Afghanistan: 19 civili deceduti in una settimana di “colloqui di pace”

Pubblicato il 24 settembre 2020 alle 12:49 in Afghanistan Asia

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I dati forniti dalla Commissione Afgana Indipendente per i Diritti Umani (AIHRC) indicano che nella prima settimana dall’inizio dei colloqui di pace a Doha, tra il 12 e il 19 settembre, almeno 19 civili sono stati uccisi e 45 sono rimasti feriti in una serie di scontri. 

La Commissione ha affermato che le vittime civili sono inaccettabili in un momento che dovrebbe essere caratterizzato dagli sforzi per la pace, dati i colloqui che si stanno tenendo a Doha. “Tra il 12 e il 19 settembre, 64 civili sono stati uccisi e feriti in varie regioni del Paese”, ha dichiarato Zabiullah Farhang, portavoce dell’AIHRC. Fonti della sicurezza afghana hanno affermato che le violenze hanno interessato 24 province del Paese. “L’aumento della violenza non ha alcuna giustificazione ”, ha commentato Rasoul Talib, un membro del team governativo ai negoziati di pace. Secondo le agenzie di sicurezza afghane, una media di 30 membri delle forze di sicurezza vengono uccisi ogni giorno. “L’aumento della violenza ha creato grandi preoccupazioni per la gente, siamo preoccupati, speriamo che i colloqui a Doha portino l’Afghanistan a un cessate il fuoco”, ha detto Faraidon Khawzon, portavoce dell’Alto Consiglio per la riconciliazione nazionale. 

Il 22 settembre, il Ministero degli Interni ha comunicato che almeno 98 civili sono stati uccisi e altri 230 sono rimasti feriti negli attacchi talebani, nelle ultime due settimane. Tuttavia, i talebani hanno negato questi dati, affermando che sono state le operazioni del governo contro i militanti islamisti, portate avanti in 9 province afghane, che hanno causato un aumento degli scontri. Intanto, i “gruppi di contatto” di entrambe le delegazioni che partecipano ai negoziati di pace intra-afghani a Doha hanno ripreso le discussioni, il 23 settembre. Gli incontri sono durati diverse ore e miravano a mettere a punto le regole procedurali e i regolamenti per i colloqui formali tra il governo afghano e i talebani. Tuttavia, alcune fonti a Doha hanno riferito che non ci sono stati progressi riguardo all’ordine del giorno dei colloqui, che è un punto controverso da definire.

Nel frattempo, l’ufficio di Abdullah Abdullah, il capo dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale di Kabul, ha comunicato che l’uomo effettuerà presto un viaggio ufficiale in Pakistan per aiutare a costruire un consenso regionale nei colloqui di pace. Intanto, il 22 settembre, il rappresentante speciale degli USA per la riconciliazione dell’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, ha testimoniato davanti alla sottocommissione per la sicurezza nazionale della Camera degli Stati Uniti sulla politica per l’Afghanistan dell’amministrazione Trump. Khalilzad ha affermato che la Casa Bianca “proteggerà i propri interessi” in tutte le circostanze in Afghanistan e che il “popolo afghano soffrirà”, se non ci sarà un accordo di pace. Alla domanda se i talebani onoreranno l’accordo USA-talebani se le truppe statunitensi si stanno ritirando, Khalilzad ha risposto che la riduzione delle truppe statunitensi non significa che le forze statunitensi non possono portare a termine la loro missione. Una rivalutazione sarà necessaria quando le truppe scenderanno a 4-5.000, ha affermato, aggiungendo: “Credo che siamo impegnati nei termini dell’accordo”.

I negoziati di Doha sono stati resi possibili da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato in Qatar, il 29 febbraio. Sulla base di tale intesa, la Casa Bianca si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan e a concludere il ritiro totale entro 14 mesi dalla firma dell’accorso. Oltre a questo, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Se questi ultimi si rivelassero efficaci, rappresenterebbero una determinante conquista diplomatica dell’amministrazione del presidente USA, Donald Trump, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 3 novembre. Fino a tale momento, i talebani non avevano accettato di partecipare a colloqui diretti con l’esecutivo di Kabul, appoggiato da Paesi occidentali, in quanto non lo ritengono un governo legittimo. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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