Navalny dimesso dall’ospedale, ripresa completa è “possibile”

Pubblicato il 23 settembre 2020 alle 15:57 in Europa Russia

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L’oppositore russo, Alexej Navalny, è stato dimesso dall’ospedale Charité di Berlino dopo essere stato ricoverato per 32 giorni, di cui 24 in terapia intensiva. I suoi medici hanno assicurato che, sebbene le condizioni dopo l’avvelenamento siano state gravi, il paziente potrà riprendersi completamente.

La notizia è giunta nella mattinata di mercoledì 23 settembre, in seguito a un comunicato della clinica: “La salute di Navalny è migliorata a sufficienza per poter essere dimesso dalle cure ospedaliere acute”. L’uomo ha lasciato l’ospedale nella serata di martedì, ha aggiunto la direzione della clinica tedesca. “Sulla base dei progressi del paziente e delle sue attuali condizioni, i medici curanti ritengono una ripresa completa sia possibile”, ha affermato la dichiarazione, specificando tuttavia che non è ancora chiaro quali saranno i potenziali effetti a lungo termine del veleno.

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha dichiarato, a inizio settembre, che i test di laboratorio hanno confermato “inequivocabilmente” la presenza di un agente nervino di classe Novichok nel corpo di Navalny. Le autorità tedesche hanno assicurato che anche i laboratori francesi e svedesi sono giunti alle stesse conclusioni. I soci del dissidente russo sostengono che una prova chiave sia la bottiglietta d’acqua recuperata dalla camera d’albergo di Navalny a Tomsk, dove ha soggiornato prima di ripartire per Mosca. L’uomo si era recato nella città siberiana per incontrare i propri alleati in vista delle elezioni regionali del prossimo settembre, nella capitale. Le autorità russe, dal canto loro, hanno respinto le accuse di coinvolgimento, negando che Navalny sia stato avvelenato o suggerendo, al limite, che sia stato avvelenato quando era già in Germania.

Il quotidiano francese Le Monde ha rivelato, martedì 22 settembre, citando fonti anonime, che il presidente russo, Vladimir Putin, parlando con l’omologo di Parigi, Emmanuel Macron, avrebbe detto di Navalny che è un “piantagrane di Internet” e che potrebbe essersi avvelenato. L’oppositore russo ha preso in giro l’affermazione in un post pubblicato su Instagram. “Ho preparato il Novichok in cucina, ho bevuto un sorso dalla bottiglietta sull’aereo e sono caduto in coma. Ma Putin mi ha battuto. Alla fine, ho passato 18 giorni in coma come un idiota ma non sono riuscito a raggiungere il mio obiettivo”, ha scritto con tono ironico.

Navalny, che gestisce la Fondazione anticorruzione ed è stato escluso dalla candidatura alla presidenza nel 2018, contro Putin, è la figura più importante dell’opposizione russa. I suoi collaboratori sono stati spesso attaccati o arrestati. Non è ancora chiaro se l’uomo sia tornato immediatamente nel suo Paese. Poco dopo essersi risvegliato dal coma, aveva dichiarato che la sua intenzione era quella di fare ritorno in Russia il prima possibile. “Non sono mai state prese in considerazione altre opzioni”, ha detto la scorsa settimana la sua portavoce Kira Yarmysh.

A decidere il trasferimento in Germania era stata la famiglia di Navalny, preoccupata per la vita dell’uomo se avesse continuato ad essere curato nel suo Paese. I medici russi in Siberia avevano fin dall’inizio assicurato che i test atti a individuare le sostanze velenose nel corpo di Navalny erano risultati tutti negativi e le cause del suo malessere dovevano essere riscontrate in uno squilibrio dovuto a disturbi metabolici e a un basso livello di zucchero nel sangue.

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Chiara Gentili

di Redazione

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