Sopravvissuti all’incendio di Moria positivi al coronavirus

Pubblicato il 23 settembre 2020 alle 6:31 in Grecia Immigrazione

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Più di 240 migranti e richiedenti asilo, ospitati in un campo temporaneo sull’isola greca di Lesbo a seguito dell’incendio di Moria del 9 settembre, hanno contratto il coronavirus. L’età media dei positivi è 24 anni. 

L’agenzia sanitaria greca Eody ha annunciato che sono state registrate 243 nuove infezioni tra i circa 7.000 rifugiati e migranti che sono stati sottoposti a tampone al proprio arrivo nel campo temporaneo di Kara Tepe, a Lesbo. L’agenzia ha aggiunto che il personale che lavora nella struttura è risultato negativo, specificando che 120 agenti di polizia e 40 membri del personale erano stati sottoposti al test. Molti migranti in fuga dall’incendio di Moria hanno espresso esitazioni sull’essere ricollocati presso Kara Tepe, che era un poligono di tiro utilizzato dall’esercito greco. La loro esperienza nel campo di Moria, notoriamente sovraffollato e privo di misure igieniche, li ha resi sospettosi circa la capacità del governo greco di prendersi adeguatamente cura di loro. 

Il ministro greco per la Migrazione, Notis Mitarachi, ha rassicurato i richiedenti asilo sul fatto che a Lesbo sarebbe stato costruito un nuovo campo “moderno e sicuro”. Tuttavia, gli abitanti del luogo continuano a opporsi alla struttura, chiedendo che i richiedenti asilo vengano spostati dalle isole alla Grecia continentale. Il trasferimento dei 7.000 migranti è stato effettuato il 17 settembre, dopo che più di 12.000 persone, comprese intere famiglie con anziani e neonati, sono rimaste senza un tetto quando il fuoco ha distrutto il campo di Moria. Il centro era stato costruito circa 5 anni fa, al culmine della crisi dei rifugiati in Europa. Migliaia di persone si sono ritrovate a dover dormire sotto tendoni allestiti ai bordi delle strade o nei parcheggi dei supermercati. Nella giornata del 16 settembre, circa 1.000 nuove tende sono state montate nel nuovo sito, ciascuna in grado di ospitare da otto a dieci persone.

L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha esortato la Grecia ad accelerare le procedure di asilo sull’isola di Lesbo. “L’idea non è che le persone rimangano per sempre a Lesbo, ma che vengano accelerati i processi per trasferire altrove i migranti, gradualmente e in modo ordinato, ad esempio verso la capitale, Atene, o in altre zone della terraferma”, ha dichiarato il capo dell’agenzia dell’ONU in Grecia, Philippe Leclerc. L’UNHCR ha spesso denunciato la situazione allarmante nei centri delle isole greche del Mar Egeo, in particolare Lesbo, Chios, Samos, Los e Leros. L’organizzazione ha invitato le autorità di Atene ad usare misure di emergenza per permettere il trasferimento dei migranti in apposite sistemazioni sulla terraferma. Più di 36.000 richiedenti asilo vivono nei centri di accoglienza allestiti sulle varie isole. A Samos, 6.782 persone alloggiano in un centro progettato per contenerne 660, mentre altre si trovano in rifugi improvvisati disposti sui pendii circostanti. Anche i centri di accoglienza di Chios, Kos e Leros sono sovraffollati. La maggior parte dei richiedenti asilo e dei migranti sono famiglie. Un terzo della popolazione è costituito da bambini, molti al di sotto dei 12 anni. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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