Bielorussia: per l’UE Lukashenko non è il presidente “legittimo”

Pubblicato il 24 settembre 2020 alle 14:13 in Bielorussia Europa

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L’Unione Europea ha dichiarato che Alexander Lukashenko “non è il legittimo presidente della Bielorussia” e il suo giuramento, prestato a sorpresa mercoledì 23 settembre, “manca di qualsiasi legittimazione democratica”. È quanto ha scritto in una nota l’Alto rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell’UE, Josep Borrell, ribadendo il suo pieno appoggio ai cittadini bielorussi che da settimane protestano contro i risultati delle ultime elezioni presidenziali. “L’UE non riconosce i risultati falsificati delle elezioni e ribadisce il diritto del popolo bielorusso ad essere rappresentato da chi sceglierà liberamente attraverso nuove elezioni inclusive, trasparenti e credibili”, si legge nella dichiarazione di Borrell.

La cerimonia di giuramento di Lukashenko, avvenuta in segreto e senza alcun preavviso, ha ufficializzato l’esito delle votazioni del 9 agosto, quando il presidente ha rivendicato una schiacciante vittoria sugli altri contendenti. Secondo il conteggio ufficiale, il capo di Stato avrebbe ottenuto l’80,1% dei voti. La candidata dell’opposizione unita, ovvero Svetlana Tichanovskaja, avrebbe invece guadagnato il 10,12% dei consensi. L’opposizione, tuttavia, contesta i risultati e sostiene fortemente che le votazioni siano state soggette a brogli.

“La cosiddetta ‘inaugurazione’ e il nuovo mandato rivendicato da Lukashenko non hanno alcuna legittimità democratica”, ha affermato la nota firmata dall’Alto rappresentante in nome dei 27 Stati dell’UE. “Questa cerimonia contraddice direttamente la volontà di gran parte della popolazione bielorussa, espressa in numerose proteste pacifiche, e serve solo ad approfondire ulteriormente la crisi politica in Bielorussia”, ha aggiunto.

L’UE, che rappresenta un importante donatore finanziario della Bielorussia, ha sottolineato che ha intenzione di “rivedere le sue relazioni” con il Paese, lasciando intendere che il blocco potrebbe decidere di tagliare i finanziamenti diretti al governo di Lukashenko, incanalandoli verso gruppi della società civile e ospedali. Prima delle elezioni, l’Unione si era impegnata a spendere 135 milioni di euro per la realizzazione di progetti in Bielorussia e aveva stabilito di dedicare 53 milioni di euro alla lotta contro la pandemia di coronavirus. La leader dell’opposizione, Svetlana Tichanovskaja, ha discusso a Bruxelles, lunedì 21 settembre, con i ministri degli Esteri dell’UE per trovare delle strategie volte ad aggirare l’amministrazione statale di Minsk e sostenere medici e ospedali. “Ho chiesto all’Europa di non appoggiare finanziariamente il regime. Tutti i soldi che il signor Lukashenko otterrà in questo momento non andranno a sostenere il popolo bielorusso ma andranno a favore di quelle repressioni”, ha detto Tichanovskaja ai giornalisti, riferendosi alle violenze commesse dalle forze di sicurezza contro i manifestanti.  L’investigatore dei diritti umani delle Nazioni Unite, Anais Marin, ha riferito, la scorsa settimana, che più di 10.000 persone sono state “arrestate con metodi abusivi” dall’inizio delle elezioni, con più di 500 denunce di tortura e migliaia di manifestanti che hanno dichiarato di essere stati “selvaggiamente picchiati”.

L’Unione Europea preme sul presidente bielorusso affinché intavoli un dialogo con le opposizioni e sta valutando di applicare sanzioni contro 31 funzionari responsabili dei brogli elettorali e della repressione delle manifestazioni. I leader dell’UE si incontreranno a Bruxelles, l’1 e il 2 ottobre, per discutere, tra le altre cose, di mercato unico, politica industriale, trasformazione digitale, pandemia di coronavirus e relazioni estere. Anche gli Stati Uniti stanno esaminando l’imposizione di sanzioni ai danni di 7 funzionari bielorussi che si ritiene siano coinvolti nelle irregolarità sul voto e nelle violenze contro i manifestanti, secondo quanto riferito il primo settembre da un alto funzionario del Dipartimento di Stato degli USA. La Lituania, ritenendo troppo blande le decisioni di Bruxelles e di Washington, ha deciso di varare sanzioni contro lo stesso presidente Lukashenko, seguito pochi giorni dopo da Estonia e Lettonia.

Mosca, dal canto suo, ha condannato le “ingerenze straniere” in Bielorussia e ha più volte chiarito, rispondendo alle richieste di aiuto militare del presidente bielorusso, che non vede alcun motivo per assistere militarmente Minsk. Tuttavia, il 27 agosto, il presidente russo, Vladimir Putin, ha annunciato la formazione di una riserva delle forze di sicurezza che potrebbe intervenire in Bielorussia nel caso “la situazione degeneri”. Il leader del Cremlino ha infine invitato Lukashenko ad “ascoltare” e a “prendere atto” delle proteste.

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Chiara Gentili

di Redazione

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