipro, la Turchia intende raggiungere la pace e la cooperazione, in modo da accontentare tutti i Paesi del Mediterraneo. Per quanto riguarda Ankara, i suoi principali obiettivi sono la delimitazione delle giurisdizioni marittime secondo il diritto internazionale, la protezione dei diritti turchi nella sua piattaforma continentale, l’equa distribuzione delle risorse offshore per le due amministrazioni in cui è divisa Cipro e la realizzazione di meccanismi di cooperazione con il coinvolgimento di tutte le parti.

La disputa energetica nel Mediterraneo orientale si inserisce all’interno della più ampia questione cipriota, ossia la controversia tra Nicosia e Ankara in merito alla sovranità sull’isola, il cui territorio risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte dei nazionalisti greco-ciprioti, che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono però in disaccordo principalmente sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione, per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. 

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie.

Ankara è accusata da Grecia e Cipro di compiere “gesti provocatori” per via delle attività di esplorazione energetica condotte nelle acque contese del Mediterraneo orientale. Atene, tuttavia, contesta le trivellazioni turche e sostiene che quella parte di mare sia sotto la propria giurisdizione.

La disputa tra Grecia e Turchia ha scatenato una crisi di così ampia portata da coinvolgere anche diversi Stati membri dell’Unione Europea. La Francia, in particolare, ha inviato, il 13 agosto, due jet da combattimento Rafale e la fregata navale “Lafayette” come parte dei suoi piani per aumentare la presenza francese nella regione. Il 26 agosto, inoltre, diversi aerei da guerra e navi della Marina di Francia, Italia, Grecia e Cipro hanno tenuto esercitazioni militari aeree e marittime nell’area del Mediterraneo orientale. Parigi e Atene hanno schierato sia aerei che navi da guerra, mentre Cipro ha attivato il suo sistema di difesa aerea per testare le proprie capacità.

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Chiara Gentili

di Redazione

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