Crisi in Libano: Parigi a favore della proposta dell’ex premier Hariri

Pubblicato il 24 settembre 2020 alle 11:29 in Francia Libano

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L’ex primo ministro libanese, Saad Hariri, ha proposto di nominare una figura sciita “indipendente” al Ministero delle Finanze. Il Ministero degli Esteri francese ha accolto con favore la proposta.

Le dichiarazioni di Hariri, ex premier uscito di scena sotto la spinta della forte mobilitazione popolare iniziata il 17 ottobre 2019, giungono in un momento in cui il Libano continua a far fronte agli ostacoli che impediscono al Paese di superare la fase di impasse politica, a sua volta fonte di una perdurante crisi economica e sociale. Le consultazioni premier designato, Mustapha Adib, con i diversi partiti politici, oltre che con ex capi di governo, sono iniziate il 2 settembre, giorno in cui Adib si era impegnato a formare la nuova squadra governativa entro due settimane, come esortato altresì dal presidente francese Emmanuel Macron, il quale ha svolto un ruolo sempre più incisivo nell’incoraggiare le parti libanesi ad accordarsi per risolvere la crisi politica, economica e sociale libanese. Macron e diversi leader europei hanno richiesto un governo indipendente, composto da “specialisti”, senza alcun legame con partiti politici specifici.

Uno dei nodi cruciali da sciogliere è l’assegnazione del Ministero delle Finanze. Nel corso di un incontro del 15 settembre tra il presidente libanese, Michel Aoun, e Mohammad Raad, esponente sciita membro del Parlamento libanese, quest’ultimo ha evidenziato che, affinché il nuovo governo venga approvato anche da Hezbollah, il Ministero delle Finanze deve essere affidato al partito sciita. Inoltre, dovranno essere il cosiddetto “Partito di Dio” ed il suo alleato Amal a nominare i rappresentanti sciiti nel futuro governo di Adib. A tal proposito, Saad Hariri aveva riferito che il Ministero delle Finanze non è un “diritto esclusivo”, di nessuna setta.

Tuttavia, il 22 settembre, Hariri ha riferito che la propria alleanza parlamentare è disposta ad accettare una figura sciita indipendente per il suddetto portafoglio, con il fine ultimo di sostenere Adib a trovare una via d’uscita. Il nuovo ministro delle Finanze, è stato sottolineato, dovrà essere scelto sulla base di criteri quali “competenza, integrità, e mancata affiliazione a partiti politici”. L’ex premier ha affermato che tale iniziativa equivale, ancora una volta, ad “ingerire veleno”, in quanto si tratterebbe di una concessione ad Hezbollah e Amal, rinunciando a quanto proposto in precedenza, ovvero una rotazione tra esponenti delle diverse componenti politiche libanesi sciite e sunnite.

Il Ministero degli Esteri francese, il quale aveva messo in guardia in Libano dai rischi derivanti da una perdurante fase di stallo, ha accolto con favore l’iniziativa di Hariri, definendola “coraggiosa”, oltre che nell’interesse del Libano, il quale necessita urgentemente di un governo in grado di attuare le misure necessarie a far fronte alla peggiore crisi economica e finanziaria dal 1975-1990. Tali misure sono il prerequisito per ottenere aiuti dai diversi donatori internazionali, tra cui la Francia. “Questo è ciò che il popolo libanese e i partner del Libano desiderano in momenti così cruciali” ha affermato il Ministero francese riferendosi all’iniziativa di Hariri. Quest’ultima, a detta di Parigi, è un segnale di apertura che deve essere apprezzato, in quanto mira a favorire la missione del nuovo esecutivo. La Francia, dal canto suo, continuerà a sostenere il Libano e a far sì che anche i partner internazionali adempiano ai propri impegni.

Le dimissioni dell’ex primo ministro, Hassan Diab, risalgono al 10 agosto, e, anche queste, hanno fatto seguito ad una forte ondata di mobilitazione popolare, in cui gruppi di manifestanti hanno accusato il governo di essere responsabile dell’incidente presso il porto di Beirut. Il governo di Diab aveva ottenuto la fiducia del Parlamento l’11 febbraio scorso, dopo essere stato incaricato di risanare una situazione economica, sociale e politica sempre più fragile. Negli ultimi mesi, l’esecutivo di Beirut non è riuscito, però, ad adempiere alla propria missione, ulteriormente compromessa dalla pandemia di coronavirus. L’esplosione del 4 agosto, presso il porto di Beirut, è stata considerata dai cittadini “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” in un quadro di perdurante crisi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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