La Corea del Nord ha ucciso e dato alle fiamme un sudcoreano

Pubblicato il 24 settembre 2020 alle 11:49 in Corea del Nord Corea del Sud

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Il Ministero della Difesa della Corea del Sud ha dichiarato, il 24 settembre, che le forze armate della Corea del Nord hanno compiuto un atto brutale in quanto hanno sparato ad un impiegato del governo sudcoreano, uccidendolo, e ne hanno poi bruciato il corpo. In seguito all’accaduto, l’ufficio del presidente di Seoul, Moon Jae In, ha indetto un incontro del Consiglio di sicurezza nazionale.

Il capo degli Stati Maggiori riuniti, il generale Ahn Young-ho, ha affermato che l’Esercito sudcoreano “condanna fermamente una tale atrocità” e ha richiesto alla Corea del Nord di fornire una spiegazione per la vicenda e di punire i responsabili della morte del cittadino sudcoreano.

L’uomo, ancora non identificato, era un 47enne che lavorava per il Ministero degli Oceani e della Pesca, la cui scomparsa era stata denunciata lo scorso 21 settembre mentre era impegnato in operazioni di pattugliamento per prevenire la pesca illegale, nei pressi delle isole sudcoreane Yeonpyeong, nel Mar Giallo, a pochi kilometri dalla Northern Limit Line (NLL), il confine marittimo de facto tra le due Coree in tali acque.

L’uomo sarebbe scomparso dall’imbarcazione sulla quale si trovava, dove aveva lasciato le proprie scarpe, e si pensa stesse cercando di entrare illegalmente in Corea del Nord. Dopo aver vagato alla deriva nelle acque tra i due Paesi, indossando un giubbotto di salvataggio, il 22 settembre, l’uomo sarebbe stato trovato da una nave di pattuglia delle truppe della Corea del Nord che lo avrebbero interrogato, prima di ricevere l’ordine di ucciderlo. Dopo l’esecuzione, i militari nordcoreani avrebbero cosparso il corpo esanime di benzina e gli avrebbero dato fuoco.

Non sono ancora chiari i motivi che avrebbero indotto le forze di Pyongyang ad uccidere il sudcoreano ma in molti suppongono si sia trattato di un’azione volta a limitare la diffusione del coronavirus. Al momento, la Corea del Nord starebbe affrontando il dilagare dell’epidemia nel Paese, nonostante non abbia ancora dichiarato alcun caso di positività alla malattia all’interno dei propri confini.  In precedenza all’episodio in questione, il comandante dell’Esercito statunitense in Corea del Sud, il generale Robert B. Abrams, aveva affermato che le truppe nordcoreane avevano ricevuto l’ordine di “sparare per uccidere” per impedire che la pandemia entrasse in Corea del Nord e l’azione del 22 settembre potrebbe essere stata eseguita seguendo tale indicazione.

L’allarme per l’arrivo di casi di coronavirus dal confine tra le due coree era scattato lo scorso 26 luglio,  quando Pyongyang aveva dichiarato lo stato di emergenza nella città nordcoreana di Kaesong, al confine con la Corea del Sud, in seguito all’individuazione di un primo possibile contagio, riscontrato in una persona tornata dalla Corea del Sud, la quale avrebbe illegalmente attraversato il confine tra i due Paesi, il precedente 19 luglio. Lo scorso 13 agosto, però, le misure di allerta a Kaesong erano state revocate, in quanto i test condotti sul caso sospetto sarebbero risultati negativi.

Quello tra le due coree è uno tra i confini maggiormente militarizzati al mondo, in quanto le due Coree si trovano ancora oggi in uno stato di tregua e non di pace. Dopo aver combattuto sulla penisola la guerra di Corea dal 1950 al 1953, il 27 luglio 1953, i rispettivi alleati firmarono l’armistizio di Panmunjeom, che pose fine al conflitto armato, ma, da allora, Seoul e Pyongyang non hanno mai stipulato un trattato di pace. Ciò nonostante, i tentativi di attraversamento del confine tra le due Coree sono frequenti e, quindi, sempre più monitorati, anche a causa della pandemia. Lo scorso 20 settembre, la polizia sudcoreana aveva rivelato di aver arrestato un disertore nordcoreano che stava cercando di rientrare in Corea del Nord nella città di confine di Cheorwon. 

 L’assenza di contagi in Corea del Nord ha destato più sospetti sulla veridicità di quanto dichiarato dalle autorità. Uno degli elementi che ha maggiormente sollevato scetticismo è stata la sua posizione geografica. Il confine meridionale del Paese tocca la Corea del Sud, dove ad oggi, stando ai dati della Johns Hopkins University, i contagi totali sono stati 23.341 e i decessi 393. A Nord, invece, confina con la Cina, il Paese da cui si è originato il coronavirus, e che conta un totale di 90.409 casi confermati e 4.738 decessi. Tuttavia, a gennaio, la Corea del Nord aveva da subito chiuso i confini con il Paese non appena erano stati dichiarati i primi casi. Inoltre, il governo aveva adottato rigide misure di controllo e quarantena.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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