Il Mali chiede all’ECOWAS di revocare le sanzioni

Pubblicato il 23 settembre 2020 alle 6:45 in Africa Mali

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Il neo-nominato presidente di transizione del Mali, il colonnello maggiore Bah N’Daou, ha lanciato un appello alla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) chiedendo di revocare le sanzioni contro il suo Paese alla luce dei cambiamenti in atto. 

L’appello è stato lanciato in occasione della cerimonia del 22 settembre nella capitale, Bamako, in cui si sono celebrati i 60 anni dall’indipendenza nazionale. “Il messaggio al popolo maliano è un messaggio di unione sacra intorno al Mali, e chiedo loro di sostenere le forze armate di difesa e sicurezza. Questa è un’occasione per me oggi per congratularmi e incoraggiarli per tutti i loro sforzi per portare sicurezza e pace in Mali”, ha dichiarato. “E esorto anche il popolo maliano a sostenere i nostri alleati come le forze impegnate nell’operazione Barkhane, MINUSMA e nella task force Takuba”, ha aggiunto, facendo riferimento alle operazioni della Francia, dell’ONU e dell’Unione Europea. In questo modo, il nuovo governo ha dichiarato la propria posizione relativa alla presenza di truppe straniere sul proprio territorio nazionale, una questione sulla quale alcuni esponenti dell’opposizione maliana rimangono estremamente critici. 

Il colonnello Assimi Goita, il leader del Comitato Nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP), la giunta militare che ha rovesciato il presidente Keita, è stato nominato vicepresidente, ma il governo di transizione non sarà inaugurato prima del 25 settembre. Secondo un progetto sostenuto dai leader della giunta militare, il nuovo presidente dovrebbe guidare il Paese per 18 mesi prima di organizzare le elezioni e riportare il Mali ad un governo civile. Il CNSP ha subito forti pressioni da parte dei leader della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), tra cui l’imposizione di sanzioni, con l’intento dichiarato di restituire il potere alla società civile, dopo il colpo di Stato del 18 agosto. Questo si è verificato a seguito di mesi manifestazioni e proteste che chiedevano le dimissioni dell’ormai ex-presidente per casi di corruzione e per il progressivo peggioramento delle condizioni di sicurezza in molte aree del Paese. Il malessere popolare era stato poi esacerbato il 5 giugno dalla diffusione dei risultati elettorali delle votazioni del precedente 19 aprile, che avevano assegnato al partito del presidente in carica, il Raggruppamento per il Mali (Rpm), la vittoria, nonostante le votazioni fossero state organizzate in condizioni dubbie e precarie, portando così la popolazione a scendere in strada. L’intervento dei militari ha poi portato al colpo di Stato del 18 agosto, che ha rovesciato il presidente Keita. 

Tuttavia, la posizione dell’ECOWAS non è motivata solo dall’interesse per una transizione democratica serena verso un governo civile. Tra i Paesi dell’ECOWAS la Costa d’Avorio e la Guinea sarebbero i sostenitori principali dell’adozione di una linea dura contro gli insorti. La ragione potrebbe essere legata al fatto che anche le loro piazze hanno protestato, anche violentemente, contro i rispettivi presidenti, Alassane Ouattara e Alpha Condé, per la loro terza nomina presidenziale. Di conseguenza, non vorrebbero che il blocco dell’Africa Occidentale mostrasse debolezza difronte a prese di potere come quella in Mali. Il blocco di Paesi, cercando di mantenere la pressione sulla giunta militare del Mali, ha mantenuto le sanzioni che aveva imposto, ma ha accolto con favore i passi verso i colloqui con i partiti politici e i gruppi della società civile verso la transizione. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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